Parentopoli, partono le lettere di licenziamento in Atac

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Parentopoli, partono le lettere di licenziamento in Atac
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La parentopoli Atac che travolse l’amministrazione Alemanno nel 2010 sta giungendo al suo epilogo, infatti la società capitolina di trasporto pubblico comunica che «dando corso a quanto richiesto dal Tribunale di Roma che, nella sentenza pronunciata all’esito del processo cosiddetto “Parentopoli»  ha invitato Atac a «provvedere al ripristino della legalità…»  comunicando ai dipendenti interessati la immediata cessazione del rapporto di lavoro per nullità.

 

La decisione di Atac, spiega l’azienda in una nota, «è arrivata al termine dei doverosi approfondimenti tecnico-giuridici sulle posizioni lavorative ancora presenti in azienda fra quelle dichiarate dal Tribunale ‘non solo illegittime ma anche illecite’.»

I licenziamenti dovrebbero riguardare almeno 33 dipendenti assunti fra il 2008 e il 2010, ma già l’assessora alla mobilità Linda Meleo aveva preannunciato i licenziamenti a fine marzo affermando di aver preso atto delle motivazioni della sentenza di condanna  per assunzioni «avvenute esclusivamente per logiche clientelari, in modo illegittimo e illecito.»

Il processo di primo grado sulla Parentopoli  si era chiuso lo scorso anno  con quattro condanne, tra le quali  quelle a tre anni e sette mesi di reclusione per l’ex amministratore delegato della municipalizzata Adalberto Bertucci, due anni e tre mesi per il successore Antonio Marzia, tre anni e un mese per l’ex dirigente dei Servizi informatici Luca Masciola e un anno e otto mesi per il dirigente Vincenzo Tosques. Assolto l’ex assessore all’Ambiente del Campidoglio Marco Visconti mentre per Tullio Tulli, ex direttore generale di Trambus spa, è stata dichiarata la prescrizione.

In 125 pagine le motivazioni della sentenza dell’inchiesta Parentopoli Atac spiegavano che la  condanna dei 4 dirigenti ai vertici della municipalizzata dei trasporti, durante la consiliatura Alemanno, le assunzione avevano una stessa matrice: « Frutto di decisioni arbitrarie e clientelari, come risulta dal fatto che molti degli assunti, totalmente privi di qualsiasi professionalità e competenza, erano legati da rapporti di affinità e conoscenza con esponenti politici, romani o tiburtini, di Forza Italia o Alleanza nazionale o persone a costoro vicine ed erano espressione del volere, per nulla trasparente, dell’amministratore delegato del momento o del direttore del personale.»

Fra l’elenco degli assunti  quelli legati ai politici di destra: da Stefania Fois, moglie del tesoriere di Fi, Marco Marsilio, a quella del senatore azzurro Stefano Di Lillo, Claudia Cavazzuti. Dall’organizzatore della campagna elettorale del 2008 di Alemanno, Manolo Polla, alla segretaria dell’eurodeputato di Fi Antonio Tajani, Emanuela Gentili. Al gruppetto riconducibile a Bertucci: «Uno è suo genero, un altro è il suo autista personale. Quasi tutti provengono dal suo paese, Guidonia Montecelio» fra questi anche una ex cubista e il figlio del capo scorta di Alemanno.

Anche se la sentenza potrebbe venir rivista in Appello resta il fatto che le lettere di licenziamento sono già partite.

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