Campidoglio, per le comunali 2021 il candidato sindaco per la destra non lo deciderà Salvini ma Giorgia Meloni

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Campidoglio, per le comunali 2021 il candidato sindaco per la destra non lo deciderà Salvini ma Giorgia Meloni

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Che ansia! Ovviamente dei commentatori politici e dei partiti interessati, mentre  il cosiddetto popolo, indistinto nelle logiche della destra e lontano dalla politica della sinistra, sostanzialmente se ne frega  – sino a quando non toccano i suoi interessi concreti quali portafoglio e benessere- .

Eh si perché l’ansia di cui sopra riguarda le prossime elezioni regionali (tanto si vive di elezione in elezione concludendo poco) in Emilia Romagna e Calabria secondo la destra segneranno la fine di questo Governo Conte che invece non intende mollare la presa anche perché i Salvini e la Meloni, con le loro cosiddette pulsioni sovraniste, rischiano di isolarci dall’Europa di cui abbiamo bisogno come il pane.

Eppure Parigi, anzi Bologna, val pure una messa per il Pd di Zingaretti che, anche se silenziosamente imperscrutabile,  potrebbe essere disponibile alla perdita della regione rossa da tempi immemorabili, pur di portare avanti il governo con Conte, che pare essere diventato l’ultimo baluardo della sinistra italiana. Insomma, una bella trasfusione di sangue ai 5stelle  che potrebbe portare al coma del Pd.

Nel frattempo basterebbe scansare le manovrette di Matteo Renzi che ad oggi, almeno dai sondaggi, conta come il due di briscola, e soprattutto contrastare le malferme e confuse posizioni dei Grillini in declino come una meteora piombata in un buco nero dello spazio.

Grande senso di responsabilità del Pd a fronte di una sua congenita incapacità di delineare una prospettiva di sinistra come in Spagna e Portogallo. E vabbè, direbbe Franceschini, per il potere si fa di tutto, soprattutto in vista di decine di nomine nei gangli vitali dello Stato e delle sue società.

Che ansia (ripetiamo) dover contrattare con i Grillini e Renzi ( sempre attentissimo alla occupazione delle poltrone) gli assetti di potere dei prossimi anni (Leu non la consideriamo visto che con l’ennesima legge elettorale proporzionale e sbarramento al 5% potrebbe anche non eleggere un deputato…Ah Bersani perché sono di tanto sono ingrati i figli tuoi!).

Ma siccome, o meglio, dassi che cinquequotidiano.it tratta questioni locali, stiamo tentando di capire cosa succederà alle comunali 2021 della disastrata e ingovernabile Roma.

Ma chettefrega, dirà qualcuno, tanto manca più di un anno. E me frega si perché sono stufo di odorare monnezza, di soffocarmi nei miasmi del traffico, di non prendere un autobus in tempi normali, di vedermi cadere addosso rami e interi alberi ecc. ecc. ecc.

Certo non è un sindaco da solo a tiraci fuori dal guano, ma serve una vision (oggi si dice così che fa tanto fino), ci vuole un team di competenti che sappia decidere senza guardare a qualche voticchio in più o in meno qui o là.  Perché ovviamente la discarica vicino al cesso di casa non la vuole nessuno e tantomeno un termovalorizzatore che già brucia la nostra monnezza al Nord e ce fa pagà ’n botto de sordi, mentre il nordico produce energia con i nostri rifiuti e ci guadagna. 

E poi se i mezzi non funzionano c’è sempre a maghina (dal dialetto frusinate castellano) e lo scooter mentre i pedoni vengono falcidiati perché le strisce pedonali sono cancellate da quando le mie figlie andavano a scuola.

Insomma qui ci vuole qualcuno con le palle (espressione sessomaniacale ricorrente ricorrente fra i leghisti) magari senza i poteri eccezionali richiesti dalla Raggi (che non saprebbe nemmeno cosa farsene) e da un Salvini che di Roma ladrona sa ben poco, a parte le sue scorribande decisioniste del nulla, giusto per fare un po’ di cagnara e far vedere che è forte anche da Roma in giù.

