I film di Cinque, recensione di “La dea fortuna”: regia di Ferzan Özpetek. Una grande famiglia di diversi e una riflessione sul futuro delle comunità

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I film di Cinque, recensione di “La dea fortuna”: regia di  Ferzan Özpetek. Una grande famiglia di diversi e una riflessione sul futuro delle comunità

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Già dalla scena iniziale si riconosce il tocco del regista: fiori colorati, una torta bianca pannosa, una tavola apprecchita, una terrazza romana.

La terrazza, già protagonista di film come ‘La terrazza’ di Scola oppure ‘La grande bellezza’ di Sorrentino, o meglio ancora ‘Le fate ignoranti’. Sono terrazze diverse che raccolgono umanità diverse ma che ci raccontano il ruolo delle terrazze a Roma.

 Questa terrazza in particolare appartiene ad una coppia di gay, Accorsi e Leo, che stanno attraversando una crisi di stanchezza, la cui vita viene stravolta dall’arrivo di una donna, che è stata molto importante nel loro passato.

Questa donna, Jasmine Trinca, deve fare delle analisi in ospedale e lascia i figli ai due. I bambini vengono accolti dall’intera comunità, la stessa che ci ha accompagnato lungo la storie delle ‘fate ignoranti’ , e ne diventano parte al punto di essere ‘adottati’ dall’intera comunità LGBT.

I due personaggi centrali sono molto ben disegnati e Leo lascia il segno nella parte dell’idraulico, innamorato della Trinca, che ha trovato il suo vero partner nel professore mancato che traduce libri a casa. Accorsi passa dal ruolo di faccendiere a quello di gay fallito con credibilità.

I due bambini portano lo squilibrio in due vite che erano già precarie e la tragedia che colpisce della madre fa precipitare il tutto. La relazione tra i due precipita ed a farne le spese sono i bambini che vengono affidati alla ‘nonna-orco cattivo’ in una villa a Bagheria che racchiude troppi segreti, una Barbara Alberti magnifica. Ma una fine così sarebbe troppo triste ed i due tornano indietro e fuggono insieme ai bambini verso il mare che pulisce tutti i peccati.

“La dea Fortuna, dice Annamaria-Trinca, è un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere per sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, prendi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà per sempre con te”.  La Dea Fortuna, però, fa riferimento anche al Santuario della Fortuna Primigenia che si trova a Roma e dove Annamaria lavora.

La musica è importantissima. La canzone di Sezen Aksu Aldatildik fa da sfondo al momento più bello di tutto il film stemperando il dramma che sta per compiersi e unendo i personaggi in un ballo liberatorio. Le altre musiche ci accompagnano e la voce di Mina in chihuahua e Luna Diamante con Fossati ci fanno passare attraverso le atmosfere del film, dalla felicità alla malinconia: magica. La felicità dipende da noi dice Ozpetek e la famiglia è famiglia indipendentemente dalle scelte di vita. Che grossa semplificazione di concetti che a volte sembrano complicati ma che, in rapporto alla brevità della vita, dovrebbero essere riportati ad una dimensione comprensibile ed umana.

È un film che fa sorridere, fa immalinconire, fa  arrabbiare, coinvolge con la musica e con i balli collettivi, non dimenticando che la vita passa tra alti e bassi, tra vita e morte.

 

Anna Maria Felici

Regista

            Ferzan Özpetek.

Attori

Stefano Accorsi, Jasmine Trinca, Edoardo Leo, Barbara Alberti, Serra Yilmaz e Filippo Nigro

 

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