Atac, Rettighieri: «Commistione malsana tra politica e azienda»

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Atac, Rettighieri: «Commistione malsana tra politica e azienda»

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l direttore generale  di Atac, Marco Rettighieri, ospite della trasmissione di La7 “L’Aria che tira”, ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa prima che l’esito del ballottaggio di domenica decida chi governerà Roma e ha puntato il dito sulla la politica.

COMMISTIONE MALSANA – «C’è stata una commistione malsana tra politica e azienda che ha portato a questa situazione molto pesante a cui stiamo cercando di porre rimedio» ha detto senza troppe perifrasi. Per di più facendo osservare che chi arriva per ultimo «riesce ad aprire dei cassetti che altri hanno opportunamente tenuto chiusi e lo dico apertamente». Cassetti che una volta aperti lo hanno indotto a portare le carte in Procura non molto tempo fa, apertamente sostenuto dal candidato del Pd Roberto Giachetti. Alla domanda se fossero cose che si potevano scoprire anche prima, risponde «certamente. Io non sono il genio della lampada, sono solo uno che lavora in modo onesto. Quindi ciò che sto facendo reputo sia la normalità, ma lo poteva fare chiunque basta avere un intelletto sano». Poi, a fronte di una certa vulgata che lo vorrebbe dipingere come un personaggio scomodo che va ad aprire dei cassetti più o meno segreti ribatte: «Questi saranno problemi degli altri, non certo miei. Io sono una persona intellettualmente corretta e così opero e continuerò a operare ovunque mi abbiano messo».

NESSUN PENTIMENO – In ogni caso ribadisce di essere un tecnico che ha partecipato a un concorso pubblico per andare a ricoprire quel posto, ma «non so se ho fatto bene, sinceramente. Pentito no, perchè mi sento di fare qualcosa per il mio paese. Lo rifarei però con delle garanzie in più forse, con un appoggio in più. Sì, perchè essere da soli non è bello. Ringrazio ovviamente il commissario Tronca», che lo ha nominato. A ben vedere quella di Rettighieri è una presa di distanza dalla politica che avrebbe devastato l’azienda di trasporto romana e che da Alemanno sino all’ultimo Marino ha battuto ogni record di nomine apicali. Ben otto fra amministratori delegati e direttori generali che hanno dovuto rispondere a quattro assessori che si sono susseguiti negli anni, dal giugno del 2008 al luglio del 2015, per non parlare dei consigli di amministrazione. Una governance frammentata e sorretta da numerosi piani industriali per di più inefficaci. Insomma una patata bollente che oggi piomba anche nelle mani dei sindacati chiamati siche lorto a render conto del progressivo degrado della più grande municipalizzata italiana di trasporto.
Giuliano Longo

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