‘Ndrangheta, il giorno nero dei clan: 334 arresti

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‘Ndrangheta, il giorno nero dei clan: 334 arresti
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Oltre 400 persone indagate, 260 finite in carcere, 70 ai domiciliari, 4 destinatarie di divieto di dimora nella regione. E’ un terremoto quello che stamane ha scosso la Calabria, a pochi giorni dalla presentazione delle liste per le elezioni regionali, perche’ accanto a capi e gregari delle cosche di ‘ndrangheta del Vibonese, nel vortice giudiziario scatenato dalla nuova inchiesta della Dda di Catanzaro sono finiti esponenti politici, professionisti, uomini dello stato fra cui un colonnello dei Carabinieri, imprenditori. L’operazione e’ stata denominata “Rinascita Scott”. Dalla lettura delle quasi 1.300 pagine dell’ordinanza del Gip (il lavoro della procura e’ raccolto in 13.500 pagine trasportate a Catanzaro in diverse copie da camion blindati partiti da una localita’ segreta) spiccano nomi di rilievo nel panorama regionale e non solo. Come quello di Giancarlo Pittelli, avvocato molto noto anche in ragione dei suoi mandati parlamentari come deputato e senatore di Forza Italia e del Pdl. Ma anche quelli di Giancluca Callipo, giovane sindaco di Pizzo Calabro e Luigi Incarnato, ex assessore regionale e ora commissario liquidatore della societa’ Sorical che gestisce le risorse idriche calabresi; di Nicola Adamo, ex vicepresidente della Giunta regionale ed esponente del Pd; di Pietro Giamborino, con un passato da assessore provinciale e consigliere regionale sotto le insegne di Margherita e Pd; di un consigliere comunale e di un ex assessore di Vibo Valentia.
Pittelli e Callipo sono in carcere, Incarnato ai domiciliari, Adamo, marito della deputata del Pd Enza Bruno Bossio, ha il divieto di dimora in Calabria.
L’inchiesta delinea il potere del clan Mancuso di Limbadi, che esercita la sua egemonia in ogni settore, illegale e apparentemente legale, su tutto il Vibonese, con propaggini anche nel Nord Italia e legami consolidati con Cosa nostra. Il tutto, secondo la procura guidata da Nicola Gratteri, grazie ai servigi di personaggi al di sopra di ogni sospetto, “colletti bianchi” in grado di procurarle informazioni e affari. Centrale la figura di Pittelli, uomo che, secondo gli investigatori, sfruttava la sua appartenenza alla massoneria, oltre che i suoi legami politici e professionali, per favorire gli interessi del clan Mancuso.

Pittelli, soprattutto, sarebbe stato l’uomo capace di apprendere notizie riservatissime da uomini inseriti negli apparati dello stato. Sarebbe il caso del colonnello dei Carabinieri Giorgio Naselli, dal quale l’ex parlamentare avrebbe avuto “soffiate” su indagini in corso. E
una soffiata, di cui non si conoscono i responsabili, ha rischiato di mandare per aria il lavoro dei magistrati e dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Vibo Valentia, costringendoli ad anticipare di 24 ore l’esecuzione dei provvedimenti. “Molti degli indagati sapevano” ha rivelato Gratteri nel suo incontro con la stampa nel palazzo di giustizia a Catanzaro. Non e’ stato facile mettere all’opera 3.000 carabinieri con un giorno d’anticipo, ma la soddisfazione della procura per l’esito dell’operazione, che ha coinvolto diverse regioni italiane e alcuni paesi esteri, e’ esplicita.
Il procuratore di Catanzaro denuncia l’incredibile “permeabilita’” delle istituzioni pubbliche al potere della ‘ndrangheta che vi si inserisce direttamente, come nel caso di Giamborino, considerato organico alla cosca dei Piscopisani, dal nome della frazione di Vibo Valentia in cui il clan opera.
Giamborino avrebbe trattato affari in nome della “famiglia”, come quello, poi sfumato, relativo alla tasformazione di un hotel di Paola (Cs)in centro per migranti.
Un patto corruttivo con l’imprenditore Pino Cuomo di Lamezia Terme, dal quale avrebbe avuto soldi, e con Luigi Incarnato, che in cambio del suo interessamento al progetto avrebbe ricevuto la promessa di sostegno elettorale in occasione delle ultime elezioni politiche. Una ‘ndrangheta sempre piu’ pervasiva, dunque, ma sempre ancorata a riti antichi e gerarchie. La provincia di Vibo Valentia, per esempio, ha il suo “Crimine”, la cupola delle famiglie legate alla “mamma” reggina, al cui vertice, a turno, siedono i capi della famiglia Mancuso, mentre le ‘ndrine seguono vecchi schemi per affiliare o promuovere gli adepti, come dimostra un “pizzino”, trovato durante indagini, su cui e’ scritta la formula rituale per la promozione a “Trequartino”, uno dei gradi piu’ alti della carriera ‘ndranghetista.

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