A.S. Roma, e se Pallotta chiedesse al Governo di intervenire sullo stadio?

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A.S. Roma, e se Pallotta chiedesse al Governo di intervenire sullo stadio?

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Mattinata piuttosto nervosa per le sorti dello stadio della Roma a Tor di Valle perché, quasi gongolando dopo le polemiche di stampa di questi giorni sul ritardo della trasmissione degli atti alla Regione, il Comune annunciava testualmente «Il progetto del nuovo stadio della Roma è appena arrivato in Regione. Il Campidoglio lo ha inviato pochi minuti fa.» Bene finalmente, se non fosse che pochi minuti dopo questo trionfale e liberatorio lancio di agenzia, la Regione comunicava telegraficamente «IN NOTA COMUNE MANCA PARERE DI CONFORMITÀ A DELIBERA VOTATA DA CONSIGLIO COMUNALE SU PUBBLICA UTILITÀ OPERA». Salvo spigare successivamente con una nota più dettagliata che «il Comune di Roma Capitale ha trasmesso il progetto del nuovo Stadio della Roma presentato dalla Società Euronova il 30/5/2016. Nella nota di presentazione del progetto manca l’espressione del parere di conformità alla delibera votata dal Consiglio comunale con la quale si dichiarava la pubblica utilità dell’opera e si evidenzia esclusivamente il permanere di alcune carenze di documenti/elaborati. Nella nota di accompagno al progetto, a firma del Direttore del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale e a seguito del lavoro svolto dal gruppo inter-dipartimentale, sono allegate inoltre, le relazioni dei dipartimenti interessati. Nei prossimi giorni gli Uffici della Regione esamineranno l’intera documentazione pervenuta». Solo che la Conferenza dei Servizi sullo stadio di Tor di Valle non potrà essere aperta senza l’invio da parte del Comune del parere di conformità. Nell’attesa i tecnici di Via Cristoforo Colombo hanno ora 5 giorni di tempo per esaminare tutti i documenti che compongono il progetto appena inviato dal Campidoglio e si attiveranno con il Comune per chiedere di fornire il parere di conformità in modo da poter aprire un iter che durerà circa 6 mesi. C’è di più perché la Conferenza dei Servizi non potrà essere chiusa senza il voto finale dell’Aula Giulio Cesare sulla variante urbanistica legata al progetto, e in particolare alla realizzazione del centro direzionale che affiancherà la nuova “casa” dei giallorossi. Si ha l’impressione che la patata bollente di Tor di Valle rimbalzi da una mano all’altra anche dopo le diverse modifiche apportate al progetto dagli uffici capitolini rispetto al piano illustrato all’ex sindaco Marino ormai più di un anno fa. Il nodo della vicenda rimane politico con l’amministrazione Raggi che scarica il problema su Zingaretti e lui che le rinvia la palla, consapevole delle perplessità della nuova giunta M5s sulla realizzazione dell’opera. Perplessità che potrebbero anche esprimersi con un voto contrario alla variante del Prg da parte della maggioranza grillina che si assumerebbe il comporto di consumersi il cerino fra le dita. E pensare che James Pallotta, presidente della As Roma, aveva già in calendario l’avvio dei lavori per i primi mesi del 2017 con l’obiettivo di giocare con i 60.000 posti di Tor di Valle nel campionato 2019-2020, ma anche dopo l’approvazione della Regione e l’eventuale variante approvata dal Consiglio non proprio è detto che riesca a rispettare i tempi, anzi…Pallotta, in alternativa, innervosito da questo tira e molla e dalle lungaggini burocratiche che spesso sottendono a divergenze politiche, potrebbe richiedere l’intervento dei poteri Sostitutivi del Governo in base alla legge nazionale  sugli stadi entrata in vigore nel gennaio del 2014 che peraltro legittima la variante urbanistica .

Giuliano Longo

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