L’insensato viaggio dei rifiuti: da Roma in Puglia per poi tornare al Nord

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L’insensato viaggio dei rifiuti: da Roma in Puglia per poi tornare al Nord

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Che qualcosa non vada nel sistema dei rifiuti del Lazio non sfugge più a nessuno. Gli strani viaggi, che ricordano un po’ il trasferimento delle vacche da uno stabilimento all’altro di mussoliniana memoria, è talmente surreale da aver interessato anche una trasmissione nazionale come Report la cui denuncia, fortissima, sembra però essere caduta nel nulla.
Appare strano prima di tutto che i rifiuti indifferenziati aumentino nonostante aumenti, seppur sensibilmente, la raccolta differenziata. Secondo dati Ama nella sola giornata di lunedì 14 maggio negli impianti di trattamento romani sarebbero finite 3.600 tonnellate in più rispetto al giorno precedente. Perché tale aumento sconsiderato? Su alcuni organi di stampa, alcune settimane fa, era apparsa l’indiscrezione di camion di rifiuti provenienti dai Comuni dell’hinterland romano sorpresi a conferire negli impianti Tmb capitolini (così da aggravare ancora più la situazione) ma del controllo documentale che avrebbe dovuto svolgere Ama non ve n’è traccia.
Un altro dubbio, che se accertato sarebbe grave, è che tra i rifiuti indifferenziati finisca anche parte della differenziata così minuziosamente operata da molti romani: d’altra parte gli impianti di recupero sono sempre più in difficoltà perché è calato (soprattutto nel settore plastica) il mercato di riferimento pronto ad acquistare materiale riciclato mentre gli inceneritori che bruciano parte del prodotto di scarto derivante dalla lavorazione dei rifiuti, prediligono il css prodotto dai Tbm o altro materiale comunque combustibile (ma più inquinante) prodotto dai Tmb (in entrambi i casi si tratta di impianti che trattano i rifiuti indifferenziati) grazie agli incentivi statali. Se a questo si aggiunge che circa il 50 % del materiale da riciclare diventa rifiuto da smaltire e che le discariche mancano per tutti, ecco che anche il riciclo diventa una spesa più che un business ecologico.
Rimaste senza risposta le domande legate all’aumento dei rifiuti resta irrisolto anche un altro dubbio atroce: se a mancare nel Lazio sono le discariche, più che gli impianti di trattamento, perché si sta studiando un accordo con la Regione Puglia che come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, vive lo stesso dramma? Le discariche pubbliche di Bari, Brindisi e Lecce sono infatti esaurite e gli scarti derivanti dalla lavorazione dei rifiuti indifferenziati finiscono negli impianti privati del Tarantino destinati a rifiuti industriali.
E’ vero che, se andasse in Puglia, l’immondizia si sentirebbe quasi a casa visto che la proprietà di molti degli impianti di trattamento e anche delle discariche destinate ai rifiuti speciali è riconducibile alla entourage romano ma resta comunque il paradosso di rifiuti spediti a migliaia di chilometri di distanza per essere trattati in una Regione che ad oggi porta gli scarti nuovamente fuori regione.
A mancare, nel Lazio, non sono tanto gli impianti di trattamento quanto le discariche. Lo ha certificato il Tar, nel 2016 e il 24 aprile scorso: c’è un impianto nel Lazio, a pochi chilometri da Rom a (Aprilia) capace di trattare ulteriori 150 mila tonnellate l’anno rispetto a quanto fatto fin’ora. 150 mila, ben oltre le diecimila tonnellate che Roma non riesce a smaltire attualmente (come denunciato dalla Cgil in una nota inviata ieri alla stampa e ripresa dall’agenxzia Dire): peccato che questo impianto sia impossibilitato ad operare perché la Regione Lazio ancora non ottempera alla pronuncia del Tar che gli aveva dato 60 giorni (ne sono passati quasi 30) per indicare un invaso (una discarica) dove questa società potesse sversare i suoi scarti.

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