Raggi e Giachetti su Sky: lo scontro tra promesse, scintille e appelli finali

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Raggi e Giachetti su Sky: lo scontro tra promesse, scintille e appelli finali

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“Occuparmi di Roma sarebbe il sogno più grande della mia vita”. Bobo Giachetti, candidato sindaco del Pd, alla fine mette in campo i sentimenti, getta il cuore oltre l’ostacolo e  come un pugile suonato ma coriaceo riesce a vincere ai punti il primo e unico faccia a faccia con Virginia Raggi, candidata sindaco di Roma per il MoVimento 5 Stelle in testa dopo il primo turno che invece, forse come scherno al rivale, usa l’auspicio renziano di voler “cambiare verso” all’amministrazione capitolina nell’appello finale del confronto televisivo trasmesso da Sky.
I due sfidanti per la poltrona più alta del Campidoglio appaiono tutto sommato d’accordo su più argomenti di quanto si potesse immaginare: dai rifiuti per i quali c’è un’Ama da valorizzare, rendendola padrona dell’intera filiera, dal cassonetto allo smaltimento, fino al debito da rinegoziare con la Cassa Depositi e Prestiti. Le tasse da abbassare “se si potrà, con gli interessi di 2-300 milioni l’anno risparmiati dalla rinegoziazione del debito” secondo Giachetti o “colpendo privilegi e intaccando quel miliardo e duecento milioni di sprechi certificati da Roma Capitale” secondo la candidata grillina.
LE BUCHE – Un punto qualificante su cui si diversificano e che, nell’urna, potrebbe dare i suoi riscontri è invece il tema delle buche.
Giachetti ripropone per i primi 100 giorni l’annunciato servizio d’emergenza “ZeroSei-ZeroBuche” che dopo la telefonata, “in quarantotto ore vedrà l’intervento degli operai” ma soprattutto sul lungo termine la programmazione di appalti triennali “non cento ma quattro” per incidere in maniera certa e chiara sul problema assai sentito nella capitale, sul quale, invece, la  candidata M5S specula un po’ toccando la carne viva e, dopo aver ovviamente rimestato sull’applicazione della “norma sugli appalti che fino ad oggi non è stata messa in pratica” auspica che “sugli oltre 8mila km di strade possono lavorare tantissime ditte. Evitare di dare gli appalti solo alle grandi ditte perché Roma ha un tessuto basato su piccole e medie imprese che devono ripartire”. Colpo assestato con arguzia. Entrambi poi, a domanda precisa con tanto di citazione del servizio Uber l’app per i taxisti liberi, invisa ovviamente a quelli ufficiali, badano bene a non mettersi contro la potente lobby dei tassinari che, ai tempi di Alemanno, si disse risultò addirittura decisiva.
Candidati che si dimostrano più bravi di quelli del passato. Conoscono le periferie e addirittura l’uno le problematiche del quartiere dell’altro.
Il ring, però, per il confronto tv è suggestivo e centralissimo: è quello di piazza del Campidoglio. Marc’Aurelio, l’unico a cavallo  almeno fino a domenica, vigila. Gli sfidanti per lo scranno più alto del Palazzo Senatorio, sede del municipio di Roma Capitale, continuano a darsele di buona lena.
C’è passione. Ci sono le claque dei candidati, previste dai ferrei regolamenti dei confronti tv all’americana. C’è anche una percepibile stanchezza alla fine di una corsa lunga.
Entrambi incassano colpi. Virginia Raggi morde, lasciando da parte il ruolo di esponente della “rivoluzione gentile”, neologismo politico dei 5 Stelle post Vaffa Day. Bobo è un buon incassatore ma sa reagire con stile, cogliendo sempre le corde giuste.
