Polvere, il cinema contro la droga. Intervista a Alessandra Ferrara

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Polvere, il cinema contro la droga. Intervista a Alessandra Ferrara

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Mercoledì 11 dicembre alle 17.45 in Sala Zuccari a Palazzo Giustiniani, presso il Senato di Roma, è stato presentato, il cortometraggio “Polvere il cinema contro la droga”, prodotto da Romana Film, protagonisti Giulio Base e Alessandra Ferrara, diretto da Walter Croce e Francesco Bellomo. Relatore dell’evento il noto psichiatra, filosofo e saggista Raffaele Morelli, il quale ha parlato di quanto le dipendenze possano distruggere le persone e i sogni dei ragazzi.  Polvere, presenta una realtà terribile e sofferente dove vengono evidenziate le zone d’ombra dell’esistenza. Attraverso la storia di Rosa, senza mai cedere all’aspetto della spettacolarità o del Melò,  si  evidenzia una realtà del mondo dello spettacolo, portando alla ribalta una piaga che riguarda tutti ed evidenziando una situazione latente, dove intermediari, improvvisati produttori, finti registi, fanno diventare giovani ragazzi, attratti da  vicende estreme, vittime sacrificali. Abbiamo intervistato Alessandra Ferrara per parlare del film e del problema della droga.

 Le sensazioni che hai provato quando ti è stata proposta questa sceneggiatura?

Mi sono sentita molto responsabilizzata,  perché attraverso il mio percorso di crescita mi sono spesso imbattuta in persone che avevano quella problematica. Cosa provi ad osservare la storia di Rosa?Un grande senso di perdizione che sicuramente la caratterizza e la rende fragile ma allo stesso tempo non riesce ad esprimere una reale richiesta d’aiuto. Purtroppo al giorno d’oggi viviamo in una società che alimenta le nostre frustrazioni,  le nostre debolezze, che non ci aiuta a migliorarci , anzi sembra quasi che ci voglia tenere più ignoranti possibile così da poterci gestire meglio. Come incidono nell’avvicinamento alla droga la fragilità della persona e la famiglia? Sono due punti chiave perché elementi direttamente connessi. I genitori  hanno una grande influenza sullo sviluppo della personalità e delle scelte dei ragazzi soprattutto in fase adolescenziale. Se è vero che non devono essere amici, devono essere quanto meno complici per cercare di capire le problematiche del giovane. Per quanto mi riguarda mia madre ha cercato di farmi capire sin da piccola quali fossero i pericoli connessi  alla droga. In questo film molto crudo c’è poco buonismo ma anche poca speranza…Il linguaggio è indicativo, si è voluto appositamente realizzare un film verità. Tanti ragazzi non riescono ad uscire dal tunnel e finiscono nel buco nero, in questo la società non aiuta e non tutela. Ci sono pochi controlli, poca sicurezza, e tanta disgregazione; si tende a puntare il dito piuttosto che porgere la mano. La droga e il male in generale hanno una grande capacità di seduzione?La droga, ti dà l’impressione di onnipotenza e toglie i freni inibitori, e quindi conferma il fatto che il male, purtroppo, spesso ha un grande fascino seduttivo. Per questo motivo io dico ai ragazzi:  curate il vostro giardino dei sogni , perseverate, non perdetevi, non fatevi trascinare, perché la vita ci vuole forti!.Ognuno di voi ha un valore prezioso , irripetibile, ognuno di voi ha una missione in questa vita.

Gino Sansone

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