Contrordine compagni, Roma Metro non si liquida

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Contrordine compagni, Roma Metro non si liquida

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Era il 3 novembre dell’anno domini 2016 quando Virginia Raggi, pimpante, annunciò in Consiglio che  Roma Metropolitane sarebbe stata messa in liquidazione «perché non ha fatto il suo lavoro». Ergo la partecipata capitolina  che si occupa  della realizzazione delle metro, doveva chiudere i battenti viste anche le contestazioni sui costi della metro C lievitati negli anni di quasi un miliardo. Detto fatto arriva il voto a maggioranza dell’Assemblea Capitolina per la “non ricapitalizzazione” della società. Game over, direte voi, se  non fosse che giovedì primo dicembre la Commissione Mobilità del Comune ha ratificato, con 5 voti favorevoli e uno contrario, un astenuto e l’abbandono della seduta della due consigliere del Pd, la nomina di un nuovo amministratore unico dell’azienda.

Infatti l’unico curriculum pervenuto e approvato dalla Commissione era quello dell’ingegnere Pasquale Cialdini che assumerà la guida della società a titolo gratuito. Esperienza  nel settore trasporti e infrastrutture (anche se ci dicono che di metropolitane se ne intenda ben poco) Cialdini è stato membro della Commissione intergovernativa «per il collegamento ferroviario Torino-Lione», lavorando a lungo per la Tav in val di Susa, una delle opere strategiche più criticate e osteggiate dal Movimento Cinque Stelle. Comunque sia, a caval donato non si guarda in bocca. Solo che il rinnovo dei vertici di MetroRoma significa che la società non verrà liquidata e che le affermazioni della Raggi hanno rappresentato un imprudente annuncio. Della giovanile intemperanza di Virginia si è accorto anche il suo collega di Movimento  Enrico Stefàno, il quale fa una clamorosa retromarcia affermando che «il futuro dell’azienda  non deve essere necessariamente la dismissione» perché «un’ipotesi potrebbe essere trasferire una parte della società ad Agenzia della Mobilità». Quanto al futuro dei lavoratori Stefàno ammette: «La situazione è difficile, garanzie al 100% non mi sento di darne a nessuno, lavoriamo per mantenere le competenze.» Circola invece una proposta sulla quale il Campidoglio  sta seriamente riflettendo che è  poi quella di far rilevare  a Italfer (Ferrovie)  la parte progettistico/tecnica  di Metroroma.

Solo che la decisione di spacchettare la municipalizzata spetta al Governo (CIPE), che ha finanziato la maggior parte dell’opera e che, quindi non può venir scavalcato per arrivare alla liquidazione della municipalizzata. Faccenda piuttosto complicata per la giovane sindaca e il suo rampante assessore  Colombàn che sarà anche un grande imprenditore del Nord Est, ma sulle municipalizzate romane si deve ancora fare le ossa.

Comprensibile che il povero Stefàno in Commissione ammetta candidamente «su Roma Metropolitane oggi siamo oggettivamente in difficoltà Siamo stati bravi a complicarci un po le cose.» Eh sti….zi, potrebbe obiettare qualche dipendente della municipalizzata.  Potete ben immaginare le reazioni a fronte di tanta improvvisazione. A cominciare dal segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola: «Roma Metropolitane sarà messa in liquidazione: un annuncio che non ci aspettavamo e che ci stupisce non poco. In occasione dell’incontro in Campidoglio con le organizzazioni sindacali del 20 ottobre scorso, l’assessore alle Partecipate Massimo Colombàn aveva puntualizzato che sarebbero serviti due mesi per stilare un piano su queste società». Segue a ruota Paolo Terrinoni dalla Cisl: «Rimaniamo sorpresi nell’apprendere della possibile messa in liquidazione della Società Roma Metropolitane. Gli accordi con l’assessore Colombàn e la Sindaca Raggi erano di tutt’altro tenore».

Fra caos, urla e insulti in Commissione  si è fatta sentire  l’opposizione del Pd con le due consigliere presenti, Michela Di Biase e Ilaria Piccolo che hanno abbandonato la riunione per protesta. «La sindaca ha parlato di dismissione di Roma Metropolitane. I consiglieri hanno votato anche un odg – ha detto la Di Biase. Ora con la nomina del nuovo amministratore si smentisce pure l’ordine del giorno. E’ follia, il M5S che smentisce se stesso e la sindaca. ….Votano gli atti e poi si contraddicono… hanno in spregio le istituzioni e agiscono sulla pelle dei lavoratori. In Aula, durante il consiglio straordinario su Roma Metropolitane c’era gente che piangeva….» Va pur bene la mozione degli affetti verso i lavoratori, ma qui la vicenda è ben più grave. In primis perché la contestata lievitazione dei costi per la metro C è ancora sub giudice ad esempio della Corte dei Conti e all’attenzione della Procura. Poi perché la Raggi ha grosso modo deciso che i lavori della C dovrebbero fermarsi al Colosseo con il prevedibile codazzo di richieste risarcitorie da parte del Consorzio dei costruttori per decine e decine di milioni.

Infine perché la Sindaca viaggia sul doppio binario di congelare la situazione delle municipalizzate per tirare a campare sino al 2019 data entro la quale Atac dovrà venir messa a bando europeo. Mentre la cessione anche parziale di pezzi di Roma Metropolitane potrebbe rappresentare  il doveroso antipasto da servire alle Ferrovie per mettere finalmente mano alla ingestibile  situazione del trasporto pubblico romano. Dilettantismo, improvvisazione e demagogia che non lasciano a ben sperare, ma  rendono anche incerto il futuro della sindaca stretta fra una obiettiva penuria di risorse e l’invadenza di Grillo e della Casaleggio&associati, che non si possono permettersi  di alimentare l’immagine della propria pupilla quale dilettante allo sbaraglio.
Giuliano Longo

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