Regione, la riforma elettorale: le ragioni del sì e del no al ‘listino’

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Regione, la riforma elettorale: le ragioni del sì e del no al ‘listino’

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Oggi riunione della Commissione Affari costituzionali alla Pisana. Tema della convocazione la proposta di modifiche della legge elettorale. 

Ormai le posizioni sembrano ben definite e si confrontano soltanto le posizioni di forza. Da una parte il presidente Zingaretti che ha legato la propria ricandidatura alla possibilità di mantenere in vita l’odiato “listino”.  Il famigerato premio di maggioranza di 10 consiglieri che vengono eletti automaticamente insieme al candidato presidente risultato vincente dalle urne. 

Zingaretti che, giova ricordare, ha scardinato una abitudine radicata, formando il listino con 10 differenti elementi con storie diverse, ma estranei a logiche correntizie di partito, vorrebbe ripetere l’esperimento coinvolgendo la società civile e persone che rappresentano diverse professionalità. Tutti i presidenti, prima di lui, hanno lasciato carta bianca alle diverse liste della coalizione che si spartivano i posti del listino secondo il più classico manuale Cencelli. Quindi, un punto a favore di Zingaretti che ha scardinato la logica dei partiti. 

Quali sono invece le altre posizioni in campo ? I 5 stelle che vengono eletti con una manciata di preferenze, preferiscono l’abolizione del listino perchè in caso di vittoria avrebbero più o meno 28 posti a disposizione. 

Il centrodestra, quasi non si pone il problema, anche se si segnalano presenze di accaniti sostenitori del Listino. Nel caso si trovasse un candidato credibile, infatti, è allettante per molti capi bastone, l’opportunità di essere eletti senza preferenze. 

E poi veniamo al PD. Qui il problema si presenta soprattutto per gli eletti nella provincia di Roma. I “luogotenenti” delle province, in fondo al cuore hanno la speranza che il listino sia confermato. Così facendo, ci sarebbero altri consiglieri a rappresentare il territorio, ma innocui dal punto di vista della ricerca del consenso e da quello delle piccole clientele. 

Le note dolenti arrivano dal PD. Nel 2013 gli eletti a Roma furono 10. Di questi, al momento, solo Riccardo Agostini passato ad MDP, non sarebbe della partita. Gli altri, immaginando una contrazione di consensi per il PD sperano di recuperare posti da consigliere eletto grazie all’abolizione del Listino. Chi avrà la pazienza e la voglia di studiare i dati delle presenze in aula e nelle commissioni della Pisana, sicuramente convergerà sulle logiche Zingarettiane……meglio 10 pretoriani! 

paquito

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