Zingaretti si candida alle primarie del Pd ma intanto apre anche ai 5stelle per la governabilità della Regione

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Zingaretti si candida alle primarie del Pd ma intanto apre anche ai 5stelle per la governabilità della Regione

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Era quantomeno prevedibile che la vittoria di Nicola Zingaretti alle elezioni regionali del Lazio, per quanto risicata, avrebbe in qualche modo pesato sulla travagliata discussione di un Partito Democratico che con tutta la sinistra ha subito una sconfitta a dir poco epocale. E da questa discussione lui non si tira indietro, anzi ci entra a piedi uniti, come risulta dalla sua intervista di stamane su La Repubblica.

La sua idea non è certo quella di una “rifondazione” del Pd, termine che evoca una esperienza della  sinistra  alla prova dei fatti sterile, ma parla di “rigenerazione”.  Termine che a ben vedere, implica anche un’etica della politica e un modo di rapportarsi con il Paese che evidentemente  è andato perso facendo perdere milioni di voti ai Democratici  negli ultimi cinque anni. 

Il suo concetto di ‘rigenerazione’ di ‘tutta la sinistra’ e non solo del Pd, parte dall’esperienza dell’Ulivo certo,  riveduta, corretta e aggiornata, ma che ha consentito, nel bene e nel male, di governare per anni il Paese. 

La logica conclusione di queste affermazioni è che Zingaretti parteciperà alle primarie per l’elezione del nuovo segretario del partito dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Primarie  che certamente non sono dietro l’angolo e lasciano tutto il tempo al neoeletto governatore di valutare la situazione politica che si è creata nella sua Regione dove il centro sinistra non ha la maggioranza dei consiglieri alla Pisana. 

Qui la sua posizione è estremamente chiara: «Fisserò quattro punti: rifiuti, sanità, fiscalità e sviluppo economico. Se ci stanno, bene» altrimenti «non sono attaccato alla poltrona. Arriverei più libero al congresso del Pd».

Che messa così non so quanto possa far piacere ai 50 neoeletti in Consiglio Regionale che dovrebbero rimettersi in lizza per un’altra campagna elettorale dove, a questo punto, tutto il centro destra ha la possibilità di vincere.

Tuttavia  la politica è anche l’arte dell’impossibile e lo stesso Zingaretti a Radio Radio fa sapere che nonostante non abbia la maggioranza in Consiglio, ha apprezzato «i commenti e le riflessioni di molti rappresentanti delle opposizioni sia di centrodestra che dei 5stelle, riflessioni molto responsabili e molto serie» quindi  «appena i gruppi saranno costituiti avvierò delle consultazioni per ascoltare i rappresentanti dei gruppi consiliari e delle forze politiche» perché occorre «aprire una fase di confronto e verificare insieme quali sono i sui quali trovare un convergenza e scrivere insieme una agenda delle cose possibili da fare.»  

Ma c’è qualcosina di più perché il governatore è convinto «sia importante distinguere la dinamica nazionale da quella regionale, sia per il merito dei contenuti che delle condizioni politiche. Credo che tutte le forze politiche, a cominciare dal M5s, non puntano e non vogliono puntare su schemi politici, ma scommettono sui contenuti.» 

Si noti bene: “a cominciare dai Cinque stelle” perché è “importante distinguere la dinamica nazionale da quella regionale.” Ovviamente non è detto che questo possa implicare una sorta di apertura grillina nei suoi confronti, ma resta il fatto che giovedì prossimi Zingaretti incontrerà la sindaca Virginia Raggi con toni estremamente concilianti tipo «una stagione nuova deve favorire un rapporto di collaborazione ancora più intenso con il Campidoglio». E ancora «i rapporti personali tra noi sono sempre stati positivi»,  «dobbiamo lavorare per contribuire come istituzione ad aiutare la Capitale a rialzarsi in piedi». 

Certamente, e Zingaretti lo dice, lo scontro politico è un dato di fatto «ma questo riguarda i partiti tra loro. Le istituzioni non devono farsi la guerra, ma sempre collaborare».

Per di più sullo sfondo c’è un problemino non di poco conto perché senza il sostegno della Regione la Capitale e la sua amministrazione continueranno ad arrancare con scarse possibilità che i grillini possano conquistare la Pisana con nuove elezioni anticipate.

Quindi, rebus sic stantibus e abusando del Latino, cui prodest far cadere Zingaretti e riandare al voto?

Certo che se la Pisana diventasse un Vietnam di ingovernabilità c’è sempre un partito da ‘rigenerare’ e il lavoro a Zingaretti non mancherebbe certo.

Giuliano Longo

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