Atac, caso “mense d’oro”: archiviata la posizione dei 17 indagati

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Atac, caso “mense d’oro”: archiviata la posizione dei 17 indagati

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Il 17 luglio dello scorso anno la Procura di Roma notificava  l’avviso di conclusione delle indagini per 17 componenti del cda di Atac e Cotral, in carica tra il 2013 e il 2015, indagati per abuso d’ufficio in relazione alle irregolarità che hanno caratterizzato l’affidamento delle mense aziendali al ‘dopolavoro’. Gli accertamenti erano stati avviati dal pm Nicola Maiorano e dal nucleo di polizia tributaria della Giardia di Finanza dopo la denuncia presentata due anni prima dal direttore generale di Atac Marco Rettighieri.

Apprendiamo invece che su richiesta del Pubblico Ministero, il procedimento è stato archiviato.

Fra i 17 allora indagati in concorso per abuso d’ufficio e violazione del codice degli appalti comparivano indagati da febbraio a luglio 2013 Roberto Grappelli (presidente), Roberto Diacetti (amministratore delegato), Antonio Galano (vicepresidente), Francesco Cioffarelli e Andrea Carlini (consiglieri); da agosto 2013 a novembre 2014 Grappelli, Danilo Broggi (ad), e i consiglieri Stefano Fermante (già ragioniere generale del Campidoglio e oggi alla direzione ufficio ricostruzioni post sisma 2016 della Regione), Annamaria Graziano (direttrice del dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica di Roma Capitale), Cristiana Palazzesi (direttore del Dipartimento Politiche Abitative); da dicembre 2014 a dicembre 2015 ancora Grappelli, Broggi, Palazzesi e Fermante.

Secondo l’accusa formulata dal pm Nicola Maiorano con il procuratore aggiunto Paolo Ielo i manager «deliberavano nel bilancio di previsione annuale l’erogazione di ingenti contributi e intenzionalmente procuravano al Dopolavoro Atac un ingiusto vantaggio patrimoniale pari a 8,689milioni di euro».

Giuliano Longo

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