La giunta Raggi sprofonda nelle faide dei grillini

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La giunta Raggi sprofonda nelle faide dei grillini

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Se il parere di Cantone ha spianato alla Raggi la strada per la revoca della capo di gabinetto Carla Raineri, più oscure sono le regioni per cui l’assessore al bilancio Marcello Minenna ha dato le dimissioni. L’ipotesi più accreditata è che il dirigente Consob, indotto a dimettersi dal prestigioso ente che controlla la Borsa fra mille polemiche ed addirittura interrogazioni parlamentari del Pd, sia vittima dalla guerra di fazioni che si confrontano spietatamente all’interno del Movimento 5stelle, senza ritegno per la perdita di credibilità dell’Amministrazione Raggi. Uno dei temi caldi nella lotta di potere sta  nella nomina a segretario della sindaca di  Salvatore Romeo, assurto ai fasti del Campidoglio dalla penombra dell’ufficio di cui era modesto funzionario, ma legatissimo a quel Raffaele Marra che da portaborse di Alemanno quando era ministro alle risorse agricole sbarcò come dirigente al Patrimonio capitolino. Una guerra interna ai pentastellati su Marra che avrebbe dovuto assurgere a vice capo di gabinetto quando l’attuale vicesindaco Frongia inizialmente pareva destinato a dirigere quell’ufficio.

MINENNA NON HA APPREZZATO

D’altra parte il siluramento della Rainieri, che aveva fatto parte dello staff del commissario Tronca, sarebbe stato determinato proprio da Marra, l’eminenza grigia, che avrebbe istituito la pratica per la richiesta di parere all’Anac che ha fornito il pretesto per la sua estromissione. Operazione non gradita da Minenna, più uomo del fare che avvezzo agli intrighi di palazzo. La pratica per la  revoca della nomina di Raineri, secondo fonti di agenzia «è stata istituita in modo da far saltare la magistrata» perché la procedura doveva essere avviata prima della sua nomina. Per di più, sempre secondo la stessa fonte, in queste settimane «alla Raineri non è stata fatta toccare palla. Ai posti di comando c’è sempre stata la coppia Romeo-Marra, i fedelissimi della Raggi». Minenna deve aver fiutato come girava il fumo nel camino dei 5stelle e ha preferito alzare i tacchi anziché farsi impallinare in futuro dai fedelissimi della sindaca. E pensare che a stoppare  la nomina di Marra era stato lo stesso Beppe Grillo sostenuto dalla onorevole Lombardi poi estromessa dal Direttori pentastellati per i suoi manifesti dissapori con la sindaca.

RAGGI A PEZZI

Certo è che dopo le polemiche sulla nomina della Muraro ai rifiuti con il dimissionamento dell’ex ad di Ama Fortini, le dimissioni annunciate dal dg di Atac Rettighieri e le recenti esclusioni di professionisti competenti  da settori delicatissimi per la gestione della disastrata amministrazione capitolina, Virginia perde e ne esce a pezzi travolgendo la credibilità delle capacità di Governo dei 5stelle che sino ad oggi hanno prodotto solo dei NO   alle Olimpiadi e allo stadio della Roma. Il tutto condito dal sordo brontolio della non meglio identificata base sugli stipendi dei componenti dello staff della sindaca, dovuto più all’invidia nei confronti dei privilegiati che a reali motivazioni politiche o etiche.

IL MOVIMENTO E LE FAZIONI

Si dice che a Grillo, Casaleggio e forse Di Maio la guerra di assatanate fazioni non piaccia affatto, anche se la loro ingerenza nella faccende romane getta benzina sul fuoco e alimenta un clima di spartizione di poltrone fra fedelissimi e no. Tanto da spingere qualche autorevole adepto ad affermare: «se Raggi farà altri errori, se ne assumerà la responsabilità». Nel frattempo sembra cadere dalle nuvole la senatrice  Paola Taverna, che di questa danza è partecipe,  la quale interpellata dalle agenzie con voce trafelata dichiara di apprendere la notizia dai giornali e di essere in attesa di conoscerne le motivazioni. Eche se la giudice Raineri e l’assessore Minenna «dovessero formalizzare le loro dimissioni, questo rappresenterebbe una gigantesca perdita per la giunta».

ALLORA CHI COMANDA A ROMA?

Che, verrebbe da dire, “metteteve d’accordo anziché gioca su Facebook”. Acclarato che la Raggi a Roma non è la Appendino a Torino,  ci si chiede chi realmente comandi a Roma. Il duo Grillo Casaleggio, oppure Di battista e la Taverna? Oppure la stessa Virginia contornata dai Frongia, Romeo e Marra? E la mitica rete degli iscritti web che dice di tutta questa cagnara? A ben vedere ha ragione Renzi  quando dice che non vuole interferire sull’operato della Raggi tanto (aggiungiamo noi) lei e il movimento si stanno facendo fuori da soli… è solo questione di tempo.

Giuliano Longo

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