Porte girevoli in Campidoglio, se ne va anche l’assessore alle Partecipate

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Porte girevoli in Campidoglio, se ne va anche l’assessore alle Partecipate

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Alessandro Gennaro, uomo di fiducia del suo predecessore, l’imprenditore veneto Colomban, lascia l’assessorato alle Società Partecipate del Comune.  “Si sono affacciate intanto nuove opportunità professionali, che ho valutato di voler cogliere e questo mi ha fatto maturare, seppur a malincuore, la decisione di rimettere le deleghe in mano alla sindaca – ha detto, precisando che  – Non c’è, come ho letto, nessuna ragione familiare, né di contrasto con la sindaca con cui c’è sempre stato un ottimo rapporto”. 

La notizia comunque suscita un certo scalpore non solo per l’abuso delle porte girevoli in Campidoglio, ma perché avviene a ridosso della decisione del Tribunale di Roma sul concordato Atac e dopo che l’authority sulla concorrenza ha bocciato la decisione della Raggi, già formalizzata, di prorogare il contratto di sevizio Atac sino al 2021 con l’intento di evitare la gara europea  per la gestione del servizio di trasporto pubblico capitolino previsto dalla legge.

Se a questi dati di fatto si aggiungono le più recenti interviste del suo predecessore Colomban che ritiene indispensabile l’ingresso, preferibilmente delle Ferrovie, nella gestione del servizio, queste dimissioni sanno di fuga nonostante le dichiarazioni ufficiali.

Con l’addio di Alessandro Gennaro sale a 8 il numero degli assessori che in due anni di amministrazione grillina  hanno lasciato la giunta di Virginia Raggi per questioni giudiziarie, divergenze politiche o vicende personali. 

Prima aveva abbandonato l’economista Marcello Minenna per la dichiarata invadenza di Marra e del “Raggio magico” nel governo del Comune che aveva indotto contemporaneamente alle dimissioni anche la capo di gabinetto, il magistrato Carla Raineri .

A seguire le dimissioni dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro oggetto di una violenta campagna mediatica a causa delle sue decennali consulenze in Ama, poi Paolo Berdini, assessore all’urbanistica  che si dimise per dissensi con lan Giunta sul nuovo stadio della Roma. 

Successivamente è stata la volta  di Massimo Colomban alle Partecipate e successivamente di  Adriano Meloni al Commercio. 

Mentre ad Andrea Mazzillo assessore al Bilancio  e Raffaele De Dominicis, assessore per pochi giorni, furono state ritirate le deleghe al termine di controversie politiche e amministrative. Otto assessori entrati e usciti dalla giunta in tempi più o meno brevi con deleghe che vengono definite “pesanti” 

La difficoltà sulle nomine  ha sempre caratterizzato l’amministrazione di Virginia, ma, a voler tirare le somme di questo andirivieni, risulta che hanno preso il largo o sono state trombate dalla Raggi  tutte le personalità di peso e autorevolezza, che spesso rivendicavano più  autonomia rispetto alle scelte politiche del Movimento etero diretto dalla Casaleggio&associati e per un lungo periodo anche da Grillo.

Le sostituzioni, come quella con il livornese Gelmetti al Bilancio, sono avvenute con tecnici meno conosciuti ma maggiormente  legati agli umori politici, spesso turbolenti, dei pentastellati.

Lo stesso Gennaro aveva prima lavorato nello staff del primo assessore alle Partecipate, Colomban, per poi subentrargli 8 mesi fa tenendo un basso profilo e alla larga dai media. Ora la delega alle Partecipate potrebbe passare proprio a Lemmetti sbarcato  a Roma la scorsa estate dalla giunta 5 Stelle di Filippo Nogarin di Livorno.

Le porte girevoli hanno lavorato a pieno ritmo non solo per gli assessori, ma anche ai vertici di tutte le stesse aziende partecipate.  Ad Atac in due anni si sono succeduti, alla guida, prima Marco Rettighieri, subito dimissionario, poi l’amministratore unico Manuel Fantasia, quindi il super manager venuto da Milano Bruno Rota e infine l’attuale Paolo Simioni, che somma le qualifiche di presidente, amministratore delegato e direttore generale. 

In Ama invece la governance ha visto avvicendarsi il dg Stefano Bina, poi l’amministratore unico Antonella Giglio e ora l’azienda è guidata da Lorenzo Bagnacani. Resta ancora vacante il ruolo di capo di gabinetto del Campidoglio, mai rimpiazzato dopo l’addio burrascoso di Carla Romana Ranieri nel settembre 2016.

Sarebbe interessante conoscere, anzi lo chiediamo ufficialmente, quanto questo vorticoso giro di assessori e dirigenti  sia costato al Campidoglio, e quindi alle nostre tasche, in termini di liquidazioni e vantaggi di buonuscite varie.

Attendiamo con ansia cenno di risposta con i migliori omaggi ad una amministrazione che appare sempre più come un ufficio di collocamento per incarichi a ricche condizioni.

Giuliano Longo

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