I film di Cinque, recensione di Piccole Donne: regia di Greta Gerwig. La famiglia March è ancora un modello per riflettere sul femminismo

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I film di Cinque, recensione di Piccole Donne: regia di Greta Gerwig. La famiglia March è ancora un modello per riflettere sul femminismo

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Un libro del 1880 che ha accompagnato tante ore di intere generazioni e che ci ha fatto amare le quattro Piccole Donne che combattevano per la realizzazione dei propri sogni.

La storia è quella delle sorelle March, Meg (Emma Watson), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh), sullo sfondo della Guerra Civile Americana. Diversissime tra di loro ma molto unite passano le giornate con la mamma, un’ottima Laura Dern, aspettando il ritorno del padre in guerra. Jo femminista, Amy tutta mossette e boccoli, Meg la saggia di casa che seguirà una strada tradizionale di matrimonio d’amore e figli, Beth amante della musica con un destino tragico. Chiunque poteva trovare il suo idolo in una delle sorelle e quindi dare una sua chiave di lettura al libro, cosa che ci fa capire quale siano le preferenze della regista. Era un libro sentimentale, femminista, patriottico, di buoni propositi e carità che ha trovato nel film, almeno in questo film, una rappresentazione fedele di atmosfere. Chi non ricorda la vecchia zia March, una Maryl Streep perfetta, o il burbero zio di Larie, un Bob Odenkirk un po’ troppo paterno. La fotografia rende i colori e la ricostruzione delle due case fronteggianti la distanza tra poveri e ricchi.

Timothée Chalamet interpreta molto bene il giovane scapestrato vicino di casa Theodore ‘Laurie’ e Louis Garrel il professor Friedrich Bhaer che finalmente farà capitolare Jo. La miseria è sullo sfondo e la lotta quotidiana per la vita si fa sentire in alcuni episodi che sfiorano i personaggi, ma l’atmosfera c’è tutta. La struttura a balzi temporali permette alla regista di mettere in evidenza quanto anche allora per le donne fosse difficile affermarsi in un mondo prevalentemente maschile fino a far diventare la zia March il punto di focalizzazione della filosofia di quei tempi contro cui lotta Jo: il matrimonio con un marito ricco è l’unico obiettivo di una donna. Ed è lei che preferisce la vanesia Amy alla ‘maschiaccio’ Jo dicendogli che diventerà l’unica salvatrice della famiglia che sta prendendo una cattiva strada, e che rimprovererà Meg per un matrimonio sbagliato che non la farà uscire dalla povertà. Il finale la riscatterà ed è qui che la vita delle piccole donne si mescolerà con la vita dell’autrice con la scrittrice Jo che farà da tramite e che salverà tutti. Non so perché ma il finale forse non sarebbe piaciuto alla Alcott.

Il film ha avuto sei candidature ai Premi Oscar 2020 come Miglior Film, Miglior Attrice protagonista per Saoirse Ronan, Jo, Miglior Attrice non protagonista per Florence Pugh, Amy, Miglior Sceneggiatura non originale, Migliori costumi, Miglior Colonna sonora originale.

Anna Maria Felici

Regista

            Greta Gerwig

Attori

Emma Watson, Saoirse Ronan, Timothée Chalamet, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Laura Dern, Meryl Streep, Bob Odenkirk, Chris Cooper, Louis Garrel, James Norton, Abby Quinn, Tracy Letts

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