Orbene, al momento quello che ci risulta, compulsando le gazzette locali che credono di fare opinione con le poche copie vendute, ci risulterebbe che, udite udite, la Raggi si vorrebbe ri-candidare con una sua lista civica anche perché  non si sa nemmeno se nel 2021 i 5stelle esisteranno ancora.

In casa della sinistra si è fatto avanti Morassut, un ritorno al passato, che è stato per 10 anni assessore all’Urbanistica e che quindi ha una certa competenza, ma è un po’ moscio per eccitare il cosiddetto popolo, soprattutto oggi aizzato dai social. Amico di Bettini, il mentore del fu “modello Roma” e attuale stratega di Zingaretti il silenzioso, ha buone possibilità alle primarie del Pd. Senza dimenticare che nel 2016 fu sconfitto dal Radicale Giachetti, oggi confluito sulle sponde di Renzi e allora sostenuto da quell’altro stratega renziano che è il da poco onorevole Nobili, ma sostenuto anche, obtorto collo, da quello che restava dal Pd old fashion. Per quanto riguarda le altre voci di candidature quali l’ex ministra della funzione pubblica Madia paiono più ispirate da bar fra uno spritz e l’altro che non da meditate (sic) strategie .

Non è che a destra le cose vadano meglio nonostante il Truce (copyright di Giuliano Ferrara) abbia tentato di mettere la zampa su Roma massacrando la Raggi anche quando lui era  in coalizione con l’ineffabile Di Maio. Ma non pare che con il cambiamento di governo l’operazione abbia funzionato, anzi sembra che “l’elevato” Grillo, allo sprofondo di intuizioni politiche,  voglia puntare su di lei, la nostra Virginia.  

Salvini al massimo potrà puntare sull’ex UGL Durigon per la Regione che gode consensi solo in quel del Pontino, semmai Zingaretti mollerà la cadrega in caso di elezioni politiche anticipate. 

Lui, il Truce,  in verità ci aveva già provato a smuovere le acque buttando là il nome dell’avvocata Bongiorno già ministra con il governo giallo/verde, purtroppo, al di là dei suoi meriti professionali, a Roma non la conosce nessuno anche se in effetti la Raggi fu conosciuta solo in TV. 

E allora chi ha in mano il pallino per le prossime  comunali a Roma di questa destra sovranista, populista e antisistema (di cui fa largamente parte)?

Ma dai ragazzi, è Giorgia Meloni, esclusa per un pelo dal ballottaggio del 2016 e che oggi trionfa nei sondaggi battendo il Truce nelle simpatie della ggente. La Pasionaria de noantri che nella Capitale  conta perché qui, elettoralmente contano i Fratelli d’Italia e tutta quella destreria che ci sta attorno.

Qualche tempo fa per la candidatura a sindaco qualcuno, forse astutamente pilotato, aveva buttato là il nome dell’on e architetto Rampelli, mentore della carriera politica di Giorgia, anche se non sembra che attualmente fra i due corra buon sangue, ma anche per  Rampelli, a Roma, chi lo conosce se non la ristretta cerchia dei “gabbiani”, formazione quasi familistica di destra?

Lei, Giorgia,  di certo non si candida perché a questo picco della sua popolarità e con il presunto  (dai sondaggi)10% di consensi per i FdI,  minimo conta al ministero degli Interni se non alla vicepresidenza del futuro governo verde/bruno, forse un po’ incauta sarebbe la scelta del ministero degli Esteri, ma se ci è andato Di Maio….. 

Ammutolita Forza Italia dove l’ex presidente del Consiglio Europeo Tajani non riesce a trattenere i suoi in fuga verso la Lega (ovviamente per sofferti motivi ideali), l’osso della destra per le  comunali lo stringe fra i denti Giorgia a state pur certi che non lo mollerà facilmente.

Quanto alla Raggi, beh, lessamo perde….

Giuliano Longo

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