Sempre più difficile l’accesso agli atti del Comune di Roma

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Sempre più difficile l’accesso agli atti del Comune di Roma
Virginia Raggi (foto Paolo Pizzi)

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Con l’entrata in vigore del Decreto Trasparenza conosciuto anche come FOIA ossia Freedom of Information Act, l’Italia è passata dal 97° al 54° posto nella graduatoria del Right To Information Rating che misura l’accessibilità alle informazioni della pubblica amministrazione.

In un sistema ideale basato sulla più totale trasparenza  l’accesso agli atti amministrativi dovrebbe essere norma e il diniego l’eccezione perchè lo spirito autentico della misura era e doveva essere,  volto al massimo accesso con il minimo dei vincoli.

Cosa sta facendo una amministrazione come quella romana della Raggi che si basa sulla trasparenza e sulla democrazia civica partecipata?

Si sta dotando dei giusti strumenti a questo fine oppure è ancora pericolosamente abbracciata a una burocrazia difettosa e difensiva che prevale ancora e sempre sul diritto di conoscere dei cittadini?

È di questi giorni una pesante polemica a seguito di un articolo apparso su un quotidiano nazionale che denunciava il contenuto di 2 articoli, in corso di approvazione, del Regolamento Comunale che regola la trasparenza amministrativa. Uno riguardo l’accesso agli atti da parte della stampa e l’altro l’accesso agli atti da parte dei consiglieri, assessori e presidenti di municipio. Il contenuto dell’articolo è stato prontamente contestato dall’Assessore Marzano che, nel suo comunicato stampa, dichiara che il regolamento in questione si ispira ed è in linea con il citato FOIA.

Senza entrare nella polemica tra l’Assessora e la giornalista autrice dell’articolo ci preme comunque sottolineare la nostra preoccupazione.

Troppo spesso gli atti amministrativi presenti sul sito comunale sono aggiornati con lentezza disarmante, troppo spesso l’accesso agli atti da parte dei cittadini viene ostacolato con dinieghi e lungaggini ingiustificate.

Se fosse vero, secondo le nuove disposizioni, che i dirigenti comunali devono tenere in conto l’eventuale danno all’immagine conseguente alla divulgazione di atti non verificati, la cosa ci preoccupa e ci fa pensare che stia prevalendo la burocrazia difensiva che ci vede troppo spesso come sudditi costretti a mendicare ciò che gli spetterebbe di diritto piuttosto che cittadini informati.

L’amministrazione grillina ha sempre vantato una sua totale trasparenza, non solo, ma ha sempre proclamato di voler interagire con i cittadini utilizzando anche strumenti on line e non confrontandosi con una burocrazia che si difende dietro possibili dinieghi o estenuanti lunghezze burocratiche.

Ragione di più per ottenere chiarezza su una norma che rappresenterebbe una precisa scelta politica di opacità.

Balthazar 

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