Cinema: “I, Daniel Blake”. Il film di Loach che commuove e indigna

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Cinema: “I, Daniel Blake”. Il film di Loach che commuove e indigna

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Commuove e indigna l’ultimo film di Ken Loach, “I, Daniel Blake”, premiato con la Palma d’Oro a Cannes e rappresentato in lingua originale nel corso della rassegna “Da Cannes a Roma” conclusasi domenica scorsa. Ancora una volta la cinepresa di Ken Loach scava nelle periferie inglesi, questa volta a Newcastle, dove disagio ed emarginazione imperano. Sequenze asciutte, ambienti poveri di mondi dove pure vivono amicizia e solidarietà, ma talvolta “arrangiarsi” è necessario per sopravvivere.

Questa volta il protagonista è un operaio di 59 anni colpito da infarto e in attesa della pensione di invalidità che gli spetterebbe di diritto, ma la valutazione della operatrice di una multinazionale privata, delegata alle verifiche, mette in dubbio l’assegnazione del magro assegno.

Daniel non avrebbe tutti i requisiti necessari e da questo momento resta senza sostegno e comincia la sua via crucis fra la burocrazia del Regno Unito, che per inefficienza ed insensibilità ben poco ha da invidiare a quella italiana.

Un meccanismo quasi kafkiano che rimanda il protagonista da un ufficio all’altro, da un colloquio all’altro, dove anche la comprensione o la pietà di una funzionaria naufragano contro le scogliere di regole tanto ferree quanto stupide.

La storia di Daniel si intreccia con quella della giovane madre di due figli costretta a sopravvivere fra gli stenti e addirittura la fame, sino ad una scelta di prostituzione temporanea. Realistico lo spaccato delle charities inglesi dove avviene la distribuzione cibo agli indigenti che ricorda le code alla Caritas. Daniel diventa così un nonno acquisito per i due bimbi della donna e forse supera la malinconia per la perdita recente della moglie.

Ma  gli affetti non bastano, occorre un atto di ribellione che Daniel esercita graffitando sul muro dell’istituto previdenziale la propria protesta e rivendicando i propri diritti. Una scena corale fra l’approvazione di quel popolo minuto che assiste alla scena, fatto di operai e giovani, ma che è una denuncia “forte” nei confronti dei conservatori al governo e del neoliberismo imperante che letteralmente “uccidono” i più deboli.

Daniel non ce la farà e morirà colto da un nuovo attacco di cuore. Ucciso dalla burocrazia. La sua storia si conclude con la scena del suo funerale da poveri, dove la giovane madre leggerà ai pochi amici presenti una lettera che non è un addio alla vita, ma la rivendicazione politica e sociale che suona così: Daniel Blake ha sempre lavorato onestamente, non ha mai chiesto niente a nessuno, non ha mai accattonato perché “IO (I) Daniel Blake sono in primo luogo un cittadino che rivendica i propri diritti”.

Il socialista Loach nel corso della premiazione del suo film aveva detto indignatevi e se potete commuovetevi perché quello che voglio è farvi piangere. C’è riuscito!
Lucignolo

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