Scavi Metro C, scoperto antico acquedotto romano

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Scavi Metro C, scoperto antico acquedotto romano

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Un tratto dell’Aqua Appia, l’acquedotto piu’ antico di Roma risalente al 312 avanti Cristo, rinvenuto a poco meno di venti metri di profondita’ in piazza Celimontana durante gli scavi della Metro C. E’ questa l’ipotesi piu’ probabile legata alla scoperta definita “tra le piu’ interessanti degli ultimi anni” dagli archeologi, che ne parleranno in occasione del convegno ‘Roma medio repubblicana: dalla conquista di Veio alla battaglia di Zama’, in programma domani alle 14.30 all’Universita’ Sapienza (sala dell’Odeion – Facolta’ di Lettere).

 

“Sicuramente- spiega una nota della Soprintendenza speciale per il Colosseo che guida gli scavi e promuove il convegno- attraversava questo quartiere a una notevolissima profondita’”. L’opera per ora e’ stata smontata e in parte delocalizzata, in attesa di un rimontaggio futuro, in una sede ancora da individuare. A raccontare il ritrovamento e’ l’archeologa Simona Morretta, responsabile scientifico dell’area del Celio per la Soprintendenza, insieme a Paola Palazzo (Cooperativa Archeologia), che ha diretto lo scavo.

LO SCAVO – Nel mese di dicembre 2016 si sono concluse le indagini archeologiche svolte nei giardini di piazza Celimontana, sulla sommita’ del Celio, in occasione dei lavori della tratta T3 della Linea C della Metropolitana di Roma che collega il Colosseo a San Giovanni in Laterano. Lo scavo, preliminare alle opere civili, e’ stato eseguito all’interno del Pozzo 3.2, un pozzo circolare di aerazione di circa 32 metri di diametro, esteso per una superficie di oltre 800 metri quadri, ubicato nell’angolo nordorientale della piazza. Le indagini, durate due anni, sono state condotte sotto la responsabilita’ scientifica della Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale (Simona Morretta) e sul campo da Paola Palazzo, affiancata da archeologi e operai della Cooperativa Archeologia. Lo scavo si e’ attestato sul terreno geologico a una profondita’ media di 17/18 metri dall’attuale piano di calpestio, quota mai raggiunta nei saggi di scavo precedentemente eseguiti in piazza Celimontana. L’opportunita’ di raggiungere in sicurezza tali profondita’ ha permesso di esporre e documentare una eccezionale sequenza di stratigrafie e strutture a partire dalla Eta’ del ferro (sepoltura d’inumato con corredo, fine X-inizi IX avanti Cristo) fino all’eta’ moderna (fondazioni delle case popolari della fine dell’800).

L’ACQUEDOTTO – A una profondita’ di 17.40 metri e’ stato messo in luce un tratto di acquedotto sotterraneo in blocchi parallelepipedi di tufo granulare grigio (cosiddetto cappellaccio), che attraversa l’asse centrale del Pozzo 3.2 per una lunghezza di circa 32 metri e prosegue oltre l’area d’indagine delimitata dalle paratie di cemento. L’acquedotto e’ alto circa due metri compresa la copertura a doppio spiovente in tufo; i blocchi sono regolari, disposti in cinque filari sovrapposti. Il piano di scorrimento interno e’ costituito da uno spesso strato di cocciopesto, rinvenuto in perfetto stato di conservazione, che presenta una leggerissima pendenza da Est a Ovest. La totale assenza di tracce di calcare all’interno dello speco farebbe supporre che il suo utilizzo nel tempo sia stato limitato o che l’abbandono della struttura sia di poco posteriore a un intervento di manutenzione. All’estremita’ nord-orientale l’acquedotto utilizza come base la fondazione di una struttura preesistente, una vasca, anch’essa realizzata in blocchi in cappellaccio. All’estremita’ opposta, a ovest, su entrambi i lati l’acquedotto mostra tracce di un intervento di consolidamento, realizzato con la costruzione di speroni in tufo giallo. L’acqua veniva distribuita attraverso una tubazione in piombo (fistula aquaria), collegata all’acquedotto da una canaletta e un pozzetto di decantazione. DATAZIONE E

 

IDENTIFICAZIONE – Dai dati stratigrafici, la costruzione dell’acquedotto si puo’ inquadrare in un periodo di poco precedente la meta’ del III secolo avanti Cristo, cronologia che rimanda all’unico acquedotto noto di quest’epoca: l’Anio Vetus (272 avanti Cristo). Contro questa attribuzione vi sono pero’ dei motivi ostativi, costituiti dal fatto che l’Anio Vetus, secondo Frontino (la fonte principale per gli acquedotti di Roma antica), non passa per il Celio, e da problemi altimetrici. Piu’ verosimile e’ una possibile attribuzione all’Aqua Appia, l’acquedotto piu’ antico di Roma (312 avanti Cristo), che sicuramente attraversava questo quartiere a una notevolissima profondita’. In questo caso, pero’, gli esperti ipotizzano che la costruzione si sia protratta per alcuni decenni. L’acquedotto, insieme a una parte della vasca, e’ stato smontato in modo controllato e in parte delocalizzato per un rimontaggio futuro, in sede ancora da individuare.

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