Pisapia si sgancia dagli scissionisti e il laboratorio della sinistra nel Lazio soffre

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Pisapia si sgancia dagli scissionisti e il laboratorio della sinistra nel Lazio soffre

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Pisapia getta la spugna e nella sostanza non si candida alla premiership di quella sinistra sinistra che comprende i cosiddetti ‘scissionisti dell’Mdp. Da giorni, dopo il suo abbraccio con la ministra Boschi alla festa dell’unità di Milano,  lo stesso Speranza, leader di Mdp, sollecitava una presa di posizione  dell’ex sindaco di Milano nei confronti di Matteo Renzi che a suo modo ha favorito la scissione emarginando la corrente di Bersani quando era ancora nel suo partito. 

Alla fine di un comunicato che va letto fra le righe, Pisapia ha ritenuto utile «rinviare l’incontro con gli esponenti di Mdp previsto per oggi.» Il suo ragionamento tutto in perfetto politichese d’antan recita che «c’è bisogno  di una nuova soggettività politica come già richiamato nella piazza del primo luglio, e non di una semplice federazione, nella quale una sinistra di governo si riconosca pienamente con il contributo delle tradizioni politiche, civiche e sociali, ambientaliste e del cattolicesimo democratico.» Boh!

Quindi  «non c’è spazio per una politica costruita con la testa rivolta all’indietro.» Dove il riferimento all’area di Bersani e D’Alema risulta estremamente chiaro. Insomma Pisapia con i nostalgici di una socialdemocrazia alla Sanders targato Usa o un Corbyn  targato UK non ci vuole stare.  Quanto questa scelta possa incidere sul futuro di Mdp,  quotato al 3/4% del consenso elettorale, è difficile dire anche se il  Campo Progressista dell’ex sindaco di Milano  non quotava più dell’1/2%.

Resta il fatto che per quanto riguarda il Lazio, dove il vicepresidente di Zingaretti, Massimiliano Smeriglio è stato uno dei fondatori di Mdp, pare sfumare  l’ipotesi  di larga unità della sinistra alle regionali che ha condotto il governatore alla vittoria del 2013. Modello che avrebbe potuto indurlo ad un anticipato scioglimento del consiglio regionale per il voto a novembre in coincidenza con le regionali siciliane. Senza contare che il rapporto fra Zingaretti e Pisapia, sponsorizzato da Goffredo Bettini, oggi euro parlamentare, si era consolidato ben prima della scissione in vista di quel referendum costituzionale che Renzi avrebbe poi perso di larga misura nel Lazio.

Per quanto riguarda Mdp è oggi difficile stimarne il suo peso elettorale dal momento che questa formazione non ha ancora cominciato a consolidarsi nei territori eccetto forse nell’area dei Castelli Romani dove l’ex consigliere regionale Umberto Ponzo si era dato da fare con una serie di iniziative ancor prima della scissione. 

C’è poi un’altra difficoltà per l’attuale governatore del Lazio, perché ove si ricandidasse per le regionali (come più volte dichiarato pubblicamente) con una coalizione di sinistra, si troverebbe  a competere  con un maggioritario dove in regione si vince con un voto in più, mentre alle elezioni politiche  si andrebbe con un proporzionale con un  Renzi che gli scissionisti in coalizione non li vuole proprio. 

Così dopo ‘il gran rifiuto’ di Pisapia cadrebbe quel laboratorio Lazio, auspicato da alcuni,  dove l’unità a sinistra de noantri poteva far da pendant alla strategia di Renzi che vede un Pd tutto da solo e proiettato verso un improbabile 40% dei consensi.

Eppure Zingaretti rimane l’unico esponente di spicco di quella minoranza del Pd battuta al congresso di Roma con un risicato 20% dei consensi sulla mozione dell’attuale ministro di Giustizia Orlando. Congresso che di fatto ha sancito a Roma l’egemonia del renzianissimo Matteo Orfini nelle cui mani starà la definizione delle liste per i parlamentari di Roma e del Lazio per le  politiche del prossimo anno.

Piapia si pone quindi fuori dai giochi della sinistra sinistra lasciando la patata bollente della premiership al giovane Speranza, ma soprattutto ai ‘rottamati’  Bersani e D’Alema in un gioco che si va logorando nella ricerca di un leader e fra alchimie politiche d’altri tempi che potrebbero soffocare il neonato Mdp ancora in fasce. Nè basterà l’1% di Pisapia, già straniero a Roma, per risollevare le sorti di una coalizione di centro sinistra nel Lazio che potrebbe vedersela  con la grillina Roberta Lombardi e magari con una lista civica targata Pirozzi.

Morale: rischio sconfitta e cambio della guardia alla Cristoforo Colombo.

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