Stadio della Roma: che succede adesso con il rischio idrogeologico?

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Siamo ansiosi di conoscere i particolari del nuovo progetto dello Stadio della Roma della Giunta Raggi, alleggerito dei tre grattacieli e di un po’ di spazi commerciali ma, inevitabilmente, anche di un bel po’ di infrastrutture pubbliche che la Giunta Marino aveva messo come contropartita per l’interesse pubblico dell’operazione.
Ma possiamo già avanzare una domanda su uno dei temi più gettonati del dibattito, il cosiddetto “rischio idrogeologico” dell’area di Tor di Valle, che prescinde da qualsiasi ridimensionamento delle cubature edilizie.

Perché, secondo il parere unico depositato da Roma Capitale il 31 gennaio scorso, il progetto è “non idoneo”  anche perché a rischio idraulico, tanto che, tra le “condizioni per addivenire a un parere favorevole” è prescritta  la  “ridefinizione del perimetro delle zone che interessano le aree … già soggette a rischio per eventi idraulici  R3 e R4 del Piano di Assetto Idrogeologico nonché delle fasce fluviali “A” “B” e “C” e conseguente declassificazione”. E bisogna dire che, consultando la mappa del PAI e anche la Relazione idrogeologica e  idraulica del proponente  Eurnova, l’area interessata dal progetto non risulta rientrare nella categoria di massimo rischio “R4”, né nella fascia “A”, ma  in quello “R3” e nella fascia B”. Sempre a rischio idraulico, ma con limitazioni meno stringenti.
Ma il vero punto, che potrebbe ancora compromettere l’operazione Stadio, riguarda le prescrizioni del Dipartimento Urbanistica immortalate nel citato parere unico.
Facciamo un passo indietro: quando Eurnova, nel 2014, presenta il primo progetto (tecnicamente: studio di fattibilità), viene convocata una conferenza dei servizi  preliminare, in cui vari uffici ed enti sono chiamati ad avanzare eventuali obiezioni insormontabili o prescrizioni indispensabili. L’Autorità di Bacino del Fiume Tevere – l’ente preposto a dare pareri  sui rischi idraulici – subordina il progetto ad alcune opere di messa in sicurezza, non del Tevere, ma del suo affluente Fosso del Vallerano, che mette a rischio – quello sì R4 e fascia A – il quartiere densamente popolato di Decima, adiacente a Tor di Valle. Infatti nella Delibera Marino/Caudo la messa in sicurezza del Vallerano è una delle condizioni imprescindibili.
Arriviamo all’attuale Conferenza dei servizi decisoria: stando a una nota del 20 gennaio, l’Autorità di Bacino conferma la linea della conferenza preliminare – il parere finale non è ancora stato depositato –  senza dare  indicazioni sui  tempi, ma limitandosi a prescrivere che il Fosso sia messo in sicurezza “ con priorità rispetto alle altre componenti“. Invece il parere unico  del  Comune va ben oltre e mette tra le  condizioni che l’area sia  “deperimetrata” nel Piano di Assetto Idrogeologico.
Una differenza non da poco, per la tempistica del progetto. Infatti, se il rilascio di tutte le licenze “edilizie, commerciali, sportive, dello spettacolo etc che discenderebbero dall’approvazione del Progetto definitivo sono  subordinate  alla ridefinizione del perimetro delle zone” oggi interessate dal rischio idraulico, significa  che potrà avvenire solo dopo la  fine dei lavori di messa in sicurezza del Vallerano, dopo il successivo collaudo e dopo il  buon fine delle pratiche burocratiche per la declassificazione del rischio nel  PAI.  Che probabilmente vuol dire anni.
In ogni caso, se il progetto  adesso è cambiato così considerevolmente,  sembra inevitabile che anche l’iter della conferenza dei servizi decisoria ricominci daccapo.  E vedremo che succederà con il “rischio idraulico”…
 
Anna Maria Bianchi

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