Il borgo di Ceri contro Acea

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Il borgo di Ceri contro Acea

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di ALBERTO SAVA

Per difendersi dal disimpegno delle amministrazioni comunali verso i loro problemi, da tempo i cittadini devono seguire contemporaneamente diverse strade, per dare forza alla protesta. Si rivolgono alla Magistratura del territorio, fanno intervenire i media nazionali, per dare voce al disagio, e ricorrono alla carta bollata quando il disagio diventa sopruso. Ma non è stato sempre così. Ci sono stati lunghi decenni in cui la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e nel “sistema pubblico” in generale, era ad un buon livello. Basti pensare alle utenze domestiche. Fino a pochi anni fa, era consolidato il sistema della domiciliazione bancaria delle bollette. Nessuno si sognava di dubitare degli importi delle fatture, soprattutto perché, a fronte di improvvise impennate dei costi, c’era sempre l’impennata dei consumi. E quindi, tutti  “affidavano” con tranquillità le proprie coordinate bancarie ai gestori dei servizi essenziali. Poi è arrivata la privatizzazione delle aziende, la giungla delle tariffe, le bollette pazze ed i conguagli folli di centinaia e centinaia di euro, più di qualche volta non dovuti affatto. Ed ecco che moltissimi utenti sono tornati al vecchio sistema del bollettino pagato direttamente all’ufficio postale, di volta in volta, e soprattutto dopo aver attentamente verificato importi e consumi, prima di sborsare anche solo un euro, altro che domiciliazione bancaria! Oggi è routine che il cittadino, singolarmente o in gruppi, si organizza per difendersi dalle ingiustizie.

Questa volta è il Borgo di Ceri ad essere sul piede di guerra perché, da quando la gestione del servizio idrico di Cerveteri è passata all’Acea, sono iniziati i guai con le bollette. I residenti dell’antico Ducato hanno scelto la tribuna di “Mi manda Rai 3”, per denunciare un aumento dei costi del 40%, dovuto alla maggiorazione per la depurazione delle acque, sebbene non sia mai stato installato un depuratore. Le telecamere hanno mostrato che le acque scure di Ceri finiscono direttamente nel fosso Sanguinara, che attraversa Ladispoli e sfocia nel mare. I cittadini di Ceri hanno esposto il caso, fatto rimostranze, protestato con Acea, e con il comune di Cerveteri: due muri di gomma. Sarebbero dovuti intervenire la Asl e l’Arpa, ma chi li ha visti? Ora i residenti di Ceri, una quarantina in tutto, dopo anni di bollette maggiorate, l’indifferenza del sindaco e quella degli altri enti sovraccomunali, sono passati all’azione, decidendo una class action, per ottenere una bolletta “depurata” dalla maggiorazione, nonché la restituzione di quanto sono stati obbligati comunque a pagare, dietro la minaccia da parte di Acea di sospendere il servizio idrico. A più riprese, gli abitanti del Borgo di Ceri hanno inutilmente scritto al sindaco di Cerveteri, per informarlo della loro odissea con Acea. Intanto, nei cassetti di piazza Risorgimento da anni giace un progetto, già approvato dal Comune, per il depuratore di Ceri, che avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2014.

Da Ceri è partita l’ennesima lettera diretta al sindaco di Cerveteri, in cui di nuovo si narra puntualmente tutta questa storia, che risulta di solare semplicità nell’individuazione del problema, ma che, per la risoluzione, presenta, evidentemente, difficoltà “insormontabili”, che probabilmente passano sopra le teste dei cittadini. Ed è anche di solare evidenza che, data la portata e l’indiscutibilità del problema, che per altro Acea ha pensato bene di “risolvere” intimidendo i cittadini con lo spauracchio del distacco delle utenze, l’amministrazione comunale dovrebbe farsi carico in qualche modo della situazione, perché non ce la si può sempre cavare, liquidando i problemi come  un “una questione tra privati”. È un dato di fatto che il 40% dell’importo delle bollette che Acea recapita agli utenti di Ceri è data dal servizio di depurazione mai erogato, mancando il depuratore. Come è un dato di fatto che le proteste degli abitanti di Ceri siano state sistematicamente e scientemente ignorate dall’Acea, forte della minaccia incombente del distacco del servizio idrico. Per questo ultimo aspetto, gli abitanti di Ceri hanno in animo di interpellare la Magistratura, quella penale, però, non quella civile. Nel frattempo, nella speranza di non dover arrivare a tanto, gli utenti dell’antico borgo hanno interpellato la trasmissione della Rai, “Mi manda Rai 3”. Con un ampio e curato servizio giornalistico, andato in onda di recente, le telecamere della Rai hanno potuto verificare incontrovertibilmente la gravità del problema, nonché il carattere vessatorio, ed affatto conciliante, del gestore del servizio idrico, e infine l’ipocrita inerzia delle istituzioni.

Quanto denunciato con forza dal servizio giornalistico di “Mi manda Rai 3”, e dagli interventi degli esperti in studio, il problema del Borgo di Ceri si è verificato anche in altre regioni. Al riguardo, esistono sentenze che parlano chiaro. Nel 2010 la Cassazione ha stabilito che, non trattandosi di imposta tributaria, il gestore è tenuto a fornire il servizio in cambio del corrispettivo. Ci sono poi casi di Tribunali che hanno riconosciuto la richiesta di rimborso da parte degli utenti. Ovviamente, guardandosi bene dal provvedere immediatamente e totalmente ai rimborsi dovuti, il gestore condannato al risarcimento ha pensato bene di “spalmare” in tempi infiniti, sulle bollette degli anni futuri, gli importi dei rimborsi.  Davanti a fatti simili, gli esperti intervenuti nella trasmissione condotta da Salvo Sottile si sono chiesti, e noi con loro, dove sia l’Autorità per il Servizio Idrico.

L’articolo in versione integrale sul Giornale della Provincia di martedì 29 novembre 2016

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