Il teatro di Cinque, al Piccolo Eliseo “Le braci”: adattamento teatrale del romanzo di Sander Marai

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Il teatro di Cinque, al Piccolo Eliseo “Le braci”: adattamento teatrale  del romanzo di Sander Marai

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Sarà di scena sino al 9 febbraio al Piccolo Eliseo “Le braci” adattamento teatrale del romanzo pubblicato nel 1942 dello scrittore ungherese Sándor Márai con il titolo originale “Le Braci – Le candele bruciano fino in fondo” Interpretato da Renato Carpentieri e Stefano Jotti con la regia di Laura Angiulli su adattamento teatrale del testo di Fulvio Calise. 

Due amici, Henrik e Konrad  si incontrano dopo quarant’anni dalla partenza ai tropici di Konrad. Un’amicizia che si interrompe quasi traumaticamente per i motivi che emergeranno, man mano, nel corso del confronto, nella  rappresentazione di un testo che non si astrae dal momento storico in cui avviene la vicenda , fra due guerre mondiali e la caduta dell’Impero Asburgico che segna la fine di un mondo.

Il mondo di Henrik, ufficiale di carriere in pensione, ligio al dovere e chiuso nei suoi schemi sostanzialmente borghesi, mentre “la fuga” di Konrad è congeniale al suo spirito tormentato e melanconico. 

I due si re-incontrano a casa di Henrik, benestante, in una scena arricchita solo da qualche poltrona e di una stufa sul fondo, mentre il movimento dei due protagonisti è dato proprio da quello spostarsi da una poltrona e l’altra.

Ma non si tratta di una rimpatriata di amici, ma di un crudo chiarimento dei motivi che hanno indotto Konrad alla fuga, mente l’amico cerca delle risposte che, nella sostanza, si è già dato. Il non detto, ma conosciuto, riguarda Krisztina, morta trent’anni prima, che intratteneva una relazione con Konrad, adulterio scoperto dal marito proprio con l’improvvisa partenza dell’amico e che porterà Henrik alla drastica, quanto crudele decisione, di non rivolgere più parola alla moglie pur convivendo nello stesso appartamento in ali separate.

Ma ci sono altre domande, altri chiarimenti che il vecchio ufficiale esige dall’amico quali la verità sulle intenzioni omicide nei suoi confronti durante una battuta di caccia. 

Il dialogo è serrato ed il finale emblematico perché Henrik chiudendo l’amico a chiave nella stanza e sembra dire: questa volta non mi scappi, dobbiamo ancora parlare.

Ovviamente è la vicenda umana, quelle braci di passioni mai spente che continuano a bruciare nei cuori e nell’anima dei due vecchi, ma in un contesto storico particolare che sta sovvertendo il mondo in un fiume di sangue. La fine di un’epoca e di un mondo cui Henrik era sopravvissuto nelle sue piccole abitudini e nelle sue tenaci convinzioni e dal quale Konrad era fuggito verso un’esistenza che lui stesso definisce del nulla.

Due sopravvissuti inondati da sentimenti negativi quali la vendetta, il rancore e il senso di colpa per il vecchio ufficiale e quello di un disperato senso di perdita per l’amico, ancora uniti dal ricordo di una donna che non hanno saputo amare sino in fondo, l’uno con il perdono e l’altro con una scelta d’amore radicale. 

E alla fine i due personaggi sembrano chiedersi se ne è valsa la pena di tanto tumulto di sentimenti:  frustrazione, orgoglio ferito e vigliaccheria nella fuga dalla responsabilità.Ma ormai tornare indietro non si può e quindi la partita fra i due rimane aperta in perdurante legame di amicizia malato, quasi patologico.

Un dialogo serrato e denso di contenuti che Carpentieri e Jotti gestiscono con grande perizia professionale sin nelle pause e i silenzi, accompagnati da una mimica  sobria che rende quei silenzi più eloquenti delle parole.

Giuliano Longo

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