M5stelle, scontro di potere sull’incarico di capo di gabinetto. Daniela Morgante sbatte la porta

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M5stelle, scontro di potere sull’incarico di capo di gabinetto. Daniela Morgante sbatte la porta

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Si consuma nella canicola romana l’esordio della ‘rivoluzione grillina’ fra buone intenzioni e volti nuovi che per cinque anni dovrebbero governare questa Capitale.

UNA ROMA (FORSE) INGOVERNABILE – Una Roma ormai  ingovernabile fra il disastroso stato dei trasporti pubblici ormai angosciosamente diradati in superficie (come constatiamo ogni giorno di persona), continui blocchi della metro e monnezza dilagante fra uno sciopero e l’altro dei lavoratori Ama. Colpa di chi c’era prima, insistono ossessivamente a dire i 5stelle, un mantra che fu prima di Gianni Alemanno e poi di Ignazio Marino, ma che non risparmia nemmeno l’operato del prefetto/commissario Tronca che pure ha tentato di mettere ordine almeno sotto il profilo della legalità. Qualcuno finirà per rimpiangerlo soprattutto fra coloro i quali sostenevano che Roma avrebbe avuto bisogno di un Commissario per almeno altri due anni.

PRIME BATTUTE – Eppure da queste prime battute grillesche e in attesa del solito libro dei sogni rappresentato dalla presentazione delle linee programmatiche della sindaca in Consiglio, qualche segnale si può pure scorgere. Intanto nella formazione della Giunta che in gran parte è composta di assessori da sempre gravitanti in qualche modo nell’area di sinistra. Pe lo più giovani, eccetto l’urbanista Berdini, e professionalmente preparati, ma soprattutto non politici di mestiere. Un vicesindaco, Daniele Frongia, giovane e determinato che tuttavia ci tiene a dichiarare con una intervista al Tempo che lui non è il fidanzato della Raggi (se lo poteva risparmiare). Eppure la rinuncia all’incarico di capo di gabinetto da parte del Magistrato della Corte dei Conti Daniela Morgante non segna un punto a favore della sindaca Soprattutto dopo la controversa decisione iniziale di assegnare quella poltrona allo stesso  Frongia, assistito con poteri di firma dal suo vice Raffaele Marra dai trascorsi alemanniani e polveriniani. Tanto che Marra, ormai certo dell’incarico di vice, ebbe a dichiarare che se quell’incarico gli fosse stato revocato, come è successo, avrebbe considerato i grillini uguali a tutti gli altri nonostante il salto last minute sul loro carro.

I NODI – Daniela si sarebbe ritirata per non entrare nelle beghe interne del Movimento, ripetutamente smentite dal presidente dell’aula De Vito (che peraltro vanta la consorte come assessore al III  municipio) e dei vari Di Battista e Di Maio. Tutti uniti nel raccontare la favola di  un Movimento compatto dove tutto si decide in concordia come ad un pic inc fuori porta, che in politica è da sempre come inseguire l’Araba Fenice. Evidentemente la Morgante, che a Ignazio Marino e all’ex assessore alla mobilità Improta aveva dato filo da torcere prima di venir dimissionata, deve aver avvertito  puzza di scontro di potere fra le fazioni del Movimento su un ruolo che di fatto assegna al nominato/a le chiavi dell’amministrazione cittadina. Non è nemmeno un buon segno la posizione della Raggi sui migranti che nonostante le decine di milioni che lo stato pompa per Roma, batte ancora cassa prima ancora di aver valutato la situazione almeno con l’associazionismo laico e cattolico che ci lavora. Nel frattempo Fortini di Ama, pencolante nel suo ruolo di ad, viene di fatto commissariato dalla neo assessora all’ambiente Paola Muraro che consulente di Ama è già stata. Nè lascia a ben sperare la sorte del direttore generale di Atac Rettighieri che ieri con l’affermazione “chiedetelo al sindaco”, lasciava intendere tutta l’incertezza sul futuro del suo incarico. Eppure Rettighieri è stato quello dei dossier in Procura che tanto rallegrarono i vari Sabella ed Esposito, precursori del daje ai corrotti  e ai fannulloni. Ma Rettighieri è stato anche quello che con l’assenso di Tronca  ha sbloccato il bando per i nuovi bus, ha licenziato alcuni dirigenti e ha tentato di stanare i nulla facenti in Atac. Troppo poco per i 5stelle che hanno avuto il convinto sostegno della scioperaiola Quintavalle Micaela e dei suoi 400 fedelissimi autisti.

L’OPPOSIZIONE – Sul versante dell’opposizione nel Pd la sconfitta brucia ancora non solo ai suoi militanti, ma anche a quei solerti cronisti che avevano tifato per Giachetti, costretti a riconvertirsi, ora con occhio ‘obiettivamente critico’, nei confronti dei nuovi venuti. Invece in Aula Giulio Cesare ci sarà da ridere quando Pd e i Fratelloni di Giorgia Meloni si troveranno a votare insieme. Tanto che qualche voce realistica già suggerisce ai compagni una opposizione morbida alla Sindaca, mentre Fassina il rosso leva gridolini di gioia per la nomina al bilancio di Marcello Minenna ex Consob. Dalla loro i grillini hanno il continuo stillicidio di verbali e iniziative giudiziarie che tirano in ballo esponenti del Pd per la Regione e il Comune. Mafia Capitale, se è stata la rovina di molti, è divenuta anche il ben godi per le carriere di altri. Anzi ha rappresentato il vero passe-partout elettorale dei Cinque Stelle che però non ci potranno campare in eterno, soprattutto quando il processo (che doveva concludersi a luglio) arriverà a sentenza… forse a fine anno.

Giuliano Longo

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