Lo tsunami 5 stelle scuote il Pd

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Lo tsunami 5 stelle scuote il Pd

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Non è stato un fine di campagna esaltante questo dei ballottaggi a Roma, fra veleni, accuse controaccuse, minacce di denunce ed sms dell’ultimo minuto per invitare al voto.
Ma la realtà non corre sul web e sui social network e così a Roma è successo quello che era già chiaro dal primo turno: ha stravinto Virginia Raggi con il 68%, con una affluenza nettamente in calo, ma con un risultato superiore ad ogni previsione che annichilisce il Pd nella Capitale.

A Roma, e non solo (si pensi a Torino che i grillini hanno espugnata con la Appendino) avanzano i 5stelle (e l’astensionismo)con un radicale cambio di paradigma rispetto ai giochi dei tradizionali schieramenti politici. Lasciamo ai politologi e ai raffinati commentatori le analisi del caso romano che comunque va visto anche in una ottica nazionale. Per restare a casa nostra va subito detto che la Raggi sarà anche il futuro sindaco della città metropolitana la quale dovrà rinnovare il proprio consiglio 60 giorni dopo l’elezione del nuovo sindaco della Capitale. Tuttavia scorrendo i risultati elettorali dei comuni della provincia al ballottaggio si avverte un mutamento politico profondo che ha coinvolto anche l’area vasta di Roma.

Parliamo della cintura dei grandi comuni dove esce sconfitto il Pd che aveva governato come a Nettuno, Genzano e Rocca di Papa. Perdono i candidati del Pd a Marino dove stravince M5Stelle mentre a Mentana e Bracciano si affermano liste civiche. Anche in Aula Giulio Cesare avviene qualcosa di nuovo perché l’opposizione alla Giunta Raggi verrà frammentata in diversi tronconi dei quali i due più importanti saranno rappresentati dagli 8 consiglieri del Pd e dai 5 dei Fratelli d’Italia, partiti ben poco affini come storia e prassi politica.

Non finisce qui, infatti lo straordinario risultato della Raggi ribalterà il governo dei 15 municipi che in parte rilevante passeranno armi e bagagli ai vincitori di questo ballottaggio. Virginia dispone quindi di tutte le condizioni politiche per gestire uno stabile governo capitolino. Ma metabolizzati i veleni della campagna elettorale, smaltita la
sbronza delle promesse a destra e a manca, è proprio a Roma che i grillini si giocano la partita. Con la differenza che Roma non è Livorno, Civitavecchia o Parma che tutte assieme non sommano gli abitanti di Ostia e Torbellamonaca.

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