Carabiniere ucciso: Roma supermarket droga h24 gestito dai clan

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Carabiniere ucciso: Roma supermarket droga h24 gestito dai clan

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A Roma funzionano contemporaneamente centinaia di piazze di spaccio operative h24. Le principali sono localizzate nei quartieri periferici di Tor Bella Monaca, San Basilio, Romanina e nella zona semi centrale del Pigneto.
La cessione di stupefacenti al dettaglio risulta ben radicata anche a Trastevere, Testaccio, Tor Sapienza, Ponte di Nona e al Tufello. A tracciare questo scenario, tornato prepotentemente agli onori della cronaca dopo l’uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega, lo scorso anno il procuratore aggiunto della Dda di Roma, Michele Prestipino, sulla scorta dei risultati delle indagini degli ultimi anni che descrivono la Capitale come un supermarket della droga che non chiude mai. A gestire l’arrivo e lo smistamento delle sostanze stupefacenti una trentina tra clan criminali e famiglie autoctone, suddivise per aree geografiche, o collegate con le organizzazioni mafiose tradizionali. L’ultimo rapporto “Mafie nel Lazio” dell’Osservatorio regionale parla di un territorio cittadino dove per mantenere la ‘pax criminale’ nella suddivisione delle piazze di spaccio si fa ricorso a “mediatori, suddivisi per aree geografiche”. Nello specifico, prosegue la relazione, si tratta di “ex appartenenti alla banda della Magliana”, boss riconducibili alle “mafie tradizionali come Camorra, cosa Nostra e ‘Ndrangheta” oppure uomini con un passato criminale “nei movimenti della destra eversiva e in contatto con la malavita romana”.
Una rete criminale che gestisce un fiume di stupefacenti, basti pensare che solo nel 2018 sono stati sequestrati in citta’ – fonte Polizia di Stato – oltre 4.200 chili di droga, di cui 2.004 di hashish, 1.813 di marijuana, 378 di cocaina e 53 di eroina. Negli ultimi anni dalle informative delle forze dell’ordine sono state documentate pratiche come l’utilizzo di telecamere che garantiscono il controllo della piazza di spaccio, sentinelle per avvisare i pusher in caso di arrivo delle forze dell’ordine ed ostacoli fissi come le inferriate. E
poi l’organizzazione in ‘turni di lavoro’ della manovalanza utilizzata per immagazzinare in luoghi sicuri e vendere le sostanze stupefacenti.

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