Campidoglio, a volte ritornano: Marra vice di Frongia

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Campidoglio, a volte ritornano: Marra vice di Frongia

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Sarà vero oppure no, lo scozzese lo raccontò. Suona così il motivo di una vecchia canzone degli anni ‘50, solo che questa volta a cantarla sono La Repubblica e il Corriere della Sera (ma pare confermato) che in cronaca di  Roma ci raccontano che ad affiancare il neo nominato capo di gabinetto della Raggi Daniele Frongia, dovrebbe essere il dott. Raffaele Marra, già noto alle cronache. La decisione nascerebbe nonostante la legge Severino vieti ai politici di assumere la dirigenza in istituzioni ed enti pubblici almeno per un anno. A questo punto Frongia avrebbe i poteri di indirizzo politico conferitigli dal sindaco, ma a firmare gli atti sarebbe proprio Marra. Sin qui nulla da dire sull’eventuale escamotage, semmai i dubbi sorgono sul nome di quello che dovrebbe essere il vice capo di gabinetto del giacobino Frongia.

I DUBBI – Eh sì, perché la carriera di Marra che proviene dalla Guardia di Finanza, inizia proprio con Alemanno di cui era, secondo i camerati che ben lo conoscevano, portaborse  quando questo era ministro alle politiche agricole dal 2001 al 2006.  Ed è lì che fa carriera per diventare dirigente nazionale area galoppo della Unire, proprio quando il dominus delle promozioni delle razze equine era quel Panzironi, cassiere della fondazione di Gianni, per qualche anno padrone di Ama e oggi in carcere per le vicende di Mafia Capitale. Un sodalizio che frutta a Raffaele la direzione delle politiche abitative (i residence per i senza casa) sul finire del 2008. Arriviamo così alla metà del 2010 e sotto la sua direzione scoppia la prima grana. Infatti il Comune decide di comperare da Massimo Ferrero (detto Viperetta) grande immobiliarista e oggi presidente della Samp, il comprensorio di via Marcio Rutilio. L’idea c’è perché si decide che anziché continuare a spendere due milioni di affitto l’anno per ospitare 178 famiglie “senza casa” tanto vale comprarsi gli immobili. Se non che l’allora consigliere del Pd, Dario Nanni, denuncia «una gigantesca speculazione dai contorni oscuri» e presenta una interrogazione urgente al sindaco. Infatti  per comprare le tre palazzine tra la Casilina e la Togliatti, la giunta Alemanno aveva stanziato oltre 49 milioni per un complesso residenziale che nel 2005 era stato venduto a Viperetta per 15 milioni e poi locato al Campidoglio a 850mila euro l’anno. Canone progressivamente lievitato fin quasi al triplo. L’operazione salta e nel maggio 2011 Raffaele  si dimette, pare per dissensi con l’allora assessore Atoniozzi, lasciando il posto a  quel Maurizio Bianchini cui Buzzi attribuisce grandi poteri, come risulta da una intercettazione. In ogni caso Raffaele è uno che a destra conta, così si trasferisce quale consulente in Rai al controllo gestionale, alle dirette dipendenze dell’allora direttore generale Mauro Masi e con il sostegno del consigliere di centrodestra Angelo Maria Petroni. Incarico ben pagato nel quale non deve aver brillato, come si vociferava all’interno dell’azienda. Così Masi gli suggerisce di cambiare aria previo il solito contenzioso con l’azienda sulla buonuscita per i sui 10 mesi circa di solerte attività.

A VOLTE RITORNANO – Nel 2010 il centro destra conquista la Regione e Marra viene chiamato da Renata Polverini alla direzione del personale con uno stipendio di 155.000 euro annui. Scoppia la crisi e Renata Polverini dà le dimissioni, ma questo non le impedisce di conferire incarichi compresi quelli che erano già stati annullati dal Tar fra i quali  Raffaele Marra. Un favore restituito ad un fedelissimo  nel cerchio magico di Renata sul finire del 2012. Cambia la danza in Comune con Marino e in Regione con Zingaretti ma, nell’autunno del 2013, ci ritroviamo Marra al “dipartimento Partecipazione e Controllo Gruppo Roma Capitale” per le aziende capitoline.  Presenza imbarazzante per una amministrazione di sinistra tanto che nel 2014, prima degli eventi giudiziari che hanno sconvolto la Capitale, Raffaele scompare dai radar. Almeno sino ad oggi quando il suo nome ritorna alla ribalta in onore di quel radicale rinnovamento negli apparati e nelle dirigenze della mostruosa macchina capitolina, come proclama la neoeletta sindaca. A volte ritornano, come se fossero eterni.

Giuliano Longo 

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