Marchini: «Se Raggi vince la giunta non dura»

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Marchini: «Se Raggi vince la  giunta non dura»

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Alfio Marchini, il quarto classificato nella corsa al Campidoglio è sicuramente insoddisfatto del risultato ottenuto , nonostante l’alleanza con Berlusconi, è riuscito ad ottenere con una manciata di voti in più di quanti ne ottenne da solo nel 2013.

Così nel corso della sua conferenza stampa presso il comitato elettorale in via Salandra non si limita ad una analisi del voto ma si lascia andare a una profezia che probabilmente anche altri condividono: «Si rivoterà tra due anni perché ci sono cose che non funzionano a prescindere da chi vincerà, perché sono tutte realtà che hanno difficoltà a includere mentre oggi Roma ha bisogno di un progetto di inclusione». Discorso sibillino per certi versi che potrebbe valere in caso di vittoria grillina, ma forse meno per quella del Democrat Giachetti. L’opinione di Alfio deriva probabilmente dal fatto che nemmeno i 5stelle riusciranno a mettere in ordine i conti di Roma rischiando il default del Comune al quale c’era pure andato vicino Ignazio Marino. Alfio, che batte la politica romana da almeno 20 anni ha ragione da vendere quando afferma che «sono state elezioni di rottura come quelle del 1993: così come allora, dopo il 2016 nulla sarà come prima».

Infatti «l’esplosione dei Cinque Stelle, che è oggettiva, denota un consenso solido ed espansivo. Ha avuto una base solida in periferia dove c’è il disagio sociale e ha intercettato un disagio giovanile di cui tenere conto (e quindi) l’unico partito strutturato in grado di mantenere consenso è il Movimento Cinque Stelle». Per queste ragioni «quando mi sono accorto del posizionamento del consenso del M5S ho capito che gli spazi in cui incidere erano per noi molto ridotti rispetto a 3 anni fa.
Da qui la nostra scelta, che gli elettori non hanno compreso appieno e ha creato confusione, ma era importante mantenere un filo aperto con chi ha fatto politica per 25 anni e ha intuito che serviva un cambiamento e un respiro civico».
Con riferimento a Silvio Berlusconi, che Marchini aveva sentito in mattinata dopo il malore che ha colto l’ex Cavaliere.

Poi una sua considerazione di ordine generale: «La prima analisi da fare è che il voto a Roma a differenza di Milano è stato fortemente politico. La differenza evidente con Milano è che la Capitale ha avuto una valenza politica nazionale, tant’è che è stato difficile parlare di temi concreti della città». Una sorta di voto contro Renzi secondo la vulgata di Marchini. Per quanto riguarda il ballottaggio del 19 giugno ha posto quali condizioni alcuni punti del suo programma ma ha aggiunto che «non ci saranno accordi sottobanco».

Anche se, aggiungiamo noi, è ben difficile  che i candidati sconfitti riescano davvero a pilotare il proprio elettorato in direzione della Raggi o di Giachetti.

Giuliano Longo

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