Rai, Uno Mattina Estate: la rivincita degli “scampoli”

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Rai, Uno Mattina Estate: la rivincita degli “scampoli”

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Siamo alla seconda settimana di Uno mattina estate ed è giunto il momento di tirare le prime somme. Cominciamo con gli elementi di novità. Pronto? Abbiamo detto novità! Come? Non ce n’è? Ma è estate, c’è un direttore giovane, fresco, certo, non si è fatto le ossa nella gloriosa Mtv, quella che adesso illumina come un faro le scelte dell’Amministratore delegato ma, cribbio, è estate e qualcosa di nuovo verrà messo sul piatto di quei poveri disgraziati che non hanno la possibilità di farsi una vacanza e scappare via dalla tv. E invece no! Nulla, niente, niet, nisba.
LE CONFERME – Stavolta Fabiano non ha avuto ripensamenti e ha confermato gli stessi autori dell’inverno: i polverosi Massimo Cinque e Paola Cattaruzza. Non si sa se siano nati prima loro o Uno Mattina, fatto sta che la loro immagine è indissolubilmente legata a questo programma. Un po’ meno Massimo Cinque che si concede qualche breve ma non brillante fuga d’amore verso l’intrattenimento con Massimo Ranieri e  un po’ di teatro ma le loro radici sono come quelle di una quercia, ben piantate nel terreno di Saxa Rubra. Nessun segnale di rinnovamento e una equa distribuzione tra sinistra e destra in una manichea divisione che non accontenta e non dispiace. Il problema di Uno Mattina in fondo è proprio questo: sempre uguale a se stesso, sempre senza una logica che gli dia una forma è lì che ci osserva e ci vede agonizzare proponendoci rubriche ai confini della realtà alternate a spazi dalla dubbia utilità. Poi però arriva il fattaccio, l’evento di cronaca, la guerra, il cataclisma ed avviene di nuovo il miracolo: l’ascolto si polarizza attorno a Rai Uno come fosse un focolare rassicurante o perché l’uso del telecomando ci ha dato un imprinting così forte che quando accendi il televisore pigi il tasto 1 mica gli altri e così vedi, ti informi e magari resti. Sempre meno (restano) e sempre più (vanno via) perché negli anni è arrivato il digitale terrestre con i suoi canali tematici, Sky, Mediaset premium (beh! Forse no, quello non l’ha mai veramente visto nessuno) come fossero orde di vandali che hanno depredato i verdi pascoli della tv trasformando il paesaggio in una fredda brughiera. Ma Cinque e la Cattaruzza sono ancora lì, come delle rocce, a difesa di non si sa cosa se non dello status quo, innanzitutto il loro. Le somme di queste due prime settimane sono qua: nulla è cambiato, sempre tutto uguale: l’algida Ceran che ti fa venir voglia di uscire anche in questo giugno piovoso e il bravo Zucchini riconfermati per automatismo, senza una reale scelta o volontà, forse non è partita nemmeno la classica telefonata.
LE REPLICHE – Una novità forse c’è, le repliche: la cronica mancanza di danaro nelle casse di Rai Uno (quello serve a pagare certi contratti piuttosto onerosi per una quotidiana) ha impedito la nascita di uno spin-off di Uno Mattina e ha creato una  escrescenza chiamata “seconda parte” condotta da Umberto Broccoli e Benedetta Rinaldi, utilizzare una brava conduttrice per degli scampoli dalla durata variabile. Venerdì scorso però gli scampoli hanno avuto la rivincita e la seconda parte ha battuto la prima, forse perché dopo due settimane di messa in onda il pubblico di Rai Uno (qualcuno li chiama “i sopravvissuti”) ha capito che non è proprio uguale al resto della mattinata, ha visto che c’è un filo, un racconto. Ci sono le canzoni, l’amarcord, il repertorio, certo, non è proprio il massimo dell’originalità ma sembra esserci una pallida eco di quel qualcosa che si chiamava “televisione”. Chissà se la coerenza e la forma seppur abbozzata siano merito, più che dell’impegno di qualcuno, dell’assenza di quel marchio di fabbrica impresso a fuoco nella pelle di Uno mattina da tanto, troppo tempo.
Bob

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