F1 e donne: alti e bassi di un rapporto lungo e turbolento

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F1 e donne: alti e bassi di un rapporto lungo e turbolento

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In molti sport le donne stanno dimostrando tutto il loro valore negli ultimi tempi, e questo non può essere altrimenti: nell’era digitale dove i confini tra i due sessi si fanno sempre più sottili sia dal punto di vista dei diritti che nella vita di tutti i giorni diventa sempre più impensabile sostenere le vecchie divisioni di genere.

Eppure, il caso che ha coinvolto la Scuderia Ferrari a seguito del suo annuncio di voler aprire la sua Driver Academy alle giovani aspiranti pilote ha prodotto l’effetto di una serie di commenti disdicevoli sui social network, nei quali si passava dalle motivazioni più sessiste a quelle, altrettanto poco apprezzabili, nelle quali si accusava il Cavallino di voler dar solo vita a una trovata pubblicitaria, per poter dare a tutto il mondo un’immagine “progressista” della Casa di Maranello.

Tutto ciò ignorando come, effettivamente, le cose nel mondo dei motori stiano effettivamente cambiando: l’istituzione della W Series lo scorso anno ha generato un interesse nei confronti delle donne al volante senza precedenti, soprattutto per il valore da loro dimostrato sul campo, tanto che la Williams ha deciso d’ingaggiare come development driver la campionessa della serie Jamie Chadwick, mentre la W Series sarà tra gli eventi di contorno dei Gran Premi degli Stati Uniti e del Messico di Formula 1 quest’anno. Lo stesso campione del mondo in carica di F1 Lewis Hamilton si è augurato recentemente che possa arrivare una donna che “possa spazzare via tutti”.

Non è nemmeno la prima volta che un pilota di sesso femminile corre per un team nella massima serie: Maria Teresa de Filippis aveva tentato l’impresa già alla fine degli anni Cinquanta, arrivando a qualificarsi in tre delle cinque gare da lei disputate, non riuscendo purtroppo a mettersi in mostra a causa della scarsa competitività dei suoi mezzi. Negli anni Settanta è stata poi la volta di Lella Lombardi, l’unica donna che sia mai riuscita a terminare una gara di Formula 1 in zona punti, precisamente mezzo punto, conquistato in un tragico Gran Premio di Spagna 1975 interrotto prima del termine (per cui ai piloti fu dato punteggio dimezzato) a causa di un grave incidente in cui è rimasta coinvolta la Hill di Rolf Stommelen, che ha travolto quattro persone, uccidendole sul colpo.

Insomma, la presenza di donne al volante di auto da corsa non sembra una novità, anche se solo adesso pare che tutti se ne stiano interessando, soprattutto i critici, che magari fino al giorno prima elogiavano proprio i due esempi citati sopra. E del resto il maschilismo, come tutte le ideologie cieche e acritiche, si nutre della polemica inutile per sopravvivere.

Simone Pacifici

 

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