Spezziamo una lancia a favore degli immigrati sgomberati da piazza Indipendenza

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Spezziamo una lancia a favore degli immigrati sgomberati da piazza Indipendenza

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Hic manebimus optime, sembravano dire i 500 sgomberati questa mattina da piazza Indipendenza dopo essere stati cacciati, qualche giorno fa, dal palazzo di via Curtatone, vicino alla stazione Termini che in passato era stato la sede di Federconsorzi e dell’Istituto superiore di protezione ambientale (Ispra).

Un ordine del magistrato che ha fatto levare gridolini di gioia ai razzisti e, perchè no, ai fascisti, da Casa Pound ai tanto ‘istituzionali’ Fratelli D’Italia di Giorga Meloni. ‘Vittoria’ proclamavano sui social e con i loro comunicati quasi avessero vinto la battaglia della Stalingrado xenofoba. 

Abbiamo liberato la stazione Termini dai ‘negri’, termine che non usano onde non incorrere nei rigori della legge, ma che è pur sempre nei loro cuori illuminati dalla ‘fiamma’. 

Ebbene, se va detto che ha ragione l’ex prefetto Serra quando afferma che se ti do un posto dove annà, te ce devi annà perché sull’immobile occupato abusivamente non hai alcun diritto, va anche detto che questa triste vicenda fatta anche di donne, bambini e vecchi, ha una sua storia, che certamente non è di oggi.

Semmai alla sindaca Raggi si può imputare il ritardo dell’intervento, ma lei era in Corsica (pare) a preparare la decapitazione dell’assessore al bilancio Andrea Mazzillo su ordine della Casaleggio & associati per puntare su un livornese piuttosto pop. Ma questa dei migranti è vicenda che ha radici ben più lontane che quantomeno dovrebbe ricordare l’ex prefetto Pignatone o addirittura l’altro ex Gabrielli oggi a capo della Polizia.  

Intanto perché parte di questi migranti provengono dal Corno D’Africa (Etiopia, Eritrea e Somalia) che fu la costosissima gloria dell’impero di cartapesta del Duce e dell’imbelle Vittorio Emanuele II. Popolazioni a noi soggette cui dopo la guerra ci fu affidato una sorta di protettorato. Ma soprattutto perché questi, almeno in parte, risultano rifugiati tutelati dalla UNHCR, agenzia dell’Onu per la tutela dei migranti che sfuggono da guerre e persecuzioni innegabili in quell’aree dell’Africa. Quindi è gente protetta che non è arrivata con i barconi.

Questo non giustifica che nella illegalità della occupazione di quegli edifici possano aver allignato elementi di emarginazione anche criminosa, non certo di donne, bambini magari nati proprio nel palazzone (e che non avrebbero nemmeno diritto al contestato ius soli).

Ma se un problema di ordine pubblico, oltre che di decoro e legalità, poteva sorgere si ricorda che il 12 ottobre del 2013 un gruppo di immigrati, con la supervisione e il coordinamento dei professionisti delle occupazioni abusive, riuscì, grazie a un’azione di forza, a mettere in fuga la vigilanza armata che presidiava l’immobile. Quanto bastava ad un intervento tempestivo della forza pubblica. Da allora quei gli immensi locali vennero occupati da alcune centinaia di immigrati che lì hanno eletto la propria residenza, trasformando in abitazioni i 33mila metri quadrati del palazzo. Residence divenuto, anche al costo di pochi euro al giorno a persona, albergo per molti che da quella parte del continente africano arrivano a Roma senza avere un punto d’appoggio e snaturando così la funzione sociale di una occupazione pur sempre abusiva. 

Fra bombole a gas e affollamento questa storia va avanti da quattro anni  mentre il proprietario, il fondo Omega di Intesa, Enasarco e Inarcassa che l’ha comprato nel 2011 è stato costretto a pagare le utenze: luce e acqua per 575mila euro all’anno. Più 240mila euro di tasse di proprietà.

Sino a quando il 12 aprile 2016 il commissario straordinario del Comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, inserisce nell’elenco degli immobili da sgomberare anche quel palazzo. Da allora tutto tacque sino quando arriva l’ordine di sgombero e i successivi tafferugli con le forze dell’ordine nei giardinetti di Piazza Indipendenza dove parte degli sgomberati si erano accampati.

Domanda: è mai possibile che in questi 4 anni nessuno abbia mai pensato di risolvere il problema? Perché tu (istituzioni) ci hai fatto campare la gente con tanto di bombole gas, giacigli, speculazione alloggiativa, degrado e probabilmente illegalità, con quelle donne, vecchi e bambini che magari vanno a scuola nei pressi? Chi li ha abituati a vantare un diritto che loro non spetta? Qualcuno gliel’ha spiegato 4 anni fa anche con metodi bruschi? Non si potevano trovare soluzioni già allora? 

Il dubbio ci attanaglia per i 500 soggetti allocati un po’ qua e là senza futuro.

Giuliano Longo

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