Mafia litorale, la mappa dei clan che governano la costa

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Mafia litorale, la mappa dei clan che governano la costa

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di ALBERTO SAVA

L’associazione Caponnetto, da tempo impegnata sul nostro territorio, torna a denunciare il grave fenomeno delle infiltrazione malavitose nei gangli economici del litorale, a nord di Roma. Un fenomeno purtroppo non sempre valutato nelle sue reali dimensioni dalle istituzioni locali. A Civitavecchia le mafie hanno puntato il business dentro e fuori il porto, anche se a Civitavecchia non si sono mai registrati fatti di sangue palesemente legati alla criminalità organizzata. Poco più a sud, invece, la cronaca registra omicidi di mafia. Nel Duemila a Cerveteri, nelle campagne di Ceri, furono giustiziati due fuggitivi, braccati dalla camorra per aver ucciso una bambina, durante una rapina a Pollena Trocchia, in provincia di Napoli. Qualche anno dopo, nel 2008, a Ladispoli ci fu una gambizzazione, per mano della criminalità organizzata, e nel 2011 a Cerveteri, nella zona di Monte Abatone, fu commesso un omicidio, riconducibile alla camorra. Per quanto riguarda Cerveteri, solo il sindaco Gino Ciogli ha tentato negli anni, seppure invano, di abbattere il muro di gomma che circonda gli insediamenti “anomali” sul territorio comunale.

“La recente operazione messa in atto dalla Dia di Roma sul territorio di Cerveteri e Ladispoli – spiega l’associazione A. Caponnetto – ha costituito, semmai ce ne fosse bisogno, la riprova della presenza della criminalità organizzata nelle aree a nord di Roma. Una presenza che andiamo denunciando da anni, e che ormai nessuno può permettersi di ignorare, visto il crescendo, da parte delle forze dell’ordine, di operazioni di contrasto (solo per citarne alcune la “Novae Caere”, la “New Generation”, “Giostra”, “Vesuvio”, “Land”, “Alsium” etc ) e arresti di personaggi legati a clan malavitosi quali i Mazzarella, i Sarno, i Giuliano, i Casamonica, i Birra-Iacovino ecc., e che, purtroppo, ha visto il territorio teatro anche di gravi atti di violenza e di sangue. Un’indifferenza che, visto quanto accade sul territorio, fluttua tra la complicità e l’ignavia visto il reiterarsi dei cosiddetti “reati spia” ovvero incendi, pestaggi, danneggiamenti, intimidazioni. e finanche omicidi, in numero così ingente da far percepire all’opinione pubblica una grave mancanza di sicurezza tant’è che qualche giorno fa è partita dai cittadini una raccolta firme al fine di sensibilizzare il ministero dell’Interno ad avere un commissariato su Ladispoli, Cerveteri e Santa Marinella”.

“I sequestri di volta in volta effettuati, inoltre – prosegue l’associazione Caponnetto –, avvalorano l’assunto che la presenza delle mafie costituisce un grave danno all’economia sana dei territori. Molte sono le situazioni da esaminare attentamente: dagli appalti milionari per servizi insoddisfacenti, all’abusivismo edilizio, al dilagare di attività e proprietà intestate a persone il cui tenore di vita non è giustificabile (esattamente come in quest’ultimo caso)”.

“Per questo – conclude l’associazione – invitiamo gli amministratori a un bagno di umiltà, a non sottovalutare e a non ritenere, come invece sembra emergere dalle dichiarazioni, ma soprattutto dalle non dichiarazioni, che quello delle mafie sia una presenza estranea al territorio e, in quanto tale, episodica. È stata questa una sottovalutazione pericolosissima che ha consentito si giungesse a questo punto. Le mafie radicano la dove gli anticorpi sociali e istituzionali sono deboli e dove davanti alle illegalità, la politica chiude un occhio. Per combattere la mafia non bisogna attendere solo lo sviluppo delle operazioni della Dia ma serve il concorso di tutti e senza alcun alibi di non conoscenza, sarebbe soltanto ridicolo. Noi continueremo a vigilare e a segnalare a chi di dovere le anomalie che registreremo sul territorio. Ci auguriamo di essere in questo affiancati dalle istituzioni”.

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