Per la difesa di Carminati Mafia Capitale è un “processetto gonfiato dai media” 

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Per la difesa di Carminati Mafia Capitale è un “processetto gonfiato dai media” 

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a cura di Giuliano Longo

Sono due le date della possibile sentenza del processo Mafia Capitale. La sentenza potrebbe infatti arrivare il prossimo 18 luglio o il 10 settembre. La riserva verrà sciolta nel corso dell’udienza del prossimo 13 luglio, dopo che saranno ascoltate le dichiarazioni spontanee di Salvatore Buzzi.

Oggi invece la Corte ha ascoltato l’arringa difensiva dall’avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore di Carminati. “Dopo 240 udienze, questo resta un processetto” ha detto, parlando anche di pregiudizi nei suoi confronti. “Mi sono fatto la fama di provocatore” perché  “nel corso della prima udienza mi permisi di qualificare questo processo come un processetto” che, per Naso, rimane tale nonostante questo procedimento abbia raccolto 10 milioni di carte, censurato 4 milioni di pagine di brogliacci, trascritto 80mila intercettazioni.

Un processetto dal punto di vista tecnico-giuridico perché “non c’è alcun aspetto che merita un motivo di studio da parte di nessuno di noi difensori. Non c’è un argomento che mi abbia costretto a fare una ricerca giurisprudenziale. Non c’è niente in questo processo”.

Poi ha sfidato i cinque i procuratori della repubblica che si sono applicati in questo procedimento a indicare quando il suo assistito, nei precedenti processi a suo carico, sia mai stato definito il ‘pirata’ o il ‘cecato’ a dimostrazione che “i processi si fanno con quello che scrivono i giornalisti“.

Ripercorrendo le precedenti vicende giudiziarie di Carminati, l’avv. Naso ha parlato del furto nel caveau del palazzo di Giustizia di piazzale Clodio avvenuto nel luglio del 2000. Ma “Quale lista? (con cui ricattare personaggi influenti, ndr). Nel caveau cercavano gioielli”. E “ammesso che i magistrati che avevano cassette lì ci tenessero dei documenti riservati non erano certamente compromettenti”. Anzi sarebbe una ipotesi   “offensiva nei confronti di persone che stavano ricoprendo cariche istituzionali”.

Nel merito del processo in corso Naso ha fatto un confronto con quello relativo all’omicidio Pecorelli, il giornalista dei ‘segreti’ assassinato in circostanze misteriose nel marzo del 1979 e per i quale anche Carminati fu processato. “Sia lì che qui – ha detto – non si è processato un fatto di reato, ma si sono investigati degli imputati per quello che erano o per quello che qualcuno credeva che fossero”.  Ma se quello “è stato un processo drammatico, questo attuale è un procedimento farsesco” quello attuale è “infernale e dantesco in cui il Virgilio della situazione è il presidente del tribunale che ha saputo governare questo dibattimento, con 4 udienze a settimana per due anni”. Mentre la Procura di Roma “ha scaricato sul tavolo del giudice una massa enorme di dati, di carte e di intercettazioni per impedirgli di effettuare il vero controllo della legalità”.

Nel merito della ponderosa indagine il penalista ritiene sia stata condotta da investigatori “cresciuti a pane e internet” senza che “si fossero andati a leggere le sentenze” per capire  “come mai alla fine sono state assunte determinate decisioni nei confronti di Carminati. In questa aula – ha aggiunto – sono volate delle leggende metropolitane che sono in realtà delle colossali fesserie, grazie anche a una stampa che ha dato prova di servilismo e di professionalità carente che nemmeno ai tempi del terrorismo si è manifestata in forma così becera e approssimativa, agendo come cassa di risonanza di ogni iniziativa della Procura…”.

A fronte di questo processato la richiesta di Naso è quella di una “grande sentenza” della Corte per  ristabilire la legalità con la “garanzia dei diritti individuali e della libertà che in questo processo sono stati lesi, financo il diritto di difesa“. Quindi ha concluso “mi aspetto dal tribunale una sentenza politicamente scorretta che non tenga conto di niente che possa in qualche misura intaccare il vostro libero convincimento e che sia resa in ossequio esclusivamente a quanto emerso  dal processo”.

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