Lega Serie A, la campagna anti razzismo con le “scimmie” fa indignare i social e i media di tutto il mondo

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Lega Serie A, la campagna anti razzismo con le “scimmie” fa indignare i social e i media di tutto il mondo

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Nella sede di Milano la Lega Serie A ha presentato la sua ultima iniziativa contro il razzismo. Una trovata che non ha lasciato indifferente le società sportive e i media di tutto il mondo.

Per l’evento, infatti, sono stati esposti dei volti di scimmia disegnati dall’illustratore Simone Fugazzotto, le cui opere spesso hanno come soggetti proprio dei primati.

Fugazzotto ha postato su Instagram questo commento: «Perché non smettere di censurare la parola scimmia nel calcio ma rigirare il concetto e affermare invece che alla fine siamo tutti scimmie? Perché se siamo essere umani, scimmie, anime reincarnate, energia o alieni chissenefrega, l’importante è sentire un concetto di eguaglianza e fratellanza».

LE REAZIONI  

Ovviamente l’iniziativa non sta suscitando le reazioni sperate. Tutti ne parlano, soprattutto all’estero, ma per manifestare perplessità verso un movimento che già viene percepito tra i più arretrati su questo delicato tema.

I social si sono scatenati e in molti hanno accusato la Lega di fomentare il razzismo, invece che cercare di combatterlo. Ecco alcuni commenti trovati sul web:

«Ma proprio non ci arrivano. Ma chi è responsabile per queste decisioni? Proprio mancanza di raziocinio. Se alla Lega ragionano così come faremo ad educare le masse?», «Comincio a pensare che l’Italia sia la porta dell’inferno dantesco, nel vero senso dell’espressione “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. Non ci sono aggettivi per descrivere una cosa del genere». E ancora: «Io non capisco come si faccia a fare uno scempio simile. Poi si trovano migliaia di giustificazioni melliflue del tipo “siamo tutti scimmie” e scemenze varie, quando è evidente che se si fa grafica – se si fa comunicazione in generale – bisogna star molto attenti al target di riferimento e al quadro concettuale in cui ci si muove. Se no ci si autoglorifica, si crea il “caso” che magari fa parlar di sé, ma non si contribuisce minimamente allo scopo. Anzi, si va in retromarcia».

DI SEGUITO ALCUNE REAZIONI DI SOCIETÀ E MEDIA DI TUTTO IL MONDO

 

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