«Con il Pd distanza sui programmi»

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«Con il Pd distanza sui programmi»

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Filiberto Zaratti, 60 anni, è stato consigliere regionale del Lazio per due legislature, ricoprendo dal 2006 al 2010 anche l’incarico di assessore all’ambiente. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato con Sinistra Ecologia e Libertà e da luglio 2014 è segretario di Sel alla Camera.
Elezioni comunali, referendum, e rapporti con il Pd gli argomenti che abbiamo affrontato nell’intervista che ci ha rilasciato.
Onorevole Zaratti, Sinistra Italiana è stata riammessa alla elezioni di Roma Capitale.
Abbiamo dimostrato la buona fede e la correttezza nella compilazione delle liste e il Consiglio di Stato ha reso merito al lavoro svolto. Gli ultimi sondaggi accreditano a Stefano Fassina candidato a sindaco, una percentuale superiore all’ 8%, anche se personalmente credo che sia una valore sottostimato.
Una percentuale che mette a rischio la possibilità del candidato Pd di arrivare al ballottaggio.
Ricordo a tutti che l’ex sindaco  Ignazio Marino è stato sfiduciato dal Pd. Noi, nonostante l’esclusione immeritata di Luigi Nieri (ndr: ex-vicesindaco) dal governo capitolino, abbiamo  sostenuto la giunta di centrosinistra con grande lealtà, ma nulla abbiamo potuto fare per evitare che si arrivasse allo scioglimento dell’Assemblea.
Ma in caso di ballottaggio Giachetti potrà contare sul vostro sostegno?
Non ritengo che la questione sia Giachetti sì o Giachetti no. Noi poniamo  questioni di carattere programmatico. In alcuni casi siamo in netta contrapposizione. Penso alle Olimpiadi o al nuovo stadio della Roma, alla privatizzazione dei servizi di trasporto pubblico che ci vedono nettamente contrari o alla questione dell’acqua che noi vogliano scorporare dall’Acea e renderla pubblica.  Le faccio un esempio, il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, stima che il costo delle Olimpiadi graverà per circa 14 miliardi di euro. Bene, noi vorremmo che quelle risorse fossero destinate alla riqualificazione delle periferie, da troppo tempo dimenticate e che rischiano di esplodere, così come è già successo e succede sempre più spesso nelle grandi Capitali europee.
Non pensa che così facendo potreste favorire la Raggi e il M5S ?
Oggi la vera alternativa è la sinistra.  Il Movimento Cinque Stelle ha già dimostrato ampiamente di non saper governare le Città. A Roma, come in altre realtà, vanno avanti a forza di slogan e di insulti. Non hanno un programma serio, ma solo idee confuse e approssimative.
Se il centrosinistra perde la Capitale, non ritiene che ci potrebbero essere ripercussioni anche sul governo regionale, dove governate con Nicola Zingaretti?
Sottolineo che il centrosinistra vince, e diventa forza di governo, solo quando è in coalizione con la sinistra. Al governo nazionale, a quello regionale e nei comuni. Alla Regione Lazio abbiamo vinto le elezioni con Nicola Zingaretti ed insieme governiamo da tre anni. Non credo che una eventuale debacle del Pd al comune di Roma possa compromettere i nostri rapporti.
Infine il referendum sulle riforme istituzionali
Il nostro no è  netto. Non si cambia la Carta Costituzionale a colpi di maggioranza. Renzi afferma che la riforma abolisce il Senato, ma non è vero.
Così come è stato con le Province, il Senato continuerà ad esistere. L’unica differenza che vedo è che non verrà più eletto dai cittadini ma verrà nominato dai Consigli regionali. C’è poi la questione della legge elettorale. Potenzialmente con il 25% dei voti si può arrivare ad avere il 55% dei seggi in Parlamento. E’ una legge che mira ad escludere le minoranze e a sopprimere il concetto di rappresentanza. Se dovesse passare il referendum ci troveremmo in pieno regime, senza nessun’altra possibilità di portare avanti le istante dei più deboli che oggi sono la maggioranza degli italiani.
Non ritiene che sia giunto il momento per la Sinistra di ripensare un modello di rappresentanza che recuperi le ragioni dell’unità e non della divisione?
E’ il nostro auspicio, ma di fronte a scelte autoritarie e demagogiche abbiamo il dovere di difendere un patrimonio di idee e di libertà. Non saremo mai al fianco di Verdini, di Alfano o di Casini. I nostri compagni di viaggio non sono loro.

Francesco Natile

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