Il teatro di Cinque al Quirino con L’anima buona di Sezuan, nel ricordo di Strehler, Monica Guerritore interprete e regista

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Il teatro di Cinque al Quirino con L’anima buona di Sezuan, nel ricordo di Strehler, Monica Guerritore interprete e regista

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Andrà in scena sino al 10 novembre al teatro Quirino L’anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht presentato da La Contrada Teatro Stabile di Trieste con l’eccellente interpretazione e la regia di Monica Guerritore nella duplice parte della prostituta buona Shen Te e del cugino nel quale si traveste contro  le insidie di chi la circonda.  

Questa rappresentazione si ispira all’edizione di Giorgio Strehler al Piccolo di Milano del 1981, un omaggio della Guerritore al Maestro che la ebbe, nel 1974,  attrice sedicenne ne Il giardino dei ciliegi di Checov. 

Opera immaginaria e simbolica del grande drammaturgo tedesco si apre alla scena con i tre Dei alla ricerca di qualche anima buona nella provincia di Sezuan e ne trovano solo una nella prostituta Shen Te, che accorda loro ricovero per la notte. Ricompensata con un gruzzolo per la sua bontà, ha la possibilità di migliorare la sua vita, ma il compenso le impone di continuare a praticare la bontà. Così apre una tabaccheria e si trova addosso uno sciame di parassiti, falsi e veri parenti ferocemente bisognosi dai quali Shen Te è costretta a difendersi travestendosi dal cugino cattivo e spietato. 

A complicare la situazione però interviene l’amore che si rivelerà una grande delusione ma che la indurrà a difenderlo tenacemente a scapito del suo futuro e della sua dignità di donna. 

Scritta negli anni Trenta, la pièce affronta il rapporto tra morale e società, ambientando in una Cina immaginaria dove vivono conflitti etico-sociali di grande attualità anche ai giorni nostri. Un apologo nel quale alla fine gli Dei sconfortati dalle miserie umane si dichiarano impotenti. 

Come scrive l’attrice e regista “sul palcoscenico si muove il nostro mondo e attraverso le maschere psicologiche riconosciamo i comportamenti odierni.  Come accade nel teatro epico, gli interpreti scendono in platea e coinvolgono lo spettatore a riflettere. Questa riduzione de “L’anima buona di Sezuan” è una metafora senza tempo che assolve una precisa funzione maieutica, oltre che dilettevole per l’intrigo fiabesco”. 

Maschere talora grottesche come quella del cugino nelle sue rigide e meccaniche posture e degli altri personaggi ora enfatici ora questuanti, quasi burattini, alla ricerca di una sopravvivenza negata che nel lavoro di Brecht rappresenta la psicologia del proletariato sfruttato e della piccola borghesia impoverita ed incattivita. Non c’è bontà che resista in questo mondo degli egoismi e della avidità e l’amore è solo parvenza. Una pagina del pessimismo di Brecht dove questa volta non si intravede la rivoluzione dell’homo novus.

Lucignolo

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