“Il ratto di Europa”: la visione d’Europa del centrodestra

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“Il ratto di Europa”: la visione d’Europa del centrodestra

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Il Grand Hotel De La Minerve di Roma è stato teatro dell’incontro “Il ratto d’Europa”, organizzato dal quotidiano Il Tempo, il pomeriggio di mercoledì 4 dicembre. Moderato dal direttore Franco Bechis è stato introdotto dall’ex Presidente del Senato prof.Marcello Pera, che ha fatto una rassegna del pensiero da lui definito “eurocritico” di Forza Italia, la quale fin dai suoi esordi si è caratterizzata per il suo europeismo non esente da critiche nei confronti dell’Unione, rimarcando poi le origini cristiane del continente e il ruolo della Chiesa, secondo lui afflitta da una “mancanza di forza”.

E’ seguita una discussione con i prof.ri Carlo Malinconico e Marco Gervasoni, quest’ultimo ordinario di Storia contemporanea all’Università del Molise, i quali hanno discusso della debolezza strutturale dell’Ue, impegnata soprattutto nell’ambito commerciale e bancario piuttosto che nella solidarietà reciproca e nella coesione.

In particolare Gervasoni ha definito il sovranismo come la reazione al “imperialismo europeo”, ossia la predominanza dei tecnocrati, in particolare francesi e tedeschi, che porterebbe a una loro egemonia che schiaccerebbe i bisogni delle singole comunità, sulle quali invece si sarebbe dovuto fondare il progetto europeo originario.

Dopo un breve discorso di Bechis sono intervenuti l’On. Mariastella Gelmini (Forza Italia), il prof. Enzo Moavero Milanesi, la Sen. Anna Maria Bernini (Forza Italia) e il leader della Lega Matteo Salvini.

Il fulcro della loro “tavola rotonda” è stata la vicenda riguardante il MES (o Fondo salva-Stati) che sta infiammando le cronache politiche negli ultimi giorni, con i possibili risvolti che potrebbe avere nei mesi a venire, soprattutto in vista delle elezioni in Emilia-Romagna, che stanno sempre più assumendo un significato nazionale. Il tutto nello scenario di un’Europa che l’ex Ministro Gelmini ha definito “matrigna” a causa della burocrazia, e che, secondo la Bernini, dovrebbe essere uno “strumento in comune” per tutti i Paesi del continente.

Ma la scena è stata monopolizzata da Salvini (il quale si è preso un momento per ricordare la festa di Santa Barbara, famosa per non aver rinnegato la sua fede cristiana), che non ha lesinato attacchi nei confronti dell’Ue, in particolare verso la segretezza dei suoi dossier, e del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Dopo una lunga disamina sul presunto attacco dell’Ue al made in Italy, a causa della politica alimentare del “semaforo”, ovvero del marchio di salubrità dei prodotti, che sfavorirebbe i nostri, l’ex vicepremier ha ribadito la necessità di risvegliare lo spirito originario europeo, che si fonderebbe sul cristianesimo, “innaffiando le radici”, al tempo stesso guardando all’Africa, continente sempre più in mano alla Cina, che con le sue aziende e programmi di scambi culturali sta preparando accademicamente tantissimi giovani autoctoni, soppiantando tante industrie europee che potrebbero insediarsi al loro posto.

Bechis ha giustificato la scelta del titolo che rimanda a un episodio iconico della mitologia greca, con le seguenti parole: “Per dire che l’Europa è stata ‘rapita’ ai padri fondatori che l’avevano immaginata come entità politica diversa. Ne abbiamo discusso oggi qui. È diventata un’entità economica parziale, perché come sappiamo, oltretutto, è a due velocità: l’area dell’euro e quelli che all’euro non hanno aderito, e che viaggia su logiche molto lontane dal sogno che c’era. Queste cose si fanno seguendo il sogno, oppure esso viene rovinato”.

Un pensiero sul quale si può essere d’accordo o no, ma che sicuramente apre forti interrogativi sulla natura dell’Europa, e su cosa deve fare l’Unione per ridare fiducia ai cittadini. Perché senza l’Ue l’Italia è debole e indifesa contro le superpotenze mondiali come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, quindi ha bisogno di far parte di un’unica grande entità che possa garantire la sua sopravvivenza dalla speculazione delle multinazionali e dei giganti della finanza dell’economia e del commercio.

Simone Pacifici

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