Don Franco De Donno: «Mi candido a Ostia per ridare speranza alla gente»

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Don Franco De Donno: «Mi candido a Ostia per ridare speranza alla gente»

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La maggior parte dei 40mila parrocchiani di Santa Monica ha plaudito al «coraggio» di don Franco De Donno (certi che la sua umanità sia sinonimo di «affidabilità») che si è candidato a presidente del X Municipio, autosospendendosi dal ministero sacerdotale. Nel frattempo i Cinque Stelle hanno indicato quale candidata Giuliana di Pillo, i Fratelli d’Italia Monica Picca e Casa Puond Luca Marsella. Il Pd attende il decreto che a breve sancirà la data delle prossime elezioni, probabilmente a novembre, in quel Municipio. La candidatura di De Donno ha mandato in fibrillazione i militanti  di CasaPound che domenica mattina hanno realizzato un sit-in davanti alla chiesa di Santa Monica con lo striscione: «De Donno: da prete a candidato, comizi in chiesa e prima l’immigrato».

Don Franco apre questa intervista precisandoci che la sua scelta «non deriva dal percorso ecclesiale ma dall’impegno caritativo e sociale che ho svolto a Ostia con la Caritas. E’ nella conoscenza quotidiana con l’incontro delle persone dei loro bisogni che mi ha permesso di dire si a un desiderio che viene dalla base.»

Don Franco, cosa intende per base?

Intendo il popolo perché dall’alto non poteva venire, ne dall’istituzione alla quale ho dato anche fastidio, né poteva venire dalla Chiesa perché trasgredisco a un articolo del codice canonico. per cui la sfida cui mi accingo viene dalla gente. Viene da tanti giovani che condividono con me il lavoro e da tante persone che si sono date da fare perché i loro problemi venissero almeno ascoltati. Noi l’abbiamo fatto anche se la burocrazia istituzionale  non ci consentiva di realizzare il nostro progetto di volontariato su casa, lavoro, salute, immigrazione, emarginazione.

Non credo che il Municipio abbia i poteri per risolvere questi problemi.

E’ vero, ma al municipio è mancata la vigilanza nei confronti delle decisioni che venivano prese dal Comune ad esempio sugli sgomberi.

Nella sostanza lei chiede che i Municipi abbiano più voce su questi capitoli. 

Sì perché solo così si possono evitare situazioni critiche come è successo a Roma, che hanno portato alla decisione del ministro Minniti per la quale ad ogni sgombero deve corrispondere una soluzione alternativa.

Par di capire che lei punterà la sua campagna elettorale sui problemi più generali della giustizia sociale.

Certo, giustizia che riguarda le persone, siano esse italiane o straniere, ma una giustizia  per la quale ciascuno si metta in fila per ottenere l’aiuto istituzionale a seconda della priorità dei diritti. Perché la giustizia sociale comprende la legalità.

Ostia è un po’ la somma di tutte le contraddizioni, talora laceranti, della Capitale. Quindi entrando nello specifico quali sono le soluzioni più urgenti che lei adotterebbe una volta eletto.

In primo luogo l’attenzione alle periferie estreme , Idroscalo e Nuova Ostia. Sull’Idroscalo ho fondato un coordinamento mettendo insieme il comitato di quartiere, il consorzio,  la Comunità Foce Tevere e la Comunità rumena. Il tutto per evitare che queste periferie restino dietro un muro che le separa da Ostia ma vengano considerate una ricchezza di umanità. Analogo coordinamento abbiamo fondato a Nuova Ostia in quella  Piazza Gasbarri dove grava l’ombra della mafia e del racket. Anche lì c’è una miriade di realtà positive che attendono di unirsi. Parlo delle scuole, del teatro Faralume, della spiaggia libera. E ancora dell’Asilo del Mare, della scuola di pace del San’Egidio, della comunità di quartiere Nuova Ostia costituita da un gruppo di donne che hanno protestato contro Ama per la sua totale assenza. E infine avremo una grande attenzione per i comitati di quartiere presenti nel Municipio.

Non pensa che negli ultimi tempi l’attività dei comitati si sia rattrappita su problemi marginali?

