Rai, Terminator Anzaldi cerca la sua Sarah Connor

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Rai, Terminator Anzaldi cerca la sua Sarah Connor

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Anzaldi non si ferma e continua la sua crociata contro la Rai. Poco importa se quelli che sbagliano sono stati messi lì proprio dal suo partito. Come in più di un’occasione ha ribadito Terminator Anzaldi (che, ricordiamolo, è sempre il segretario in quota Partito Democratico della commissione di Vigilanza Rai) Campo Dall’Orto è stato messo lì perché sulla carta aveva il curriculum migliore, ma questo non vuol dire che se sbaglia non pagherà e a quanto pare non vi è giorno che non gli si presenti il conto salato.

Il mirino stavolta punta dritto a Rai Tre e alle scelte fatte dal direttore Bignardi che ha rivoluzionato il palinsesto innovando più degli altri. Ma evidentemente la sua visione non corrisponde a quella del pubblico della rete e quando il talk politico di Rai Tre, fino a ieri una delle vetrine più ambite, si trasforma in un uno scenario desertico con le balle di rovi che rotolano allora non resta che farsi delle domande. Ed è proprio questo che fa Terminator Anzaldi quando cerca la sua Sarah Connor affidando alle agenzie il suo pensiero: «Di Martedì quasi triplica Politcs, chi paga? (ilVelino/AGV NEWS) 6,8% a 2,7%. La prima serata del martedì di Rai Tre, che fino a qualche anno fa era il fiore all’occhiello dell’informazione di Rai Tre, è stata letteralmente smantellata, per la gioia della concorrenza. Chi pagherà per questo incredibile danno al servizio pubblico?».

Non è la prima volta che Anzaldi punta il dito su questo aspetto e possiamo solo immaginare l’ira furibonda che gonfia le vene della sua fronte a constatare che nel corso delle settimane non solo non cambiano le cose… peggiorano! E quando non sono le agenzie è la sua pagina Facebook ad accogliere gli strali che lancia contro i «mega dirigenti con i compensi che sforano qualsiasi tetto». Brucia il comportamento di questa nuova gestione e brucia parecchio anche perché è peggiore di quello dei suoi predecessori. Ricorda molto quello della prima ondata dei berluscones, quando occuparono viale Mazzini razionando persino la biada da dare al cavallo per tenerlo a briglie strette.

«Nell’assenza ancora – rileva Anzaldi con ferocia – di un piano per l’informazione, la Rai ha addirittura creato una nuova struttura editoriale, diretta da Carlo Verdelli con tanto di super stipendi e super consulenti. A che serve? A che è servita? Ieri sera, mentre il Consiglio dei ministri approvava un provvedimento fondamentale per le politiche economiche del Paese come il Def, l’unica tv a informarne in diretta sui contenuti era proprio La7, con fior di giornalisti economici come Giovanni Floris e Massimo Giannini (nelle vesti di ospite e quasi co-conduttore). In Rai si parlava di matrimoni e poco altro».

Uno schiaffo a mano aperta dato dal cyborg Dem che sottolinea quanto l’azienda e gli uomini che la dirigono non abbiano svolto uno dei compiti principali per il quale la loro carica è in essere. Detto in parole molto meno forbite il sotto testo potrebbe suonare più o meno così: ma cosa cacchio vi abbiamo messo a fare nelle posizioni apicali se poi non fate una mi@@@ia? Chissà se il palermitano Anzaldi direbbe le cose in questi termini. La sua formazione classica e la faccia da famiglia bene del sud ci lasciano qualche dubbio ma questa dirigenza lo sta mettendo davvero a dura prova al punto tirare in ballo in più di un’occasione il Contratto di servizio.

La Rai delude Anzaldi sul piano dell’informazione e non vede quella specificità che la differenzierebbe dalla concorrenza privata che, anzi, può dare lezioni come nel campo del prossimo referendum: «In una fase politica importante e delicata come quella attuale, che vede gli elettori chiamati ad informarsi in vista del referendum del 4 dicembre, c’è finora solo una trasmissione che è specificamente dedicata a illustrare le ragioni del Sì e del No, quella di Enrico Mentana su La7 il venerdì sera». Ma cosa faranno mai quei mattacchioni della Rai mentre Anzaldi si fa il sangue amaro? Approvano “all’unanimità” un documento che recepisce il limite di 240mila euro di retribuzione massima, imposto dalla legge, ma ha anche individuato “un numero ben preciso di quante persone possono andare oltre quel tetto in modo variabile e per un tempo determinato”, come ha precisato la presidente Monica Maggioni nel corso dell’audizione in commissione di Vigilanza. Sembra proprio che glielo fanno apposta.

Tv Bob

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