Rifiuti Roma: in bilico Muraro, ma resta il nodo della gestione

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Settimana decisiva quella prima di ferragosto sul tema dei rifiuti a Roma con più di una incognita: prima tra tutte il destino politico dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro. Mentre il Campidoglio vorrebbe rispettare la promessa fatta ai romani di ripulire marciapiedi e cassonetti dai rifiuti rimasti per strada entro la data del 20 agosto (meno di due settimane dunque al verdetto) l’appuntamento più atteso resta quello di dopodomani quando in assemblea capitolina verranno al pettine i nodi della polemica politica, ancora in corso, con al centro l’assessore all’Ambiente Paola Muraro. Se il sindaco Virginia Raggi non ha mai nascosto di voler andare avanti e non pensa affatto alle sue dimissioni, più in bilico è la posizione dell’assessore Muraro, nel mirino da giorni per le sue precedenti collaborazioni nel ruolo di consulente dell’Ama per ben 12 anni.

L’ultimo fronte sul quale è stata attaccata è quello delle tre telefonate, risalenti al 2013, nelle quali parla con il re delle cooperative sociali Salvatore Buzzi a proposito della partecipazione ad alcune gare di Ama. E ieri dalle colonne del Corriere della Sera proprio Buzzi, in carcere a Tolmezzo, ha voluto parlare per bocca del suo avvocato. Per allontanare da sè le tante polemiche ma anche per dire che la Muraro non ha fatto nulla di penalmente rilevante, tanto che quella gara di cui si parla Buzzi l’aveva pure persa.

LE PAROLE DI BUZZI

«Si dovrà dimettere ingiustamente, vittima della campagna creata per mettere in crisi la nuova giunta del Campidoglio – ha detto il ras delle coop sociali romane al Corriere – Le conversazioni sono agli atti e sono le uniche – prosegue Buzzi – il fatto che non ci sia stato nulla di illecito è dimostrato dall’esito della gara: abbiamo perso». Buzzi racconta cosa faceva la consulente Muraro nell’ambito di Ama: «Mi chiamava per conto del direttore generale Fiscon e mi sollecitava a inviare la documentazione come sempre avviene quando manca qualche certificazione. Non l’avevo mai sentita prima, come si capisce dal messaggio che mi lascia in segreteria». La difesa di Buzzi sulla Muraro è forte: «Faceva il suo lavoro, svolgeva le mansioni che le erano state assegnate. È una delle poche persone che non mi ha chiesto soldi o favori. Non sapevo chi fosse e non mi posi il problema. Con lei non ho mai più avuto alcun tipo di rapporto. È inutile cercare. Oltre a quelle telefonate non troveranno nulla perché nulla c’è. E infatti mi sembra che gli stessi magistrati non ne abbiano fatto alcun uso. Evidentemente ci sono altri che adesso vogliono utilizzarle».

LA SITUAZIONE DI AMA

E in effetti, al di là della polemica politica che potrebbe portare alle dimissioni e al conseguente danno di immagine per la giunta raggi, poco rimane di concreto al momento. E soprattutto questa polemica nulla sembra cambiare sul fronte delle soluzioni per la gestione dei rifiuti nella capitale, ancora tutte da trovare. Nei giorni scorsi sarebbero scattati i blitz all’interno di Ama facendo impensierire dirigenti, personale e sindacalisti per l’avvio del “nuovo corso” ma ancora non si sa quale direzione potrebbe prendere l’azienda con il nuovo presidente Alessandro Solidoro. Si è parlato di voler mandare più uomini in strada, ma i quasi 8mila dipendenti sono stati finora ben difesi dai sindacati. Quel che è certo è invece che l’azienda municipalizzata dei rifiuti versa in una situazione finanziaria per niente florida nella quale spiccano i 600 milioni di debiti e il numero eccessivo dei dipendenti rispetto alle necessità, oltre agli elevatissimi tassi di assenteismo quotidiano denunciati dalla azienda stessa.

IL NODO DELLA GESTIONE RIFIUTI

Il nodo resta quello del sistema di gestione e trattamento dei rifiuti, ad oggi spezzettato in 60 tra impianti e destinazioni diverse che significa costi altissimi per la collettività e mancati ricavi derivanti dal non utilizzo “ in house” della “risorsa rifiuti” (mentre i cittadini romani continuano a pagare la tariffa rifiuti più alta d’Italia). L’Ama, nelle attuali condizioni, potrebbe non essere scelta dal Campidoglio come il soggetto che dovrà prendere in mano la situazione: tra l’altro i cittadini attendono da tempo la chiusura dei due impianti di trattamento rifiuti di Rocca Cencia e via Salaria e la protesta monterebbe se ne vedessero aumentata la capacità produttiva. Se l’apertura al re delle discariche Manlio Cerroni, il 90 enne proprietario di Malagrotta e di molti altri impianti a Roma e nel mondo, è stata all’origine di tutte le polemiche fatte fin qui, ora Virginia Raggi e il Movimento Cinque Stelle dovranno cercarsi un altro partner in grado di affrontare il problema in un’ottica di sistema e gettando lo sguardo su una prospettiva di lungo periodo. Ecco dunque emergere prepotentemente il ruolo di Acea che, dopo la riduzione del pacchetto azionario di Caltagirone a favore della multinazionale francese Suez (ora seconda nella compagine con il 23,3 per cento) vede il Comune di Roma, nel suo ruolo di primo azionista, pronto a gettare lo sguardo verso un modello di gestione privato e moderno nel quale protagonista potrebbe essere proprio una multiutility dall’esperienza internazionale.
Nonostante le schermaglie e i ripetuti incontri Acea – Campidoglio degli ultimi tempi, aziende quotate in borsa come Acea o Suez hanno sicuro interesse a un business che a Roma è rimasto fino ad oggi completamente nelle mani di Cerroni e che ha ampi margini di efficientamento a livello industriale: il suo valore si aggirerebbe intorno al miliardo di euro.

Francesco Unali

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