LE OLIMPIADI – E se ci si immedesima assai e presto nella giovane avvocatessa Raggi che dichiara 1000 euro al mese e riconosce il numero dell’autobus con cui andava in tribunale, Giachetti ha dalla sua le capacità di un politico di classe. Radicale prestato al Pd di Renzi che non si lascia prendere in castagna dalle prime frecciate al curaro sulle Olimpiadi, alle quali il candidato Pd è più che favorevole “per cui – attacca Virginia – Giachetti ha già detto di non aderire al referendum proposto dai Radicali, andando contro i suoi stessi vecchi compagni di partito, mentre io stessa se sarò sindaco proporrò un referendum consultivo sull’opportunità di candidarsi a fare le Olimpiadi a Roma. “Un sindaco – aggiungeva la Raggi –  non può far passare l’avvenire della città per un evento futuro e incerto. Un buon sindaco deve saper amministrare con ciò che ha in casa. Se continuiamo a dire che tutti gli interventi si faranno all’esito  della candidatura di Roma alle Olimpiadi, stiamo di fatto asserendo che qualora questa candidatura non passasse Roma sarà immobile e questo lo trovo agghiacciante”.
“Il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) dà 1 miliardo e 700 milioni di euro a chi organizza le Olimpiadi” controreplica Giachetti. “Quegli interventi non sono in contraddizione con ciò che a Roma già serve. Nel 2025 del resto ci sarà anche il Giubileo. Che facciamo cancelliamo pure quello?”
A proposito di Radicali peraltro presenti nella coalizione a sostegno del vicepresidente della Camera, lusingati dalla romantica proposta di intitolare una strada a Marco Pannella avanzata proprio ieri da Giachetti, c’è la Raggi che pannellianamente (stavolta lei) vorrà fare referendum pure sulle intitolazioni delle strade… Suscitando ironie sui social.
Così il confronto è proseguito con il candidato democratico impegnato in una gara complicata e bifronte nella quale, inevitabilmente, è stato costretto a rappresentare contemporaneamente il nuovo e il vecchio. Compito non facile ma anche gratificante per Giachetti dimostratosi più abile di quanto si possa immaginare a giocare anche di rimessa. Come i vecchi mediani di un tempo abile nel recuperare palloni e ripartire.
In campo per rappresentare il dopo Marino (che intelligentemente la competitor a 5 Stelle non nomina mai, gettando tutta la croce soltanto sul Pd) e al tempo stesso in difesa di ciò che di buono il Pd ha fatto, ad esempio con gli assessori alla scuola Doria, al  bilancio, Scozzese, tutti riconfermati insieme al magistrato Sabella, già assessore alla Legalità con Marino che nella nuova, eventuale, giunta Giachetti dovrebbe occuparsi di appalti, mentre alla sicurezza dovrebbe andare l’ex questore Tagliente.
Annuncio della squadra, prassi lanciata proprio dai grillini su cui invece la Raggi è scivolata: ”Farò i nomi della mia giunta tra giovedì e venerdì. Mi sono presa tutto il tempo possibile” e poi a suo dire gli astanti assessori vorrebbero evitare la gogna mediatica in anticipo che hanno visto essere stata riservata a lei.
IL FINALE – Scorrono verso la fine tematiche che in molti avrebbero ritenuto centrali, forse ancor più delle Olimpiadi, come la sicurezza per la quale Giachetti invita a “riaccendere la città, strade come via Roseto degli Abruzzi che per un anno intero è rimasta al buio” oltre alla richiesta al Governo di lasciare a Roma lo stesso numero di forze dell’ordine impegnate per il giubileo. La Raggi invece auspica una task force che comprenda, oltre alla Polizia Municipale, anche Ama, Acea, Servizi Sociali e Lavori Pubblici “per coprire il gap tra sicurezza reale e sicurezza percepita”.
A margine del confronto resta anche Mafia Capitale con lo spettro del boss Carminati che si palesa sui megaschermi di piazza del Campidoglio assieme all’invito del conduttore Sky ai due candidati a dire ciò che pensavano a Carminati. E se Giachetti se l’è cavata con un “Non ho nulla da dire a Carminati se non che, se sarò sindaco, certi fatti non avranno modo di ripetersi”, la Raggi è andata più convinta: ”Gli direi che sarò come Fucci (il sindaco di Pomezia ndr) che lui stesso definì incorruttibile. Perché i giochi sono finiti”. Domenica sera alle 23 il responso delle urne.
Daniele Priori

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