Uffici consiliari di via del Tritone senza acqua: dichiarati inagibili

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Uffici consiliari di via del Tritone senza acqua: dichiarati inagibili

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La sede dei gruppi consiliari di via del Tritone, a Roma, da ieri è senza acqua. Una situazione inaccettabile per il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito, il quale ha annunciato che da stamattina l’edificio è stato anche dichiarato inagibile «nonostante – aggiunge – la società Prelios sia tenuta a garantirne la piena funzionalità».

Tali disservizi, prosegue «non consentono ai consiglieri e ai loro staff di lavorare e di convocare le commissioni capitoline, bloccando di fatto l’attività politico amministrativa. Va trovata una soluzione immediata: valuteremo quindi tutti gli istituti giuridici per tutelare l’Amministrazione e per evitare sprechi di denaro pubblico a danno dei cittadini».

Ma a questo punto sorge il dubbio che la responsabilità di questo disagio ricada esclusivamente sulla Prelios, perché il consigliere Pd Orlando Corsetti, intervenendo in Aula Giulio Cesare nel corso dell’Assemblea capitolina, ha tuonato «questa amministrazione non riesce neanche a pagare le bollette. Gli uffici dei gruppi di via del Tritone sono da ieri senz’acqua e da oggi inagibili perché non sono state pagate le utenze. Noi non riusciamo a lavorare, mi pare grave», ottenendo immediate rassicurazioni dal presidente De Vito.

Va ricordato che la Prelios aveva ottenuto l’appalto nel maggio 2015 con l’amministrazione Marino, assessore competente Alessandra Cattoi, nonostante il bando di gara che avrebbe dovuto individuare il nuovo gestore delle proprietà capitoline era stato pubblicato l’8 ottobre 2014. Il Gruppo Prelios, fra gli altri immobili capitolini in gestione, annovera anche la palazzina in via del Tritone in cui si trasferirono i gruppi consiliari che in precedenza erano in via delle Vergini, al costo di 1,5 milioni all’anno. L’operazione suscitò le reazioni immediate del precedente gestore, la Romeo spa, che perse la gara a favore della Prelios grazie a un ribasso dell’offerta del 69,78%. Così arriviamo alla determina di aggiudicazione, del 4 maggio 2015, che dà il nullaosta all’appalto per 1 milione 836mila euro, durata 2 anni, anche se allora il complesso fu giudicato «troppo piccolo» dai gruppi consiliari stessi.

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