Per la difesa Buzzi è vittima del sistema corrotto dei partiti

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Per la difesa Buzzi è vittima del sistema corrotto dei partiti

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Prosegue nell’aula bunker di Rebibbia l’arringa dell’avvocato Alessandro Diddi in difesa del suo assistito Salvatore Buzzi nel corso del processo per mafia capitale.

LA DIFESA

«Un falso storico – ha detto l’avvocato –  che Buzzi abbia utilizzato Massimo Carminati come strumento per arrivare all’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno.» Diddi ha fatto riferimento alla cena avvenuta al Baobab dove in una foto  compaiono Luciano Casamonica, Franco Panzironi attovagliato  con Giuliano Poletti, Umberto Marroni e Daniele Ozzimo. E dall’altra parte Gianni Alemanno, Angiolo Marroni e Venditti, presidente della Lega coop Lazio. La foto e’ dell’agosto 2010. «E’ lì che Alemanno e le coop di sinistra hanno fatto l’accordo» ha sottolineato Diddi, ricordando come l’incontro tra Buzzi e Carminati risalga al settembre-ottobre 2011.» 

Aggiungiamo che  immagini di analoga cena con alcuni degli stessi personaggi furono pubblicate da questa testata l’anno successivo a riprova di una sorta di consociativismo (destra e sinistra) che Buzzi era riuscito ad imbastire.   

Diddi ha ricordato che Buzzi e Alemanno, per un breve periodo erano stati insieme nel carcere di Rebibbia e si erano riconosciuti anche successivamente dandosi del TU. Quindi per Diddi «è un falso di questo processo sostenere che Carminati sia servito a Buzziper fare pace con la giunta di destra.» 

Parlando delle nomine nelle municipalizzate  il difensore di Buzzi ha aggiunto che «nessuna è stata ispirata dal mio assistito. Vengono fatte nelle stanze dei partiti, ogni cda deve rispecchiare la rappresentanza del consiglio comunale. Sono regole che sono scritte nella pietra. Tutte le municipalizzate funzionano in questo modo.»  In questo paese – ha spiegato attaccando tutta la classe politica – «le cose funzionano sempre secondo lo stesso schema schifoso: il potere, la raccomandazione. Buzzi è diventato un capro espiatorio» mentre Mafia capitale «è diventata la copertina per giustificare le nefandezze di questo paese.» 

Emerge chiaramente dalla difesa dell’avvocato Diddi l’intento di smantellare l’imputazione mafiosa per il suo assistito semmai corruttore, ma anche vittima del sistema. 

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