Liberi e Uguali non decide ancora il nome dell’assessore regionale al lavoro

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Liberi e Uguali non decide ancora il nome dell’assessore regionale al lavoro
Daniele Ognibene

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Presentata la nuova giunta della Regione Lazio per la quale Nicola Zingaretti avrebbe deciso tutto da solo (eccetto il pressing di Paolo Gentiloni per Lorenza Bonaccorsi che ha toppato l’elezione alla Camera), manca ancora una casella da riempire: quella dell’assessore al lavoro che spetta agli alleati di Liberi e Uguali, che nel Lazio hanno portato a casa quasi 90mila voti e un consigliere nella persona di Daniele Ognibene da Velletri.

Sembrava ovvio che LeU, parte integrante della coalizione che ha fatto vincere Nicola, sia pur di misura, avesse già il suo candidato in pectore pronto per la parade odierna di tutti gli assessori di cui scriviamo a parte. 

E invece no, perché quando si tratta di poltrone, anche le più nobili intenzioni della sinistra/sinistra naufragano nei personalismi e negli appetiti più o meno velati da nobili intenti.

Va detto che Liberi e Uguali non è un partito ma una coalizione di diverse sigle federatesi per la campagna elettorale sotto l’insegna dell’ex presidente del Senato Pietro Grasso, tra cui Articolo Uno che nasce con i fuorusciti da Pd e fa capo a Roberto Speranza ispirato da Bersani, poi c’è Sel (Sinistra e Libertà) il cui segretario Nicola Fratoianni si è visto respingere le dimissioni dopo l’infausto esito elettorale. 

Che magari sarebbe stato meno infausto se le varie frattaglie della sinistra si fossero unite su un progetto comune portando a casa un 23% con il Pd, compresa Leu, Potere al Popolo e i comunisti di Rizzo.  

Ma torniamo a noi e all’assessore regionale al lavoro.

Succede che Articolo Uno romano, dove spicca la presenza dell’ex consigliere regionale Riccardo Agostini, punti sul segretario del partito romano Piero Latino che ha una lunga storia nel Pd e prima ancora nei DS ecc., Sel invece ci vuole a quella poltrona Paolo Cento (detto ‘er piotta’ dai suoi avversari piddini), mentre l’unico consigliere eletto alla Pisana, Ognibene, si sta battendo per una figura di garanzia rappresentata dall’ex segretario della Cgil di Roma e del Lazio nella persona di Claudio di Bernardino, che con Zingaretti a suo tempo, portò a casa una concertazione vantaggiosa anche quando Matteo Renzi la Cgil l’avrebbe voluta sotterrare.

Morale della favola, l’assessore di LeU oggi mancava alla giuliva foto di tutti i suoi colleghi che si augurano di poter campare nella cabina di comando un po’ di anni.

Altra partita riguarda invece la Pisana dove alcune commissioni e la vice presidenza del Consiglio (e altre funzioni) spettano alla opposizione dove Forza Italia, Lega e i Fratelli d’Italia vanno giù duro per arraffare insieme ai 5stelle tutte le poltroni possibili, forti del fatto chein quella assemblea Zingaretti la maggioranza non ce l’ha e dovrà contrattare su tutto e concedere molto. Anche ai 5stelle che segni di apertura a Nicola ne hanno già dati.

In tema di spartizioni, un dotto articolo del Messaggero ricordava le nomine nelle varie aziende regionali. Bastava leggere le scadenze dei consigli di amministrazione per capire che alcuni vanno al rinnovo entro l’anno e  altri più in là. 

Il che vuol dire che, eccetto Lazio Crea, il cui presidente Albino Ruberti è divenuto assessore forse grazie ai buoni auspici di Gianni Letta (ombra del Cavaliere nelle decisioni degli assetti del potere romano), di carne al fuoco ce n’è molta e posti anche comprese le rimanenti nomine nella Sanità.

Sempre che Nicola Zingaretti sia disponibile a questa defatigante opera di spartizione dei pani e dei pesci e magari dopo due anni (poco più poco meno) e con un quadro politico nazionale definito non decida davvero di dedicarsi alla “rigenerazione” del suo partito e rimandi tutti alle urne.

Giuliano Longo

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