Elezioni, se i candidati fossero testimonial pubblicitari

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Elezioni, se i candidati fossero testimonial pubblicitari

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Diciamoci la verità, questa campagna elettorale romana non è che ci appassioni gran che: spenta, approssimativa nei programmi declamati secondo lo schema esausto del “se eleggete me sistemo tutto” che non tiene conto della complessità di una Capitale in decadenza che meriterebbe ben altre ‘visioni’ del futuro. Ma tant’è, per chi andrà a votare tocca accontentassi. Ora, come pubblica l’ agenzia AdnKronos, è inevitabile che le campagne elettorali si giochino prevalentemente sulle comparaste televisive dei candidati, nonostante gli strateghi smanettoni del web intravedano in questa utenza una sorta di zombie, superati dalle loro ardite visioni telematiche, un po come i grillini eredi di Casaleggio (che comunque la Tv la frequentano con presenze pari solo a quelle di Salvini con felpa).

Chi invece è esperto in materia è Cesare Casiraghi, uno tra i più riconosciuti pubblicitari italiani, che per conto di quella agenzia di stampa ha visionato ore di filmati insieme agli esperti della “Casiraghi Greco&”, agenzia di pubblicità di cui è direttore creativo e fondatore. Oggetto della sua analisi: l’impatto televisivo e l’efficacia mediatica di Alfio Marchini, Roberto Giachetti e Virginia Raggi. Giorgia Meloni è esclusa e non se ne capisce la ragione. Quello che emerge è Alfio Marchini, il civico di centro destra, è probabilmente quello che buca di più lo schermo. «Si presenta molto bene – spiega Casiraghi-  è diretto nelle risposte alle domande che gli vengono poste e conciso nei concetti che esprime senza troppi bizantinismi». Inoltre più degli altri avrebbe «un naturale talento alla presenza in video, sia nella postura, che nella mimica facciale, spesso sorridente e forse più degli altri ha “le fisique du role”, ovvero è quello che a Roma definiscono un ‘belloccio’, qualità di significativo peso (si pensi a Rutelli) per noi esperti al momento della scelta di un ‘volto’. Lo vedrei bene come testimonial di un parfume pour homme.»

Niente a che vedere quindi con Denim il profumo «dell’uomo che non chiede mai» perché lui chiede voti, eccome! Peraltro un dopo barba un po’ plebeo che lui non userebbe mai. Roberto Giachetti è giudicato invece «un po’ troppo ‘trasandato’, nel look, frequentemente con la barba incolta e forse meno ‘belloccio’ di Marchini. Sicuramente distonico dall’immagine del suo capo partito e premier Matteo Renzi (che non esita invece a mostrare rotondità eccessive difficilmente comprimibili nel suo classico abbigliamento. ndr). Ciò non significa però che non possa essere efficace su uno specifico target di telespettatori.» Per cui il Casiraghi giunge all’ardita conclusione che lo vedrebbe «protagonista in uno spot di un fuoristrada» se no fosse che è un po troppo mingherlino per avere quell’aspetto ‘maschio’ che in genere contraddistingue gli uomini d’avventura che girano in Suv, esclusi gli eroi dell’Amaro Averna che sono sempre quasi sbronzi.

La Raggi, ah la Raggi, per il Casiraghi ricorda la Maria Elena Boschi dei primi tempi, ancora senza i problemi di Banca Etruria del babbo. «Una giovane, di ottimo aspetto, curata nel look, molto preparata, ma che spesso appare un po’ troppo ingessata e didascalica nell’eloquio. Direi per fare un esempio, sempre col massimo rispetto, una brava studentessa più concentrata nel fare colpo sul professore che sull’audience». Secondo il guru pubblicitario la Raggi con un po più di ironia  ironia o di spirito in più poterebbe rendersi «televisivamente più sexy e più efficace come testimonial» anche se ad oggi appare una «ottima testimonial per un prodotto medicale da banco». Figuratevi come sindaca di Roma… E Giorgia? Beh, noi non siamo Casiraghi, ma potremmo suggerirle  che affidarsi a photoshop per migliorare la sua immagine non è sempre una buona scelta, anche perché quando gira per Roma la vedono ‘nature’ magari deludendo i suoi fans. In TV non Giorgia ostenta quella sua l’inflessione romanesca che pure la fa tanto sexy fra quella destra romana fatta di inguaribili ‘maci’ un po omofobi, sempre pronti a scattare nel saluto romano mostrando tatuaggi che arrivano sino all’inguine. Ma forse considerando la sua maternità sarebbe una ottima ‘testimonial’ per i pannolini e tutta la gamma dei prodotti Chicco. Se perde alle comunali ha un futuro.
P.S. per Fassina è meglio lasciar perdere perché sembra appena uscito da un politbureau sovietico e al massimo potrebbe pubblicizzare i trattori di un Kolkoz.

Giuliano Longo

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