Strage di Erba, parla Azouz Marzouk. Ancora troppi dubbi sul movente

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Strage di Erba, parla Azouz Marzouk. Ancora troppi dubbi sul movente

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Nel corso della puntata in onda questa sera, alle 20:30 su Retequattro, Quarto Grado-La Domenica intervista Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime della “strage di Erba”.

LA RICOSTRUZIONE DELLA STRAGE DI ERBA

La sera dell’11 dicembre 2006, nel paese in provincia di Como, scoppia un incendio all’interno di un appartamento; una volta spente le fiamme, i soccorritori trovano quattro cadaveri: Raffaella Castagna, suo figlio Youssef (poco più di 2 anni), la madre Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini. Il marito di quest’ultima è gravemente ferito.

I primi sospetti si concentrano su Marzouk, marito della Castagna e papà del bambino, inizialmente irrintracciabile ma in realtà in Tunisia.

Dopo un mese di indagini vengono arrestati i vicini di casa: Olindo Romano e Rosa Bazzi. Il 3 maggio 2011, la Cassazione condanna definitivamente entrambi all’ergastolo.

LE NOVITA’

Mercoledì 5 aprile, la Suprema Corte è chiamata a stabilire se possano essere compiute analisi su alcuni reperti individuati dalla difesa della coppia e mai esaminati prima: un accendino, per stabilire se sia quello con cui è stato appiccato l’incendio; un capello castano di 10 centimetri, trovato sulla felpa del bambino; un mazzo di chiavi, con portachiavi a forma di margherita; un giubbotto della Cherubini; il telefono della Castagna, mai esaminato per intero, se non per le ultime 14 chiamate; tracce di sangue e impronte, mai attribuite, e ora analizzabili con tecniche moderne. Qualora la richiesta della difesa venisse accolta, si potrebbe arrivare a un’istanza di revisione del processo.

QUARTO GRADO

Marzouk sarà ospite di “Quarto Grado-La Domenica” in collegamento da Zaghouan, città nei pressi di Tunisi, dove vive attualmente con la seconda moglie e le tre figlie.

In studio, a Cologno Monzese, ci saranno l’avvocato Fabio Schembri, legale dei Romano; l’avvocato Luca D’Auria, che assiste Marzouk; Marco Oliva, giornalista di una rete locale che da anni segue il caso.

L’INTERVISTA

Di seguito, stralci delle interviste realizzate dal conduttore Gianluigi Nuzzi e dall’inviata in Tunisia Francesca Carollo.

Nuzzi: «Avvocato Schembri, cosa presenterete mercoledì?»

Schembri: «Mercoledì c’è l’udienza in Cassazione: abbiamo chiesto che vengano analizzati questi oggetti, insieme ad altri. Questo è propedeutico a un’istanza di revisione. Qualora la Cassazione dovesse accogliere il ricorso, si svolgerà un incidente probatorio: quindi verranno analizzati quegli elementi che, una volta effettuate le analisi, potrebbero diventare nuove prove. Insieme ad altri elementi di carattere dichiarativo e scientifico, presenteremo un’istanza di revisione. Noi partiamo da questo presupposto: sulla scena del crimine, al di là dell’incendio, sono state repertate dal Ris di Parma tutta una serie di tracce che non sono attribuibili a Rosa e Olindo, ma sono di soggetti sconosciuti all’indagine».

Carollo: «Azouz, dopo 10 anni lei non è ancora convinto, ha dei dubbi: su cosa, esattamente?»

Marzouk: «I dubbi sono tanti: il capello; il mazzo di chiavi; l’accendino; la testimonianza del vigile del fuoco che sentiva dei lamenti della signora Cherubini, quando i Ris avevano detto che il taglio che aveva nella gola non le permetteva neanche di urlare; lo schizzo di sangue che c’è sulla tenda di casa sua; lo schizzo di sangue sulla porta d’ingresso di casa mia è sul retro e non sul davanti, cosa che porta a pensare che l’aggressore fosse dentro casa; la luce che era stata tolta alle 18; le contraddizioni dei verbali…».

Nuzzi: «Se ipotizziamo una dinamica diversa, se Olindo e Rosa non c’entrano, chi voleva male alla sua famiglia?»

