Manifesti choc contro l’aborto: polemiche a Roma

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Manifesti choc contro l’aborto: polemiche a Roma

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“Siamo soddisfatti del risultato, stamattina ne hanno parlato tutti i giornali”. Filippo Savarese, direttore delle campagne Citizengo Italia, la societa’ che ha promosso il manifesto ‘L’aborto e’ la prima causa di femminicidio nel mondo’, e’ intervenuto ai microfoni di Ecg, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Universita’ degli studi Niccolo’ Cusano. Sui manifesti apparsi a Roma: “Volevamo provocare un dibattito su un tema divisivo, scottante e doloroso. Un tema che ricorre nei 40 anni dalla legge sull’aborto. Vogliamo esprimerci e affermare le nostre opinioni. Ci sono milioni di italiani contrari all’aborto, dobbiamo sfondare il muro mediatico che ci circonda. Abbiamo scelto questo profilo perche’ abbiamo voluto attaccare l’ipocrisia di un certo femminismo che si preoccupa della difesa della donna ma non se ne preoccupa davanti alla vita nascente. Il parallelo tra aborto e femminicidio nasce da un parallelo precedente. Noi crediamo che la vita umana sia da tutelare fin dal momento del concepimento. L’aborto e’ un omicidio, interrompere la gravidanza di una donna, e’ un omicidio. Una donna che abortisce e’ un omicida, e’ evidente”.

Savarese e’ un fiume in piena: “Le affissioni di quei cartelloni sono state fatte nella notte tra il 13 e il 14 maggio su spazi non comunali attraverso un’agenzia di affissione che ha i suoi spazi in concessione. Abbiamo speso circa 3500 euro per questa campagna. Noi pretendiamo che venga tutelata la nostra liberta’ d’espressione. Nessuno chiede che tutti condividano le nostre idee, ma non possono obbligarci a non esprimere. Il Comune e’ andato in panne, inizialmente credevano che avessimo affitti questi cartelloni sui loro spazi, poi si sono resi conti che avevamo utilizzato spazi non comunali. La campagna e’ in vista della Marcia per la vita che si svolgera’ sabato a Roma. Il dibattito sull’aborto deve rimanere vivo e accesso. Si parla sempre e soltanto del diritto di scelta ma non si mette mai la donna di essere davvero nelle condizioni di scegliere. La legge 194 va superata. Noi siamo qui a parlare perche’ siamo stati concepiti e non siamo stati abortiti. La liberta’ di scelta della donna? Liberta’ di scelta di fare cosa! Di sopprimere una vita che e’ gia’ nata? Non c’e’ soltanto la donna, c’e’ anche un altro essere umano, totalmente indifeso, che non viene tenuto in nessuna considerazione. Sono stato minacciato di morte, ma non mi interessa. C’e’ una enorme disinformazione scientifica su quello che avviene durante la gravidanza. L’aborto delle donne vittima di violenza? Nessuno dice che certe scelte siano facili, ma bisogna concentrarsi sul fatto che una vita e’ nata, e una vita nata non deve pagare lo scotto di violenze perpetrate da altri”.

POLEMICHE

“Apprezziamo molto le prese di posizione di molte esponenti politiche di queste ore sui terribili manifesti della campagna CitizenGO Italia da parte della sindaca Raggi, dell’assessorato e delle consigliere della Regione Lazio. Segno che su questi temi non c’è colore politico e che la campagna shock lanciata con i cartelloni non offende solo le donne ma i principi di civiltà. Accomunare i femminicidi che sono un crimine di civiltà, oltre che un reato, all’aborto, che è regolato da una legge dello stato che vige da quarant’anni, è intollerabile e squalificante. Ma oltre alle prese di posizione serve un’azione sinergica da parte di tutte e tutti, istituzioni, partiti e società civile perchè la campagna che sta partendo non trovi sponde alcune”. Così, in una nota, Tina Balì, segretaria della Cgil di Roma e del Lazio. “Serve dunque un intervento immediato, a partire dal Comune di Roma e dalla sindaca Raggi – prosegue Balì – I nostri uffici legali, che abbiamo interpellato, ci hanno infatti segnalato che il Comune può intervenire proprio sulla base dell’art. 12 bis del Regolamento comunale in materia di pubbliche affissioni sulle esposizioni pubblicitarie, che le vieta quando ‘contengano stereotipi e disparità di genere, veicoli messaggi sessisti, violenti e rappresenti la mercificazione del corpo femminile’ o ledano ‘il rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici (…)’. Chiediamo pertanto che venga disposta la copertura immediata dei manifesti e che venga applicata ai trasgressori la relativa sanzione e ogni altra sanzione ritenuta necessaria al ripristino della legalità. Sappiamo fin da ora che non sarà sufficiente, sappiamo che finchè ci saranno associazioni come Citizen Go ci saranno tentativi di arretramento alle conquiste di civiltà, ma se sapremo fare rete, come le donne h

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