Dopo le polizze, le nomine e i “quattro amici al bar” Grillo rassicura la Raggi, ma c’è da fidarsi?

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Dopo le polizze, le nomine e i “quattro amici al bar” Grillo rassicura la Raggi, ma c’è da fidarsi?

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Mentre l’opposizione attacca spietatamente Virginia Raggi sulla polizza di 30mila euro stipulata a “sua insaputa” dal fedelissimo ex capo della segreteria Salvatore Romeo, la sindaca si dice sicura di sè soprattutto dopo aver parlato con Grillo. Anzi il gran capo del Movimento dopo le 8 ore di interrogatorio della sua protetta davanti ai procuratori avrebbe pure scherzato con lei (ma è pur sempre un comico) affermando che provvederà anche lui a stipulare polizze per tutti, tanto, come noto, i soldi non gli mancano.
IL CERCHIO – Ma se la storia delle polizze, 100mila per vari (ignari?) beneficiari, viene interpretata come una normale polizza liquidabile (facciamoci le corna) alla morte di Romeo o come una forma di risparmio riscattabile, rimane confermato quel sodalizio amicale che legava la sindaca non solo allo sconosciuto (per lei) benefattore, ma anche a quel Raffaele Marra che Romeo bazzicava da anni. Un rapporto di cordiale deferenza tanto che l’ex impiegato comunale lo definiva usualmente “capo”, in ragione del fatto che Marra era un dirigente comunale (sia pur in aspettativa) prima della sua fortunata ascesa al fianco di Virginia. Che poi la liason con Raffaele, cui inviava anche affettuosi biglietti di auguri in occasione delle festività a lui e famiglia residente a Malta, sia stata la sua rovina è un altro par de maniche visto che ha dovuto rinunciare ai 93mila euro anno come capo della segreteria.
I QUATTRO AMICI – In effetti qualcuno si era accorto del sodalizio dei “quattro amici” al bar che comprendeva oltre alla sindaca e i due ragazzi anche l’assessore Frongia per breve tempo vice sindaco dimissionato pure lui, anche se lo stipendio di assessore è pur sempre riuscito a mantenerlo. Chi si è legato al dito tutta questa storia dei 4 amici è la ex capo di gabinetto, la magistrata Carla Raineri, costretta a prendere il largo dal Campidoglio assieme all’assessore al Bilancio Minenna di cui anche da sinistra si tessevano tante lodi. Anche grazie al parere dell’anticorruttore Cantone cui la Raineri rimprovera un intervento affrettato senza nemmeno consultarla.
LA VERSIONE DI RAINERI – Così la magistrata, che ha già presentato un esposto in Procura, oggi da Radio 1 fa sapere: «Mi rifiutai di apporre il visto di legittimità sulla nomina di Salvatore Romeo che consideravo un’ipotesi scolastica di abuso d’ufficio». Quindi invitò Virginia a revocare quella nomina perché «con quel meccanismo, aspettativa e assunzione con articolo 90, di fatto veniva triplicato lo stipendio di Romeo». D’altra parte, prosegue «il gabinetto (di cui lei per qualche mese fu a capo ndr) era un guscio vuoto. Le funzioni erano state esportate verso Marra e Romeo». Quindi «non avevo il controllo di nulla, questi due personaggi vivevano in simbiosi con la sindaca, che io non vedevo». Quali possono essere le ragioni del potere di questo singolare sodalizio? Secondo la Raineri «l’ipotesi più plausibile era che questi personaggi l’avessero aiutata (la sindaca ndr) nella campagna elettorale, che le avessero assicurato un successo che peraltro era anche scontato, perché si capiva che il sindaco di Roma sarebbe stato un Cinquestelle».
Ipotesi più che legittima, ma è noto che il sodalizio funzionava ben prima della elezioni, quanto meno dal 2013 quando Marra chiese l’aspettativa dal Campidoglio per motivi di studio, in realtà fortemente osteggiato e su pressioni del Pd. Altrimenti non si reggerebbe la sua affermazione di aver fecondato il Movimento alla Speedy Gonzales nei pochi mesi della campagna elettorale.
In ogni caso l’affaire dell’assicurazione non è tale da mettere politicamente in crisi la sindaca che Grillo deve comunque tenere in piedi almeno sino alle prossime elezioni politiche. Semmai eventuali sorprese potrebbero venire proprio da Marra che alla Raineri non aveva risparmiato ambigue affermazioni del tipo “se parlo io qualcuno tremerà”.
LA POLPETTA – Escluse conseguenze parkinsoniane per chiunque, resta il fatto che la polpetta per Marcello De Vito era stata confezionata nel pieno delle comunarie, che con qualche centinaio di click avrebbero deciso la candidatura di Virginia. Risulta che la segnalazione della richiesta di questo accesso agli atti di Marcello provenisse dall’ufficio condoni di Risorse per Roma cui lui si era rivolto per avere notizie in merito ad una concessione edilizia. La liceità della richiesta di Marcello non bastò a dissipare i sospetti che gli pesavano addosso e Virginia fu la candidata. Chiunque abbia confezionato la polpetta non solo era conoscenza delle procedure amministrative, ma sapeva anche che era in ballo uno scontro di potere fra la fazione di Virginia e quella di Marcello come dimostrano le conversazioni in chat pubblicate da Affaritaliani.it.
Insomma volano gli stracci fra questi parvenu alla greppia del potere che richiamano l’esperienza di quella destra stretta attorno ad Alemanno che alimentò le varie parentopoli, l’emergenza abitativa, i punti verdi qualità ecc. Solo che loro, i grillini, non rubano, ma in compenso non governano, certi che i romani appagati  dagli strilli di «onestà onestà» possano sopravvivere alla degradante e mortificante decadenza della loro città.
Giuliano Longo

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