Selfie: se questa è la nostra immagine siamo davvero alla frutta

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Selfie: se questa è la nostra immagine siamo davvero alla frutta

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Spesso parliamo dei programmi Rai e lo facciamo anche in maniera poco lusinghiera, lo preferiamo perché è in gran parte sovvenzionata da soldi che provengono da una tassa per il possesso dell’apparecchio e quindi essendo soldi nostri ci sentiamo più coinvolti e inclini ad analizzare ed eventualmente criticare quello che produce. Questo non vuol dire però che la tv commerciale faccia solo cose egregie, tutt’altro. Anzi, le condizioni della concorrenza consentono alla Rai peggiore di sempre di continuare il suo cammino a testa alta.
SELFIE – L’altra sera, ad esempio, Mediaset si è prodotta in uno dei più clamorosi esempi di Tv compost-a prevalentemente dal peggio che si possa immaginare in termini di idee e di confezione. Parliamo di Selfie, un programma prodotto dalla “Fascino” quindi appartenente all’universo De Filippi Maria, meglio conosciuta come “La sanguinaria”, colei che macina successi come Amici (che infatti sono Amici di Maria mica di qualcun altro), regina incontrastata del primo pomeriggio con Uomini e Donne, inventrice della categoria antropologica del tronista, colei che ha sdoganato l’omosessualità in Tv con il trono gay, ebbene la suddetta Maria affida la conduzione di questa sua creatura ad una Simona Ventura in versione “Tale e Quale show” di Heat Ledger. Il programma ha anche un sottotitolo: “Le cose cambiano” e subito ci si chiede se c’è la voglia di sfidare i telespettatori o è puro caso sebbene beffardo. Perché mai in un programma tv le cose non sono cambiate come in questo Selfie e la presa per il culo risulta quindi essere mastodontica: il programma è un mix di idee già viste in altri programmi (e non parliamo di idee per le quali, come direbbe Guardì, si ferma l’Italia) rimasticate e letteralmente vomitate per la serata.
IL FORMAT – Ci sono i giudici come in altri 1000 programmi ma ci sono anche “i mentori” (personaggi di spicco della cultura italiana come Stefano De Martino, Alessandra Celentano, Simone Rugiati) e poi ci sono loro, i protagonisti dello show: persone che chiedono aiuto per cambiare il proprio aspetto (Brutto anatroccolo con Amanda Lear se ci sei batti un colpo) o per risolvere un problema come nel caso di Pamela Prati che mette a nudo non il proprio fisico mozzafiato da sexy sessantenne ma la sua fragilità: eh sì, la povera Pamela soffre da anni di claustrofobia e la cosa ci viene presentata come il peggiore dei mali. Adesso, massima comprensione per chi soffre di questo disturbo, ma quando Simona Ventura ripete per ben due volte che Pamela aveva firmato anche il contratto per fare la concorrente alla “sua” Isola dei famosi, contratto che poi ha dovuto rescindere a ridosso dalla messa in onda per colpa di questo male così invalidante nel buio della nostra testa, nel vuoto della scatola cranica che si è venuto a creare a causa della visione di questo programma si materializza un enorme “MA STICAZZI?” fatto con le pietre megalitiche di Stonehenge. Ma anche questa reazione apparentemente così spontanea è frutto di un disegno ben preciso.
L’ISTINTO – La costruzione del basso istinto e la destrutturazione delle buone maniere sono tra gli obiettivi del programma: il trash che c’è in noi deve venir fuori e chi meglio di Tina Cipollari (giudice!!!) può rappresentare questa epifania? Non è snobismo ma programmi come Selfie, così come Uomini e Donne ottengono un grande successo perché hanno in sé qualcosa di ancestrale, sono rappresentazioni teatrali extremely pop con attori il cui copione è basico e viscerale: la popolana, l’uomo della strada, il seduttore, il vecchio trombone, esistono dentro ognuno di noi, annidati, piu o meno nascosti, pronti ad uscir fuori ma se pure non dovesse accadere c’è il livello superiore, quello offerto dallo sguardo divertito di Maria che assiste sorniona mentre ciuccia una cartucciera di caramelle alla menta.
In quel caso ci eleviamo al livello del burattinaio e ridiamo con lei delle baruffe tra le signore del pubblico o aspettiamo con ansia l’intervento risolutivo, il “Maria ex machina”. Basterebbe dire che in Selfie, non c’è nemmeno la soddisfazione di vedere Maria che gioca al gatto col topo. Per la cronaca il momento top del programma è stato Stefano de Martino che ha interpretato l’uomo della strada apostrofando in malo modo la showgirl sarda tirando in ballo le persone che mandano avanti le famiglie con 800 euro al mese, quelli dello showbiz che “siamo dei privilegiati” con conseguente abbandono dello studio da parte della Prati e relativa indignazione della Ventura che non tollera che si varchi la soglia della buona educazione e del rispetto. Un copione perfetto che pagherei e anche parecchio per avere tra le mani. Perché se è pur vero che non sono soldi nostri è altrettanto vero che Selfie è l’immagine reale di una società distorta trent’anni fa proprio dalla tv commerciale. Mi sfugge: dov’è che sono stati concorrenti i due Matteo, l’ex premier toscano e il presunto candidato premier della destra odierna?

Tv Bob

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