I film di Cinque: “La ragazza d’autunno” di Balagov, la storia di due donne sopravvissute all’assedio di Leningrado

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I film di Cinque: “La ragazza d’autunno” di Balagov, la storia di due donne sopravvissute all’assedio di Leningrado

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La ragazza d’autunno (titolo originale russo Дылда ‘spilungona’) è un film del 2019 diretto da Kantemir Balagov, selezionato per rappresentare la Russia nella categoria per il miglior film in lingua straniera ai premi Oscar 2020. 

Ambientato nell’immediato dopoguerra a Leningrado (San Pietroburgo – martirizzata dal lungo assedio tedesco dall’8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944 fra indigenza, fame, malattie e distruzioni) è stato presentato in anteprima al Torino Film Festival il 28 novembre dello scorso anno e in distribuzione nelle sale cinematografiche dal 9 gennaio.

La vicenda racconta delle vicissitudini di Iya la spilungona (soprannominata la giraffa) e di Masha, due amiche che cercano di sopravvivere allo sbando dell’immediato dopoguerra, che Balagov descrive minutamente negli esterni e soprattutto negli interni di quegli appartamenti in comune dove la popolazione sopravviveva con un’unica stanza dedicata alla privacy.

Ma l’anima del film è soprattutto nell’ospedale che ospita i feriti e mutilati di guerra spesso irrimediabilmente incurabili, dove Iya, affetta da una sindrome quasi epilettica che le fa perdere il controllo, pratica l’eutanasia ai pazienti che la chiedono su ordine del medico militare, figura melanconica che nel film, tutto al femminile, assume un ruolo centrale.

Anche Masha lavorerà all’ospedale dopo il ritorno dal fronte dove, nelle retrovie, faceva parte di quello stuolo di ausiliarie definite le “mogli” dei soldati, tanti, che con queste trovavano sfogo non solo alle loro pulsioni sessuali, ma alla mancanza degli affetti femminili.

Le due donne sono legate anche da Pasha, il piccolo di Masha affidato alla giraffa e che lei soffocherà, incolpevole, durante una delle sue ricorrenti crisi. Un fatto drammatico che fra tanta sofferenza bellica, apparentemente, non viene drammatizzato da Masha, anzi, paradossalmente consolida il rapporto fra le due protagoniste al punto che Masha, ormai sterile per i numerosi aborti subiti, impone a Iya la condizione di partorire una nuova creatura per lei. Iya rifugge dai rapporti  con l’altro sesso, ma è legata all’amica non solo ad un rapporto di affetto intenso ma anche da un represso desideri lesbico non corrisposto. 

Donatore della riluttante Iya sarà proprio quel medico dell’ospedale che ha già perso la famiglia durante l’assedio ed è ricattato da Masha che minaccia di rivelare, complice Iya, i suo interventi di eutanasia. Un rapporto di sesso forzato e disperato fra uomo e donna  cui la giraffa si sottopone per non perdere l’affetto della sua amica, ma che si risolve in un trauma per Iya che non riesce a restare incinta per la sporadicità del rapporto subito.

Anche Masha tenta di trovare nel frattempo una sua sistemazione per sostenere, in condizioni di alimentazione e sopravvivenza adeguate, la presunta gravidanza dell’amica e frequenta un giovane poco più che adolescente, figlio di una famiglia della nomenklatura sovietica privilegiata che vive negli agi, in una villa neoclassica fuori della città dove invece imperversa l’inedia e la sofferenza, ma che senza tanti preamboli la respingerà equiparandola a una puttana nonostante il suo sacrificio patriottico.

Un’ultima chance viene offerta a Iya dal medico che la invita a seguirlo lontano da Leningrado, ma nel finale le due amiche si troveranno abbracciate nel sogno/illusione di una maternità impossibile che non potranno mai condividere.

Un lavoro, questo di Balagov, nella migliore tradizione della cinematografia russa, se volete con tutte le sue lentezze e le meticolose ricostruzioni d’ambiente, dove i personaggi vengono scavati con primi piani intensi ma vivi anche in contesti squallidi. Personaggi quasi dostoieskiani non solo complessi, ma sempre al limite fra il bene e il male nel tormento  delle due protagoniste, sconosciute eroine di una guerra che costò all’Urss 25 milioni di morti.

Eppure Balagov rappresenta al passato questioni attuali quali l’eutanasia, la maternità in prestito, l’omosessualità e racconta la forza e la tenacia delle donne per uscire dal caos della distruzione bellica sempre tutta, inesorabilmente, al maschile.

Giuliano Longo

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