Certo, ma noi li vorremmo valorizzare come agenzie di democrazia e governo partecipato per prendere decisioni condivise dopo averli consultati. 

Parlando di legalità e sicurezza, Ostia è migliorata in questi ultimi due anni di commissariamento?

Penso di sì, anche se i commissari non ci hanno mai fatto sapere nulla di quello che facevano o hanno fatto. Ci auguriamo che lasciando l’incarico ci lascino una relazione. Tuttavia sul territorio gli effetti di questo intervento non sono visibili. Comunque sono interventi giusti in nome della legalità e non della socialità che è ferma da due anni perché manca il progetto politico tanto che l’aula del Consiglio di Ostia si va coprendo di ragnatele.

Però ci sono stati atti di legalità come gli sgomberi che hanno avuto pesanti ricadute sociali.

C’è una legalità che può annientare le persone e la parte politica è intervenuta con la Raggi. Si sono pulite le spiagge, allocati più bagnini, il tutto con molto ritardo. Ma questa improvvisazione si è manifestata con ‘l’emergenza freddo’ quando tutti contenti dopo 45 giorni  mi hanno annunciato di aver messo a disposizione la Stazione Stella Polare, completamente aperta.

Secondo lei ad oggi Ostia, con i suoi 180mila abitanti, è ancora una ‘bomba sociale’ considerando anche le infiltrazioni malavitose?

Veda, nonostante tutto nei sotterranei, nelle ‘catacombe’ di Ostia, c’è una ricchezza enorme di umanità e di giovani impegnati, ma ci vuole qualcuno che faccia riemergere la speranza che faccia rimboccare le maniche per riacquistare un senso di appartenenza per uno dei posti più belli di Roma. Ho fiducia in questa comunità. Dobbiamo sfruttare il principio di ’sussidiarietà’ che ci dà la possibilità di realizzare a costo zero, visto che i soldi mancano. Cura delle spiagge in anticipo, vigilanza sugli incendi utilizzando spazi sociali dentro la pineta e tanto altro anche per l’inclusione lavorativa e l’istruzione.

Ha mai avuto problemi con la criminalità locale?

Io sono il presidente dello sportello antimafia da 13 anni con Tano Grasso, ma da questo osservatorio vediamo solo la parte finale dell’azione criminale. Siamo parte civile ai processi Fasciani, Triazzi e Spada, ma i frutti velenosi li vediamo quando le persone usurate, taccheggiate, minacciate  vengono al nostro sportello. Questi fenomeni si espandono e allignano dove non c’è la presenza della istituzione. Ad esempio per controllare i subaffitti gestiti dal racket, gli stabilimenti balneari, il gioco d’azzardo,  gli esercizi commerciali che spesso chiudono perché taglieggiati. Certo, la mafia di Ostia non si presenta con il kalashnikov, ma è una mafia che fa capire che  dà lavoro . Noi  abbiamo bisogno di gente che faccia impresa liberamente senza la paura dell’avvoltoio che improvvisamente ti piomba addosso. Quindi spetta alle forze dell’ordine il contrasto duro, ma noi dobbiamo accerchiarla con la sussidiarietà, la cittadinanza attiva , la partecipazione dei cittadini . La mafia avanza dove c’è il vuoto persino e indirettamente, nelle modalità del bullismo scolastico.   

Un’ultima domanda riguarda il suo rapporto con le forze politiche.

Noi siamo lista civica non partitica  e gli apparentamenti potranno esserci ma loro con noi non il contrario. Ci stiamo pensando, ma con il Pd ci sono difficoltà perché è in una condizione di confusione interna, mentre i Cinque stelle i Fratelli d’Italia e Casa Pound hanno già i loro candidati. Anche la sinistra sinistra sta pensando di prendere in considerazione un appoggio a noi , ma noi vogliamo rimanere a-partitici puri e trasparenti e chi si apparenta dovrà farlo senza logo e con una nostra valutazione attenta delle persone che entrano in queste liste.

La sede del suo comitato dov’è?

La sede di Laboratorio Civico X sarà itinerante nei territori di Ostia. 

Giuliano Longo

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