I Medici, Andrea Bosca è Sanuto: il “braccio destro” del Doge

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I Medici, Andrea Bosca è Sanuto: il “braccio destro” del Doge
Andrea Bosca (Un ritratto di Alessandro Pizzi per gentile concessione)

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Gli occhi chiari, i capelli castani e una «faccia bianca su cui si possono fare o scrivere più cose». Così si descrive Andrea Bosca e non gli si può certo dare torto. I suoi tratti sono davvero adatti a essere il personaggio buono, ma anche quello cattivo. E così passa da Sanuto ne “I Medici” a Fabrizio di “Non dirlo al mio capo”, da Marco Testa di “Grand Hotel” a Giorgio di “Romanzo Famigliare”. Personaggi intensi, che piacciono al grande pubblico.

Martedì sera nella terza puntata de “I Medici” su Rai Uno ci sarà anche lei. Ci descrive il suo personaggio?

«Sono Sanuto un personaggio tosto, il braccio destro del Doge di Venezia, città dove Cosimo si rifugia in esilio. Io sono un funzionario, quasi una sorta di 007. Cosimo da una parte fa paura e dall’altra fa comodo, è un uomo potente. Io mi sono divertito molto a cambiare il look, qui sono biondissimo e spero di piacere. Serviva un attore che avesse il giusto nervo e che avesse voglia di cambiare totalmente. E a me piace, anche all’interno di un filone storico e di film in costume, assumere sembianze molto diverse».

Come è stato girare questa serie che ha dietro una grande produzione internazionale e un cast incredibile?

«Bellissimo, abbiamo recitato in inglese che è la mia lingua preferita. Non è stato facile superare i provini, sono stati tanti e difficili. Ma che emozione far parte di un cast pazzesco con Richard Madden, che è umile e simpatico, Stuart Martin e Dustin Hoffman. Sono stati tutti contenti del lavoro fatto».

Ha girato anche la fiction “Grand Hotel”, in cui interpretava Marco Testa. Le piacciono questi film in costume o preferisce qualcosa di più moderno?

«A me piace molto fare film o serie in costume, dicono che ho la faccia d’epoca che si presta, nordico, occhio azzurro, funziona di più. Ho una faccia bianca su cui si possono fare o scrivere più cose. Ma detto questo le scelte che faccio sono importanti. Mi capita di fare spesso anche l’antagonista o il cattivo, ma io non sono preoccupato, tanto sono tutti ruoli diversi che non si assomigliano. E poi ho in uscita tante cose differenti, quindi la gente non mi vede solo in una versione».

Come sono questi due ruoli che avrà nelle prossime fiction?

«In “Studio Uno” interpreto un personaggio positivo, e ci tengo molto, non faccio mai un personaggio con caratteristiche simili a un altro di fila, alterno se posso, anche se poi la gente li vede solo quando escono. Nella serie di Francesca Archibugi “Romanzo famigliare” sono un giovane rampollo della Livorno bene, personaggio tosto che fa anche ridere, mi piace molto, e spero che chi vede Sanuto e poi guarda Studio Uno e ancora Romanzo famigliare trova lo stesso attore ma in ruoli molto diversi. Sono fiero di questo Giorgio Valpredi di “Romanzo famigliare”, che dice cose irresistibili e mi sono calato molto nel personaggio e nella parlata livornese. Qui tra l’altro recito ancora accanto a Guido Caprino (Marco Bello de “I Medici”, ndr)»

Cosa le piace del suo lavoro e cosa le resta dei personaggi che interpreta?

«La cosa bella del nostro mestiere e che non stiamo mai con la stessa troupe o cast, quando si gira in un’altra città leghi molto di più con tutti, non solo sul set ma anche a cena, ti ritrovi a scambiare parole, e c’è uno scambio anche artistico, e nel gruppo trovi il tuo ruolo. Il nostro lavoro è guardare e capire le persone, osservarle e ascoltarle con tutto il corpo. Dei miei personaggi mi resta sempre qualcosa. Se fai un lavoro in cui sei coinvolto, che è intenso, è dura lasciare un personaggio. Mi sono sempre portato qualcosa nella vita reale del ruolo che ho interpretato, la mia anima si è allargata ogni volta un po’ di più, i personaggi mi hanno aiutato a capire le persone e la diversità. Una mia insegnante diceva che “i personaggi saranno i vostri amici” e aveva ragione. Io imparo anche da quelli cattivi, per capire quando una persona viene ferita da un comportamento. Io mi interrogo sempre sul bisogno del personaggio di comportarsi in un determinato modo, e quando lo senti funziona tutto meglio. È un bisogno di pancia».

Farebbe la seconda serie di Grand Hotel?

«Subito. Mi è spiaciuto tanto, ma non so perché non c’è stata la seconda serie. Spero sempre che mi richiamino. Io mi sono trovato benissimo, ho tanti progetti con la Rai, ma Grand Hotel meritava una seconda serie per chiudere alcuni punti. Spero ancora che qualcuno prima o poi decida di farla, sono sicuro che tutti gli attori accetterebbero».

Cinema, tv o teatro: cosa preferisce fare?

«In questo momento ho il desiderio di continuare a fare la televisione, ho il sogno di fare ancora cinema, magari con un grande autore. Ma in parte questo l’ho esaudito, mi trovo in tv con un’autrice come Francesca Archibugi, con Medici mi trovo in un cast cinematografico prestato alla tv. Fra poco vado in Sicilia a portare in scena uno spettacolo teatrale e poi saremo a Torino, spero anche a Roma. Il titolo è “Come vivo Acciaio”, tratto da Una questione privata di Beppe Fenoglio, siamo due attori che fanno tanti personaggi, io ed Elisa Galvagno raccontiamo la storia del partigiano che vuol sapere se la ragazza che ama lo ha tradito, tutto questo all’interno della seconda guerra mondiale. È un’opera che parla anche dei miei territori, una storia d’amore bellissima».

Lei è di Canelli, ma vive a Roma. Cosa le piace della capitale?

«Tanti posti. Vado a correre tra la terrazza del Pincio e Trinità dei Monti, a Villa Borghese, e da lì guardo il tramonto sopra i tetti di Roma. È tutto di una bellezza impressionante, non ci potevo credere che fosse così bello. È la prima cosa che ho fatto vedere ai miei. Ma mi trovate anche a Canelli a servire ai tavoli della pasticceria che hanno i miei genitori».

Che rapporto ha con i social network?

«Non ne sono dipendente, ma li uso spesso, la gente mi segue e quindi mi fa piacere, ma non sto lì a postare in continuazione. Lo trovo un buon mezzo di comunicazione con i fan e con chi è lontano, anche per fare beneficenza».

Cosa le piace guardare in tv?

«Ora Medici, in generale le serie tv americane, anche su Netflix, “Sense8”, Sherlock Holmes la quarta serie, sono un super fan di Sherlock Holmes in generale, i film li  trovo pazzeschi, ma ho un affetto per la serie smisurato».

Cosa le piace fare nel tempo libero?

«Pratico il Metodo De Rose, è uno yoga, ho iniziato in estate perché ho conosciuto il presidente Carlo Mea. A me piace molto andare a correre, passeggiare con la mia fidanzata e viaggiare, ultimamente lo faccio più per lavoro che con l’obiettivo della vera conoscenza di un posto. Vorrei andare a Cuba, mi piacerebbe tanto, mi affascina. Ovviamente voglio vivere il posto che visito in tutti i suoi luoghi, anche quelli non turistici».

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