M: «Nessuno ci voleva male, questo è sicuro… eravamo una famiglia normalissima, ma io non posso accusare nessuno».

N: «Si può sollevare qualche dubbio?»

M: «Basta leggere le carte e leggere il testamento che ha fatto Raffaella… una ragazza di 26 anni, che fa testamento a sua mamma che ne ha 50…».

N: «Secondo lei ci sono problemi di eredità?»

M: «Potrebbe essere un movente: non può essere un litigio tra vicini a portare a quella mattanza».

N: «Quante erano le persone che avevano le chiavi di casa sua?»

M: «I mazzi sono tre: uno mio, uno della mia defunta moglie e l’altro della famiglia Castagna. E, come ben sappiamo, la porta era aperta con le chiavi».

D’Auria: «La prima volta che mi sono trovato a leggere queste carte, dopo 22 anni di avvocatura, non potevo credere a quello che leggevo. In quale vicenda c’è il DNA, la confessione e la testimonianza di una delle vittime? Nessuna: questa è l’indagine perfetta. C’è di più: c’è il primo colpevole la sera stessa, il tunisino, che poi viene cacciato. Se lei va a leggere, come ha fatto Azouz, le singole tre grandi prove che tutti vorrebbero avere, non sta in piedi niente di ognuna di loro».

N: «Azouz, perché ce l’avevano tanto con voi Rosa e Olindo?»

Marzouk: «Questi litigi c’erano già prima del mio arrivo: noi abbiamo cercato in tutti i modi di trovare una soluzione per non infastidirli. E credo che non siano stati infastiditi così tanto. È arrivato anche il mio ex suocero Carlo Castagna a mettere il parquet per minimizzare i rumori. Nelle confessioni che hanno fatto, loro ce l’hanno soprattutto con Carlo Castagna».

Nuzzi: «La ricostruzione non la convince: perché?»

Marzouk: «La ricostruzione non mi convince prima di tutto perché non c’era corrente in casa: come facevano a sapere le posizioni dei tre, mia moglie, la mia ex suocera e mio figlio? Non poteva vedere al buio, erano le 20. La ricostruzione dei fatti non è vera perché una delle cose fondamentali è il taglio alla gola della signora Cherubini: non le permetteva di chiedere aiuto… le aveva preso le corde vocali, ma un pompiere ha testimoniato di aver sentito e di non aver potuto raggiungerla per salvarla».

N: «Però Olindo e Rosa si contraddicono tante volte».

M: «Sicuramente. Io ho visto tutte le confessioni: all’inizio dicevano sempre “non lo so, non lo so”».

Nuzzi: «Se uno è innocente, perché confessa?»

Schembri: «Perché magari vengono fatte, cosa che è successa, delle promesse: che la moglie sarebbe andata a casa e che lui, dopo 5 o 6 anni, l’avrebbe raggiunta. Ci sono 243 punti su cui io non ho ancora ricevuto smentita: i due non si contraddicono, ma dicono delle cose fasulle… per esempio sui colpi, su dove sono i corpi, che vestiti indossavano, se la luce era spenta o accesa. In una confessione dicono di aver usato un accendino in quella casa: i Ris di Parma accerteranno che, per appiccare l’incendio, sono stati utilizzati degli acceleranti di marche diverse e quindi non un semplice accendino. Frigerio dice di essere stato colpito da un soggetto mancino ma Olindo è destro… per 20 giorni Frigerio ha indicato un soggetto aggressore sconosciuto dalla pelle olivastra e non del posto…».

Nuzzi: «Azouz, ha mai incontrato Rosa e Olindo?»

Marzouk: «Li ho ospitati anche a casa nostra per cercare di trovare una soluzione. Una volta li ho chiamati io, li ho fatti salire a casa nostra».

Nuzzi: «In una lettera scritta a Marco Oliva, Olindo si rivolge ad Azouz. Scrive: “Non è stato, quello con Azouz, un rapporto felice, ma che ci ritenga innocenti ci fa piacere. Vorrei vederlo, da uomo libero (c’è la possibilità di un permesso  premio, ndr), per un confronto sereno”. Cosa risponde, Azouz?»

Marzouk: «Certo, anche adesso, mentre è in carcere. Vorrei parlargli, vederlo negli occhi per cercare di capire qualcosa».

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